Pasquale Di Domenico ci indica “La Strada”

Segnali per saper scegliere, saper accettare, saper esser felici

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Un'immagine della presentazione tenutasi a Cava de'Tirreni

 

di Adolfo Adinolfi

Cava de’ Tirreni – I tempi di oggi mostrano tante strade che, tra vicoli ciechi e curve lunghe chilometri interminabili, portano a nuove strade, spesso, senza punti di riferimento e, per altri più fortunati, ad un’ambita retta via con poche e semplici deviazioni; per percorrere queste strade sarebbe rassicurante avere un buon maestro che indichi non la più semplice, bensì come attraversare anche la più controversa. Ieri sera a Cava de’ Tirreni, con la presentazione del libro “La Strada, possiamo dire di aver riscontrato questa figura nel suo autore, Pasquale Di Domenico, che accompagnato da personaggi illustri come il professor

Franco Bruno Vitolo, ha deliziato e commosso il pubblico al comune della cittadina img-20160928-wa0010metelliana con aforismi tratti dal libro stesso e considerazioni “romanticamente didattiche”, per una serata all’insegna della riscoperta di valori quali l’amicizia, l’amore e la volontà di essere.

Di Domenico nasce a Cava de’ Tirreni nel 1950 e, con non poche difficoltà e una famiglia numerosa, riesce ad emergere dalle origini contadine, che si dimostreranno fondamentali per la sua formazione professionale nonché biografica, sino a divenire insegnante apprezzato dagli allievi e scrittore. Attraverso il ricordo della sua vita, pone nei suoi romanzi personaggi consapevoli delle difficoltà che la vita ama parare dinanzi “la nostra strada”, ma fermi nel desiderio di raggiungere i propri obiettivi e fiduciosi che, nonostante tutto, non può di certo essere tutto qui!

Il suo ultimo lavoro, appunto “La Strada”, dimostra come questa, lastricata e difficile da percorrere, venga da molto lontano, probabilmente nasce da quando eravamo in fasce, ma di certo desidera arrivare allo stesso modo verso orizzonti distanti, come un albero che da ghianda o noce o altro frutto, attraverso le proprie radici, si innalza fino ai maestosi rami che arrancano al cielo.

La copertina ci presenta un’antica strada lastricata, la Via Appia. Non a caso la scelta dell’immagine ne rimembra l’antico Appio Claudio Cieco, al quale questa fu dedicata.

“Ognuno è artefice del proprio destino”, così diceva Appio Claudio, sottolineando che la strada da percorrere di certo non può esser semplice, ma appunto lastricata di difficoltà che solo con le proprie gambe e con sudore sarà percorribile.

A differenza dei precedenti romanzi, Di Domenico proietta verso l’esterno – le nuove generazioni – ciò che c’è da comprendere. Non è più quindi una contemplazione di se stesso ma un tentativo di donare un patrimonio culturale a nuovi individui che difficilmente riescono ormai ad avere un dialogo con i loro precedenti.

L’incarnazione letteraria è nei due giovani personaggi di Jimmy e Tommy, posti sulla piazza che conduce alla via maestra, dispensatrice di altre strade da percorrere, ma che con tante difficoltà ci si presenta dopo un lungo cammino fatto di esperienze di vita.

I due ragazzi rappresentano i netti estremi della società odierna, sempre più suddivisa tra chi può, a volte senza meritarlo, e chi non può, ma con potenzialità per meritare di più: Jimmy, ragazzo guidato dalla mano di un padre capitalista e potente che, nonostante rapporti familiari felici, cede al figlio la propria visione della vita e di chi merita. Tommy, semplice valore autobiografico di Di Domenico che guadagna il futuro senza conoscerlo, ma con sudore.

Da questo la separazione, indicata con l’immagine di un cartello, tra dovere e piacere. Di Domenico, alla richiesta di una spiegazione di questa netta separazione, ha così risposto:

<<Quel che bisogna imparare è percorrere i valori della vita e non solo apprezzarli. Il rapporto coniugale ne è esempio. Questo dovrebbe esser basato sulla fedeltà ma non perché un obbligo, bensì perché l’amore di cui abbiamo bisogno è totalizzato verso la persona che abbiamo accanto; il dovere della fedeltà non sarebbe più così distante dal piacere di amare solo lei, non credi? Per altri ambiti, nella vita, troppo spesso c’è una separazione tra questi. Sarebbe bello che il piacere sia una conseguenza del dovere, ma purtroppo difficilmente è così>>.

È con questa asserzione alle nostre domande che l’autore svela il fine ultimo del suo lavoro; la visione del mondo illuminata da un sentimento come l’amore, senza il quale nulla avrebbe la stessa bellezza o totalità. Allo stesso tempo imparare a vincere la sconfitta, passare dal pensiero all’azione, rispettare le leggi, quando queste però rispettano la dignità, i diritti e la garanzia di vivere in un mondo che sa concedere ciò che ci è dovuto, sono le direttive per raggiungere quella che è la triade della vita:

Abbi la forza di accettare le cose che non si possono cambiare, sii ancora più forte per cambiare le cose che si possono cambiare. Appreso ciò, godi dei tuoi successi.”

Di Domenico saluta il pubblico con un breve ma ben intenso augurio:

<<Prima o poi tutti troviamo la strada giusta, basta saper rimanere in quella maestra fino a scorgerla, allora potrete finalmente festeggiare; “Nunc est bibendum!”.>>


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