Parte da Parigi una nuova insanguinata rivoluzione?

Sulle questioni sociali e politiche del mondo islamico abbiamo in passato solo curiosato, partorendo opinioni talvolta un po’ svagate e magari commentate attraverso il filtro del nostro apparente benessere e, in ogni caso, sempre con un approccio alquanto comodo perché tutto accadeva al di là del Mediterraneo. È il peccato originale che il terribile attacco del 11 settembre, sebbene ci avesse colpito in pieno salotto di casa, non ha purgato. Ci si aspettava forse una maggiore e più corretta attenzione al fenomeno Jiadista ma, oltre al profondo sdegno, col tempo nulla si è fatto e tutto è svanito nel consueto oblio.

Le note interferenze sulla politica degli stati del Nord Africa e del Medio Oriente sono tornate subdolamente ad essere mosse da spiriti posticci, continuando a mascherare i soliti motori d’interesse economico e finanziario.  E questo è lo stato dell’arte.

Dal basso del nostro livello comune – fuori dalle manovre e dagli interessi speculativi – si continua ad inseguire un’idea d’integrazione irragionevole e sbagliata che, invece di sublimare le naturali diversità culturali e di tradizione, cerca di limarle, mutarle o addirittura sopprimerle. È facile che il dissenso islamico, con il rischio di perdere terreno su quanto consolidato in un paio di millenni, scelga la strada della guerra santa, unico, vero e  pericoloso doping per le classi più povere e fondamentaliste mussulmane, perché si sa: Allah è grande.

I due attacchi a Parigi ne sono la tragica conseguenza e la tragedia immane e barbara è passata dal salotto di casa in cucina, vale a dire nel punto nevralgico della vita quotidiana. Chiudere le porta di casa non serve: sono già dentro.

Le domande – retoriche –  sono sempre le stesse: Chi arma l’ISIS se non la mancanza di scrupoli dei mercanti d’armi occidentali? Chi ha interesse al controllo del prezioso oro nero e cura che non manchi ai consumi planetari, se non le major finanziarie internazionali?

Risposte insite nelle domande, azioni suggerite dalle risposte. Materiale prezioso per il G20 che parte oggi ad Antalya, in Turchia.

Piangiamo i morti, tutti i morti, di un parte e dell’altra. Facciamolo ma correggiamo in fretta il tiro perché non c’è più tempo.


N.B.: quanto espresso è il frutto della mia personale opinione


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