#Politiche2018 è tutta colpa del Sud?

Il voto del 4 marzo 2018, al di là delle dichiarazioni di forma e delle percezioni soggettive, ha sancito: da un lato la vittoria inequivocabile del M5S, che, nel Mezzogiorno d’Italia, ha letteralmente dominato, e della Lega, che è divenuta, a tutti gli effetti, il primo partito del centro destra; dall’altro lato il crollo del PD, soprattutto nelle Regioni Meridionali in cui ha ruolo di governo regionale, e l’inconsistenza assoluta di Liberi e Uguali.

Ad una settimana dall’esito del voto l’unico problema delle segreterie di partito è la composizione di un nuovo governo lasciando “campo libero” al fenomeno denigratorio che ormai assale la parte Meridionale dell’Italia.

Continua l’interpretazione “mediatica” di un voto meridionale conseguenza di una promessa assistenziale: uno su tutti il “reddito di cittadinanza”.

Un’interpretazione del tutto qualunquista che continua nella direzione di non voler ascoltare i territori e di aumentare la contrapposizione tra Sud e Nord.

Da cittadino meridionale, da professionista, da membro del Direttivo di Polis SA mi sento preoccupato. Mettiamo ordine!

Sono ormai 12 mesi che, con Polis SA, giriamo l’Italia centro meridionale per parlare e dibattere sul libro “Il centro si guarda meglio dalla periferia” (edito da Polis SA Edizioni). Un “viaggio”, finora, di 25 tappe nelle “periferie” di varie realtà centro meridionali. Da tutte le presentazioni, abbiamo raccolto un unico fattore comune: la percezione di distanza tra politica e territori, ma, soprattutto, il senso di abbandono istituzionale. In tante presentazioni dal dibattito, si definivano “pigri” i rappresentanti parlamentari, “presenti” unicamente nella fase della competizione elettorale.

Vivendo come associazione, da 4 anni ormai, il territorio, ci siamo accorti che era in atto un fermento silente che partiva dal basso. Si avvertiva forte, negli umori, la necessità di una scelta volta alla discontinuità, un vento di cambiamento, di rottura totale nei confronti di chi, in questi anni, non ha dato risposta ai territori. Un silenzio assordante che esprime un messaggio chiaro: chi non può programmare il domani è condannato a vivere da schiavo.

Il SUD chiede infrastrutture: -20 % di rete stradale; -25% di ospedali ed infrastrutture sanitarie; -30 % di rete ferroviaria; -60% di aeroporti. Matera, capitale della cultura 2019, è l’unica città d’Europa non servita da un treno e, nel 2018, per percorrere la distanza di 400 km, che separa Trapani da Catania, occorrono oltre 8 ore di treno.

Il SUD chiede lavoro non assistenzialismo e dati “rosei” d’incremento del numero di occupati. Forse sarebbe giusto anche dire quante sono state le “dimissioni” dei lavoratori per essere successivamente riassunti con il famoso “Bonus Sud”.

Il SUD chiede “speranza” per un futuro che non condanni i propri figli ad un emigrazione certa. Le famiglie meridionali “investono” gran parte dei propri risparmi nell’istruzione dei figli per poi vederli costretti a “fuggire” per avere un riconoscimento dignitoso ai propri sacrifici. E le famiglie? Cosa pensate facciano? Mettono in campo ulteriori risorse affinchè i figli non vadano via e, in estrema ratio, chiedono aiuto alla “politica” per vedersi girare le spalle ancora una volta.

Tutto questo è un grido inascoltato. Ecco cosa è successo il 4 marzo, si è innalzato fortissimo il grido del silenzio che chiama, chi ha l’onere della rappresentanza, a “tornare” nei territori e farsi “carico” dei disagi sociali e delle istanze di una parte del Paese che si sente sempre più abbandonata e senza speranza.

Prima di riproporre la domanda iniziale “è tutta colpa del Sud?” chiudiamo con le parole di Antonio Gramsci (1916):

Il Mezzogiorno non ha bisogno di leggi speciali e di trattamenti speciali. Ha bisogno di una politica generale, estera ed interna, che sia ispirata al rispetto dei bisogni generali del paese, e non di particolari tendenze politiche o regionali.


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