Politica. In Italia occorre un partito di sinistra?

La crisi economica 2007-2008 che ha investito prima l’America e poi l’Europa manifesta ancor oggi i suoi effetti negativi in alcuni Paesi fra cui l’Italia. I sintomi evidenti sono una scarsa crescita economica, una disoccupazione elevata e l’aumento delle disuguaglianze.

L’idea dominante, che la politica ha fatto propria, è stata che il mercato, con le sue presunte capacità taumaturgiche, insieme alle politiche di austerità dei governi avrebbero consentito il superamento della crisi.

Qualcuno ha parlato di “austerità espansionistica”, qualcun’altro degli effetti positivi della disuguaglianze (“effetto sgocciolamento”). Così non è stato e anche alcuni fautori del neoliberismo iniziano ad accorgersene.

Solo pochi dati (fonte Istat):

  • Il PIL pro-capite¸ valutato a prezzi costanti, del 2015 ammonta a 25.586 euro e risulta ancora inferiore a quello del 2008 (28.179;

  • nel 2016, sono state 1.619.000 le famiglie in condizione di povertà assoluta, in esse vivono 4.742.000 individui;

  • il tasso di disoccupazione giovanile, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è del 35,4% (giugno 2017), dal calcolo sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro (spesso perché impegnati negli studi).

Altri dati potrebbero essere aggiunti a conferma del perdurare della crisi. Negli ultimi tempi si sono registrati deboli segnali di ripresa enfatizzati dal Governo e dalla sua maggioranza. In realtà i risultati sono inferiori sia a quanto necessario sia ai corrispondenti miglioramenti dei nostri vicini europei.

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Tutto ciò ha aumentato le disuguaglianze, la povertà assoluta e relativa, il disagio sociale. Un malcontento diffuso offre ampi spazi al populismo ed ai partiti che lo cavalcano; bravi questi ultimi ad indicare i problemi mai le soluzioni. Il principio di uguaglianza è alla base della cultura e di ogni politica di sinistra. Cito solo Noberto Bobbio che nel suo noto saggio “Destra e sinistra” offre una esauriente spiegazione di quali debbano essere i valori distintivi della sinistra. Fra l’altro, a pagina 82, ne riporta una definizione di Peter Glotz: “Ho definito la sinistra come la forza che persegue la limitazione della logica di mercato o più prudentemente, la ricerca di una razionalità, compatibile con l’economia di mercato; la sensibilizzazione per la questione sociale, cioè il sostegno allo stato sociale e a certe istituzioni democratiche”. Nello stesso saggio l’Autore ricorda come il perseguimento del principio di uguaglianza sia un dovere espressamente previsto dall’articolo 3 della nostra Costituzione.

Invece la sinistra è parsa irretita da TINA: acronimo dello slogan “There is no alternative”, che sta ad indicare quella linea di pensiero che considera il neoliberismo come l’unica ideologia praticabile. Tuttavia, oggi, questo scenario appena abbozzato e questi valori solo ricordati sembrerebbero fornire alla sinistra un naturale terreno di impegno. Purtroppo, in Italia, non sembra ci sia un partito capace, nemmeno in una prospettiva di medio periodo, di cogliere la sfida. Sarebbe necessario, anche per bilanciare lo spostamento al centro dello schieramento politico del Partito Democratico a guida renziana, che alla sua sinistra vi sia una forza capace di contrastare le politiche su accennate e che ponesse al centro del suo impegno, come è naturale che faccia una forza di sinistra: l’eguaglianza, il lavoro in tutte le sue forme, i diritti civili e l’affermazione dello stato sociale.

A sinistra del PD la frammentazione è massima: Articolo 1 MDP, Possibile, Sinistra Italiana, Rifondazione comunista, Campo Progressista. Un gruppo di parlamentari, fuoriusciti dal PD, hanno costituito un movimento “Articolo 1 Movimento democratico e progressista” con l’intento dichiarato di costituire una forza unitaria di centrosinistra; un percorso che si è rivelato irto di ostacoli e resistenze non sempre palesi. I rapporti con Pisapia (Campo progressista), indicato come leader della possibile futura formazione, sono altalenanti come confermano anche le recenti vicende siciliane dove la credibilità del progetto unitario e la pretesa discontinuità hanno avuto un ulteriore duro colpo.

Vi è stato, a mio avviso, un peccato originale: l’ambizione di costituire una forza di centrosinistra poco considerando l’esperienza fallita del progetto PD che, nato di centro-sinistra si è spostato al centro e lo occupa stabilmente. Sarebbe più realistico tentare di costituire un partito di sinistra: una forza democratica, progressista che abbia l’autorevolezza e la capacità di stipulare un compromesso, oggi indispensabile, con il centro politico. In Italia, oggi, non si governa senza il centro, collocazione che, per decenni, è stata presidiata dalla Democrazia Cristiana; e che agli occhi di molti osservatori, è stato presa dal Partito Democratico di Renzi. Quindi il centro-sinistra potrebbe essere una coalizione, auspicabilmente di governo, che abbia, come componente autorevole, un nuovo partito di sinistra tutto da assemblare.

(161205) -- ROME, Dec. 5, 2016 (Xinhua) -- Italian Prime Minister Matteo Renzi speaks during a press conference in Rome Dec. 5, 2016. Matteo Renzi on early Monday announced resignation, as exit polls showed the Sunday referendum opposed constitutional reforms. (Xinhua/Jin Yu) (hy)

Obiettivo: un governo che affronti i nodi strutturali della crisi, che porti l’Italia fuori dalle secche su cui è arenata da troppo tempo, convinti che senza equità sociale non c’è progresso. Puntare ad un radicale mutamento della politica economica in senso keynesiano abbandonando la “politica dei bonus” per investire in infrastrutture (dissesto idrogeologico, reti idriche, ferroviarie, …), nell’istruzione e nella ricerca. I tempi sono maturi e le necessità impellenti; la sinistra può riprendersi lo spazio che le è proprio che, in assenza di iniziative, sarà ancor più preda dei vari populismi pronti, con improbabili e semplicistiche ricette, ha cavalcare un reale malcontento.

Quindi in Italia occorre un partito di sinistra? Penso di si, ma chissà perché, mi viene in mente il grido di Nanni Moretti: “Con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai” (Piazza Navona in Roma, febbraio 2002).


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