La stepchild adoption, letteralmente “adozione del figliastro”, è prevista in Italia dal 1983 per le coppie eterosessuali, e dal 2007 per le conviventi. L’adozione in casi particolari prevede che il figlio di uno dei due genitori biologici possa essere adottato dal partner di quest’ultimo, arrivando alla formazione della nuova “famiglia ricostituita”.

Cosa-sono-le-unioni-civiliNell’ambito del “Diritto del minore ad avere una famiglia” rientrava anche il DDL Cirinnà che, oltre alla legiferazione in merito alle unioni civili per gli omosessuali, prevedeva – tra i tanti emendamenti – la stepchild adoption anche per le coppie omogenitoriali. Prevedeva, perché come è ben noto ai più il Senato ha approvato il decreto legislativo strappandolo al centro, eliminando dal testo ogni riferimento al tema dell’adozione del configlio. Un atto dovuto per raggiungere la maggioranza,  che ha visto il PD schierarsi e stringere un accordo con l’NCD del Ministro Angelino Alfano.

Una discussione, quella sulle adozioni, che avrebbe meritato uno spazio maggiore, dato che le famiglie omogenitoriali  in Italia sono già una realtà.

L’emendamento in materia di adozioni del DDL Cinirrà aveva  lo scopo di normalizzare le famiglie di fatto, ovvero quelle coppie omosessuali italiane che hanno adottato o usufruito di altre tecniche di procreazione assistita all’estero e vivono in Italia. Attualmente i figli di famiglie omogenitoriali vivono in bilico su un filo alto nel cielo: poiché fino a quando il genitore biologico resterà in vita, al bambino saranno garantiti i suoi diritti. Contrariamente, alla morte del genitore, l’altro componente della famiglia sarà considerato, secondo la legge attuale, semplicemente un estraneo. Per non parlare di tutte le altre difficoltà che le coppie omogenitoriali sono costrette ad affrontare ogni giorno, unicamente poiché considerate genitori di serie B.

Nichi-Vendola-ed-Ed-Testa-insieme-per-il-Roma-Pride-2014La discussione in materia si è ingigantita ulteriormente quando, pochi giorni dopo il voto in Senato, sui giornali è stata pubblicata la notizia della nascita del figlio di Nichi Vendola (capogruppo di SEL) e del suo compagno Eddy Testa, nato in Canada, grazie ad una maternità surrogata.  Immediatamente il web si è scatenato, avvalendosi del diritto di dire la propria in merito a qualsivoglia tema. Le polemiche e le opinioni sono tra le più disparate, alcune assurde, altre divertenti, molte soprattutto offensive. Vendola è un personaggio pubblico ed è prevedibile che tutti abbiano voluto esprimere la loro idea – essendo, quello della paternità, un tema centrale di questi mesi – dimenticando uno degli aspetti fondamentali del nostro “essere pensanti”: il rispetto. E nel caso specifico, il rispetto per le “nuove” famiglie.

I nuclei omogenitoriali sono una realtà non così propriamente innovativa per il nostro paese. Non ultimo, nel 2014, la decisione del Tribunale di Roma di riconoscere ad una donna l’adozione del figlio naturale della sua partner, “nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore sociale, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo“.

Sarà forse solo una questione di tempo, ulteriore nel caso italiano. La selezione che vede le coppie gay con figli essere catalogata tra le famiglie di serie B troverà una nuova collocazione tra la lega di serie A, dove A sta semplicemente per “Amore”.


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