di Raffaella Grimaldi

Ambientazione gotica, un castello al centro del paese, luci soffuse e…ciak! Si gira! Potrebbe sembrare un film dell’horror, di quelli in cui il nemico in questione è sempre lì in agguato, e invece si tratta di un’allegra serata in compagnia dei Casa Surace.

Né youtubers né videomakers, come non amano definirsi, i Casa Surace sono un gruppo di giovani ragazzi talentuosi che, dopo una lunga convivenza, hanno iniziato a postare su youtube e social i loro sketch. Da coinquilini e amici, a fondatori di una casa di produzione il passo è breve, e attualmente sono in giro per l’Italia per salutare i proprio fan.

Se non youtubers, né videomakers come potremmo definirvi?

Un gruppo di amici, innanzitutto

…e poi?

“I parenti del web”

Dopo 150 video e più di 260 milioni di visualizzazioni su Facebook e YouTube perché non girare un film?

Le idee ci sono, ma per il momento nulla in cantiere.

Il pubblico adora i vostri video, specialmente “Hit dell’estate” e “Le domande dei Terroni a quelli delle Nord”, voi quali preferite?

Le favole Disney e Hit dell’estate.

Non siete gli unici “parenti del web” celebri in rete, come gestire la concorrenza e rinnovare le idee?

È semplice guardare il lavoro degli altri, con internet basta postare qualcosa e subito lo vedono tutti, ma le nostre idee nascono spontanee, stando un insieme, un occhio interno ed uno esterno.

Progetti e prospettive future?

Aprire un ristorante a Milano (dice Pasquale Colucci, più conosciuto come Paky, mentre Andrea di Maria sogna di realizzare una piccola cinecittà a Sala Consilina).

Un desiderio comune?

Continuare a lavorare insieme con lo stesso entusiasmo di adesso.

L’intervista si conclude e il tempo stringe. I ragazzi devono andare a salutare ancora una volta i propri fan. Tempo per altre domande non c’è. Così ascoltiamo il parere della gente:

Ci siamo sentiti a casa con I Surace perché parlano ridono e scherzano come noi, ci siamo sentiti a casa perché oltre essere bravi registi, produttori e attori, sono anche affabili e gentili, e quando sentono dirsi da un bimbo dieci anni “Vi vorrei ad Hollywood” arrossiscono e si emozionano ancora. Ci siamo sentiti a casa perché pur avendo trent’anni e già ragazzi di successo hanno ancora grandi sogni.”


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments