‘Oggetti scomparsi, criniere di cavalli intrecciate e tesori nascosti. La leggenda del Lauro, folletto dispettoso’.

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di Giovanna Ciraci

È ormai notte e, come di consueto, in una delle tante case sparse tra le campagne del Salento un uomo si appresta a dormire per riposarsi dalle fatiche quotidiane. Molto stanco per il lavoro, non vede l’ora di raggiungere il letto ed abbandonarsi tra le braccia di Morfeo. C’è silenzio e tutto sembra lasciar presagire una notte tranquilla. Ma ad un tratto, nel pieno del sonno, l’uomo avverte un forte senso di soffocamento e sente il corpo completamente immobile, come paralizzato da un peso enorme che non gli permette di compiere il minimo movimento. Una sensazione che dura qualche minuto. Poi, finalmente, il malcapitato riesce a liberarsi e, nell’oscurità, intravede una piccola figura sgattaiolare via dalla stanza. Torna a dormire, pensando di avere avuto un’allucinazione conseguenza della stanchezza.

Qualche tempo dopo, una mattina come tante, un fattore va a controllare i suoi cavalli. Entra nella stalla e non può far a meno di rimanere a bocca aperta vedendo le criniere dei suoi animali intrecciate, come fossero capelli di donna. Ancora incredulo, prova a districarli, ma i crini sono così ben incrociati che è difficile scioglierli. Intanto, in diverse abitazioni gli oggetti stranamente spariscono, al mattino coperchi di pentole vengono ritrovati rotti, mentre, durante la notte, si odono rumori che disturbano il sonno del poveretto di turno, vittima di qualche misteriosa presenza che si diverte a importunare chiunque gli capiti a tiro per poi scomparire al sorgere del sole.
Chi è riuscito a vedere, anche solo di sfuggita, colui che è ritenuto il colpevole di questi strani dispetti parla di un nano con un enorme cappello e gli occhi infuocati, i piedi scalzi e una statura che non raggiunge il metro d’altezza.

Nasce così la leggenda del folletto dispettoso che richiama altre figure simili esistenti in Italia e all’estero, come i ‘Monacelli’ campani, gli ‘Ammuntadori’ siciliani o i ‘Brownie’ britannici. Molti i nomi che vengono affibbiati alla presunta misteriosa figura: Scazzamurieddhru (Schiaccia coperchi) e Carcaluru (che deriva dal verbo calcare, premere), per esermpio. Il più noto è ‘Lauro’, dal termine dialettale usato per indicare l’albero dell’alloro, dove spesso è stato avvistato mentre cercava di confondersi tra i rami.
Una leggenda che sembra non avere un’origine ben precisa, ma innumerevoli sono le storie legate ad essa, diffuse soprattutto in seno civiltà contadina e tramandate di generazione in generazione fino ad oggi. L’urbanizzazione ha ridotto il numero degli avvistamenti del folletto, ma – tuttora-  c’è chi giura di essere stato vittima di paralisi notturne dovute alla sua opera. Nel corso del tempo si è cercato di capire chi fossero questi ‘lauri’ (perché pare che ne esista più di uno) e il perché del loro comportamento. La teoria più accreditata dalla credenza popolare sarebbe quella secondo cui si tratta di persone morte senza ricevere i sacramenti. Considerati non degni di essere accolti nel Regno dei Cieli, ma non così peccatori da finire all’Inferno o al Purgatorio, questi spiriti avrebbero assunto le sembianze di nani per muoversi e nascondersi, all’occorrenza, con maggiore facilità e destrezza, vendicandosi della sorte recando disturbo a uomini e animali.
In fondo, però, questi personaggi non sembrano essere poi così nocivi. Infatti, si dice che siano custodi di tesori, detti ‘acchiature’, raccolti durante le guerre e conservati in nascondigli sicuri. Chi riesce ad affrontare il folletto e a rubargli il cappello, può diventare ricco grazie alla ricompensa che il nanetto pare sia disposto a dare per avere indietro il suo berretto. Molti, in passato, si sarebbero arricchiti esageratamente nel giro di pochissimo tempo proprio in questo modo. Sarebbe, questo, anche un modo per scoraggiare il lauro a continuare nel suo intento di infastidire chiunque gli capiti a tiro.

Alcuni hanno sfruttato la sua leggenda per svariati motivi, come quello di giocare uno scherzo ad un amico o di spaventare i bambini capricciosi, minacciandoli di farli punire dal folletto dispettoso.
Facile pensare che tutto ciò sia frutto di suggestioni, ma fatto sta che ancora oggi non si riesce a trovare una spiegazione logica ai vari casi in cui il misterioso Lauro avrebbe fatto avvertire la sua presenza, lasciando  tracce evidenti come le trecce dei cavalli o i coperchi rotti. Se questi episodi possono facilmente essere interpretati come azioni compiute da qualche giocherellone, restano da giustificare i vari avvistamenti segnalati da numerosissime persone ritenute più che attendibili e che si dichiarano estremamente certe di quello che hanno visto. Tutte descrivono l’enigmatico personaggio nello stesso modo: alcuni lo avrebbero addirittura incontrato in pieno giorno e giurano di averlo notato bene, in situazioni in cui sarebbe stato improbabile essere preda di suggestioni; altri ne ignoravano l’esistenza prima di essere entrati in qualche modo in contatto con lui. Testimonianze attendibili, ma nessuna prova concreta e il mistero del folletto dispettoso sembra destinato a rimanere una credenza popolare. Restiamo comunque sul chi va là … potremmo perdere qualche oggetto a noi caro o, di contro, diventare ricchi nell’arco di una notte.


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