di Davide Speranza

Polis Edizioni diventa fucina per giovani imprenditori del Sud. Fondata da Polis SA, è stata rilevata dall’associazione IGO (Istituto Galante Oliva), grazie a quattro ragazzi, il cui percorso di attivisti si incardina proprio nell’orizzonte progettuale di Polis: Galante Teo Oliva, Marco Oliva, Cristina Franco e Francesca Franco. Un passaggio coraggioso, che dimostra quanto al Sud sia possibile fare impresa culturale, a partire da un piccolo centro a cavallo tra la provincia salernitana e napoletana, come Nocera Superiore. Settembre si profila già pieno di impegni e presentazioni dei volumi della rinnovata casa editrice. Gli appuntamenti: “C’era una volta…. La festa” di Patrizia Sereno, nella Confraternita “SS. Vergine Addolorata” a Pagani, sabato 16 settembre ore 19.30; “Il centro si guarda meglio dalla periferia”, a Sarno nell’Istituto Tito Lucrezio Caro, 22 settembre ore 11; “Il centro si guarda meglio dalla periferia”, a Buonabitacolo, il 23 settembre. Abbiamo intervistato Galante Teo Oliva, direttore editoriale di Polis Sa Edizioni e storico.

Come nasce l’idea di rilevare Polis Edizioni?

Non c’è stato un momento preciso a dir la verità. L’idea di rilevare Polis Sa Edizioni è nata a seguito di un percorso che si reggeva su base volontaria e che dopo una crescita inaspettata non poteva reggersi più in quel modo. Polis Sviluppo e Azione cercava qualcuno che la rilevasse con caratteristiche particolari: dare continuità alla “visione” per cui era nata, che fossero giovani che avessero voglia di cimentarsi in un’avventura culturale e che fossero di provenienza del territorio di nascita dell’idea Polis SA. Noi veniamo da lì e ci è sembrato naturale fare questa scommessa. E’ così che dal primo settembre nasce la nuova gestione.

La nuova casa editrice ha un cuore imprenditoriale ed organizzativo fatto di giovani. Cosa vi ha spinto ad intraprendere il progetto editoriale? Quanto è importante al Sud l’intraprendenza dei giovani?

La nuova casa editrice ha il suo zoccolo duro in 4 giovani: Galante Teo Oliva, Marco Oliva, Cristina Franco e Francesca Franco. Il motore che ci ha spinto, determinando la scelta, è stata la voglia di fare qualcosa partendo dal territorio, il nostro. Provando a mettere a disposizione le nostre capacità per non “fuggire”.  L’intraprendenza dei giovani è fondamentale, soprattutto nel nostro Sud, anche se molto spesso è una nostra pecca. Tanti giovani sono costretti ad andare via, noi vogliamo dare prova che è possibile, anche con mille difficoltà, investire nel sud. Farlo nella cultura poi è tante volte più difficile.

Pensiamo che la cultura possa essere traino delle nostre terre e di quelle che in tutta Italia gli somigliano, siamo giovani e visionari e soprattutto faremo il possibile per non  lasciare il nostro territorio.

Quali progetti metterete in campo?

Al momento i progetti in campo sono tanti, adesso tocca a noi renderli concreti. Abbiamo avviato proprio nei giorni scorsi una collaborazione con la Scuola Fresa Pascoli di Nocera Superiore, altre ne avvieremo in altre parti d’Italia così come è stato prima dell’estate.  Siamo rientrati all’interno di un bando dell’Università degli Studi di Salerno, Open borders. Inoltre stiamo provando a creare una vera e propria rete indipendente nazionale della nostra casa editrice, location particolari in cui i nostri libri si possano leggere, parteciperemo a Settembre libri a Sarno e ad alcune fiere mirate (a fine settembre a RdL a Napoli) e poi ci saranno tante nuove pubblicazioni nei prossimi mesi, insomma avremo molto da fare. Abbiamo tanti altri progetti in cantiere, che sveleremo man mano.

Al momento stiamo privilegiando la collana di saggi denominata “Sguardi”. Il primo volume, Il centro si guarda meglio dalla periferia” sta avendo un enorme successo in tutta Italia, tanto è che le presentazioni prenotate sono per adesso fino a fine anno. Anche il prossimo, che avrà al centro il tema della conoscenza, siamo sicuri avrà stessa sorte. Intanto vi anticipo che il volume che inaugurerà il nuovo anno, il terzo della collana, riguarderà il Sud. Le tematiche sono quelle più varie, per il momento prediligiamo le tematiche di denuncia, quelle che parlano dei territori, dei luoghi, delle identità, provando a dare voce a chi purtroppo non ne ha. Devono emergere i talenti, questa è una delle nostre missioni.

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La casa base è l’Agro nocerino. Un punto a favore o un ostacolo?

Dipende dove punti lo sguardo, il nostro territorio è particolare da molti punti di vista e mi sembra inutile spiegarne il perché. Non è facile emergere, soprattutto se investi in quella che possiamo considerare una vera e propria “impresa culturale”, se aggiungi che essa è composta da giovani e che tiene i piedi in questo territorio allora lo consideri un ostacolo. I nostri punti a favore sono gli stessi di prima: pensiamo che la cultura possa essere traino delle nostre terre e di quelle che in tutta Italia gli somigliano, siamo giovani e visionari e soprattutto faremo il possibile per non  lasciare il nostro territorio. Questa la nostra mission.

Avete punti di riferimento nel campo della storia editoriale italiana?

A dir la verità non ci abbiamo mai riflettuto, faremo una ricognizione anche su questo. Per adesso vogliamo concentrarci sui nostri progetti, cercando di essere originali. La scommessa è partita e adesso viene il bello.


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