Gli occhi sono lo specchio del mondo interno e imparare a vedere oltre le maschere, scorgere oltre le apparenze ripaga sempre

Oggi è entrata in palestra*, una paziente. Appena l’ho vista le ho fatto un sorriso, come faccio con i miei pazienti per metterli a loro agio, soprattutto quelli che sembrano più impacciati, spaventati, preoccupati oppure quelli che entrano in palestra per la prima volta. A volte il sorriso apre dei varchi, delle scorciatoie, dei ponti tra me e loro; altre volte sento che serve ad acquietare almeno un po’ la loro ansia in agguato e a distogliere le loro preoccupazioni. Molto spesso capisco che il compito più urgente, più imminente è quello di tranquillizzare il paziente che si mostra particolarmente agitato. Se il paziente non si sente a suo agio, non si ottiene niente.

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Molti pazienti sembrano arrivare già istruiti su ciò che li aspetta, avendo ascoltato la descrizione della famosa terapia dai compagni di camera o dal parente di questo o di quel paziente. Ma le descrizioni tirate fuori con mille domande sono le più disparate molte volte accompagnate da dettagli e sensazioni filtrate dalle altre personali percezioni. Così se un paziente ha avuto un pò di dolore durante il trattamento, nel raccontarlo, lo impacchetta e lo passa a chi lo ascolta, non sapendo che così facendo, crea un’immagine poco utile per chi dovrà affrontare un’esperienza che è sempre tanto nuova quanto personale e unica.

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Lei si stende sul lettino e mi guarda sottecchi come per capire le mie intenzioni e scongiurare il pericolo quotidiano: la paura del dolore che molte volte nella mente è amplificata da un’idea. Quando questo accade comincio con un rilassamento. Ho scelto Bedtime Lullaby – Baby Sleep, una delle tante musiche che porto con me e che utilizzo nella fase di rilassamento quando concludo le sessioni di Yoga della Risata. Con i bambini è potente e dopo 10-15 minuti di rilassamento sembra si sveglino da una lunga e riposante notte di sonno e mi raccontano le immagini e le fantasie più sorprendenti e impensabili.

Così dopo un paio di minuti e con la musica in sottofondo guido Lucia e le suggerisco di portare l’attenzione al suo respiro poi lentamente la guido in un rilassamento corporeo e mentale. La cosa inaspettata è che alcune colleghe che lavorano con me nella stessa palestra cominciano a sbadigliare ed altre pazienti cominciano a rallentarsi nei movimenti. Qualcuna di loro, meravigliata e allo stesso tempo affascinata, riferisce di sentirsi in un’altra dimensione in un corpo disteso, calmo e sereno.

 

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Penso alla potenza della musica sul corpo e a quanto sia capace di farci sentire immediatamente bene. Lucia ha completato la sua respirazione e il rilassamento ha avuto la sua silenziosa riuscita.

Dopo, ha aperto gli occhi e mi ha sorriso; adesso ha i lineamenti del volto più distesi e lo sguardo limpido. È loquace e ha già fatto una serie di sospiri e qualche sbadiglio, segno chiaro di una condizione distesa e rilassata, condizione che adesso rende la nostra alleanza energica e persuasiva. Ora Lucia è pronta per cominciare i suoi esercizi e per sopportare meglio il dolore. La scalata lascia intravedere anche la cima e la conquista di una nuova fiducia dà una sferzata alla sua forza e vitalità.

Lucia è tornata in camera. Ci siamo date appuntamento a domani alla stessa ora. Sono felice per lei, per la nuova luce che le illumina il suo volto. Il mio pomeriggio di lavoro è finito ma mentre scendo giù a cambiarmi la rivedo mentre spinge con vivace vitalità una signora ancor più anziana sulla sua sedia a rotelle. Mi saluta e mi sorride. Ora dentro il suo sguardo intravedo la sua nuova determinazione.

*Il luogo a cui si fa riferimento è la Palestra della Casa di Cura e Riabilitazione, una clinica presso cui lavoro. La palestra è il luogo dove si svolgono le terapie.


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