“Periferia” e “Conoscere”: face to face al Caffè letterario “Vieniviaconme”

Vieniviaconme per guardare meglio il Centro dalla Periferia.

Nella suggestiva cornice della bella Avezzano(AQ), venerdì 19 gennaio 2018, il caffè letterario “Vieniviaconme” ha ospitato la presentazione delle antologie di saggi “Il Centro si guarda meglio dalla Periferia”, ormai alla sua 25° presentazione e Conoscere… percorsi di libertà” , edite da PolisSA Edizioni. Modera l’incontro Eleonora Marchini, coautore di “Conoscere”, partecipano all’evento, Mimmo Oliva, Portavoce Nazionale di PolisSA e curatore di “Periferia”, Marco Caruso, responsabile PolisSA Lazio e l’Ing. Francesco Saverio Minardi, coautore di “Periferia” .

Entrambe le antologie edite dalla giovane casa editrice campana, si presentano in una veste molto fruibile ed immediata; spogliandosi di ogni retorica obsoleta, spingono il lettore ad interrogarsi rispetto a temi attuali, approcciandoli da una prospettiva differente, intimamente tradotta attraverso la competenza settoriale ed esperienziale degli autori.

Da quanto emerso nei numerosi incontri di presentazione al pubblico, questo “viaggio”, sulla scia del pensiero divergente, offre, forse per la prima volta, un terreno di confronto condiviso, al di là delle differenze apparenti tra le diverse “periferie” geografiche e sociali, che va a toccare.

Apre la serata la consueta domanda di Mimmo Oliva, agli ospiti: «Avezzano si sente “periferia” o “centro”?»… la risposta: «..nè l’una, né l’altro!!!», rivela tutto l’orgoglio e la composta rivendicazione di appartenenza ad un territorio vituperato da anni di “sfruttamento politico- economico”, come Eleonora Marchini, e molti degli avezzani presenti, dipingono con l’occhio clinico e critico di chi è stanco di assistere al progressivo e instancabile processo di “impoverimento socio-economico” di una realtà territoriale che in sé conserva tesori e peculiarità che, se valorizzati, potrebbero tradursi in sostanziale ripartenza per tutti. La platea, interessata e attenta, offre un quadro molto crudo di quelli che potrebbero essere i punti di forza di Avezzano: dal patrimonio archeologico, poco valorizzato e a volte lasciato nel dimenticatoio della “non conoscenza”, alla scarsa volontà delle stesse amministrazioni a supportare quanti si impegnano affinchè quelle potenzialità possano emergere e divenire, a tutti gli effetti, la spinta propulsiva per una terra che da sola si sta rialzando, dopo i danni del terremoto del 2009. La stessa medesima realtà di “periferia esistenziale e sociale”, traspare dalle “emergenzialità” della prima “periferia” capitolina, descritta da Marco Caruso, che ci offre uno squarcio di disservizio e mala gestione molto simile ai contorni delineati per il territorio avezzanese e che, dopo venticinque tappe in giro per l’Italia, sono ormai divenuti il “tratto” distintivo delle “periferie” tutte, che questo tour ha toccato. Marco Caruso ci parla di “integrazione” socio-culturale lasciata al caso, non gestita e poco attenzionata, che rende la “prima porta” romana teatro e bacino del degrado e della condotta delinquenziale.

Francesco Minardi, offre un excursus storico-politico, di quella che è stata la volontà politico-istituzionale che, dalla Parigi di fine ‘800, ha condotto, in un inesorabile percorso in discesa, alla denaturazione dei “centri” cittadini, sino a renderli, ad oggi, dei “centri commerciali” atti solo a fungere da attrattiva turistica, ed intenzionalmente, seguendo i dettami di una logica puramente economico-speculativa, privati del capitale umano intrinseco e relegati essi stessi ad essere “periferie” di realtà più “centrali”, ancora non ben definite. In tale ottica, ogni luogo, sia esso geografico od esistenziale, assume la “connaturazione” di “periferia”. Di qui, nella nuova era della “rivoluzione globale”, assume importanza fondamentale una progettualità coerente, innovativa, che sappia rispondere all’effettivo bisogno di “reinventarsi”e che tenda ad una ripartenza efficace, per tutte le nostre “periferie”. Solo “osandosi” nella conoscenza delle peculiarità territoriali, e di esse riscoprendo il valore in divenire, inserendola in una produttività che crei economia circolare e sviluppo della “famiglia sociale”, si potrà maturare la “resilienza” che necessita agli attuali “luoghi del non essere”, per reinventarsi e ripartire, efficacemente, in termini produttivi, economici e socio-umani.

“Periferia” e “Conoscere”, spingono il lettore ad “osare” ed “osarsi” oltre lo stereotipo, oltre quanto sembra scritto in rigidi canoni precostituiti… si traducono in “volontà” e “risveglio” al pensiero critico… unica risorsa per riuscire a scuotere le “coscienze” e cavalcare la globalizzazione, invece che subirla.


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