Odio ergo sum. Li chiamano “haters” ma, per me, sarebbe più semplice chiamarli “poveri frustrati che non hanno alcun interesse nella vita”, nonostante sia un’espressione quasi dieci volte più lunga. Quella di “odiatore” è diventata, per qualcuno, quasi una vera professione: no, non guadagnano assolutamente nulla dall’insultare random qualsiasi persona gli capiti a tiro nel fantastico mondo del web; semplicemente posso solo pensare che lo facciano per vivere, alla luce della costante presenza sui social network – praticamente continua – al solo scopo di far sapere la propria opinione, spesso piena di livore, su di un fatto o una persona.

Maurizio Crozza ha riassunto perfettamente questa nuova categoria umana nel suo fantastico personaggio “Napalm 51”. Già, perché poi è raro che questi coraggiosi della tastiera utilizzino la propria identità reale per dare sfogo ai propri istinti: molto spesso, infatti, meglio nascondersi dietro improbabili e improponibili nickname o nomi e cognomi inventati. Qualche altro, invece, pienamente convinto della bontà delle proprie idee e azioni, non esita a mettersi in bella mostra nella speranza, magari, di essere acclamato e che le sue gesta vengano tramandate ai posteri tramite i libri di storia.

Secondo me, però, sono solo isterici. Sostanzialmente scontenti delle proprie vite, magari neanche troppo in grado di riuscire a comprendere il significato delle loro stesse parole. Ma tant’è. Esistono, ce li dobbiamo sorbire e, per arginarli, non si può far altro che denunciarli.

Tutto, ma proprio tutto, finisce nel loro “odio-radar”: che sia la foto di un piatto di pasta o quella di un cane o quella di un’unghia incarnita; che sia un episodio di vita vissuta o un qualsiasi tema d’attualità – dalla politica ai diritti civili – è tutto una buona occasione per aprire il rubinetto e far venir giù una cascata di insulti, improperi o “semplici” accozzaglie di parole volte a screditare, senza se e senza ma, l’altrui punto di vista.

Niente e nessuno sfugge al loro inutilmente livoroso sguardo ma, come ovvio che sia, sono principalmente i personaggi pubblici a doverseli sorbire con santa pazienza e fegato e nervi resistenti. Recentemente, è finita nel mirino di questi galantuomini e di queste nobildonne anche la giovane schermitrice Bebe Vio. Due le colpe che le sono state attribuite e che le sono costate insulti di ogni tipo e perfino minacce di violenza sessuale: la cena alla Casa Bianca, in compagnia del “malefico” Matteo Renzi, e l’invito a vaccinarsi. Renzi e i vaccini, due dei più succulenti “piatti” nei quali gli haters di tutta Italia affondano le proprie appuntite forchette.

Tra le altre “vittime” preferite c’è lei, la “presidenta”: Laura Boldrini.  Fin dal principio mal tollerata per le sue posizioni su immigrazione (che le hanno fatto guadagnare diversi auguri di essere stuprata da qualche richiedente asilo) e diritti civili, la numero uno della Camera dei Deputati è davvero diventata uno dei bersagli preferiti della rete. Oltre all’attribuzione di frasi mai pronunciate – nel 99,9% dei casi prese per buone dai sapienti internauti – negli ultimi tempi, è diventata oggetto di “auguri di pronta guarigione” piuttosto originali in seguito al piccolo intervento chirurgico al quale si è sottoposta: festeggiamenti alla notizia del ricovero, auspici di non riservegliarsi dall’anestesia, delusione alla notizia che l’operazione era andata a buon fine. “Crepa” e “peccato che non sia morta” sono tra i commenti più eleganti che le sono stati rivolti.

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Una sorte, questa, toccata qualche settimana dopo anche al premier Paolo Gentiloni e qualche anno prima a Pier Luigi Bersani: la cosa più simpatica augurata ad entrambi è stata la morte. Simpatici, veramente.

Non voglio pensare, poi, a quello che riescono a scrivere quando si parla dei migranti: deportazioni di massa, variegate sevizie, scioglimenti nell’acido e riapertura dei forni crematori di hitleriana memoria sono le cose più dolci che è possibile trovare nella miriade di commenti pieni di dolcezza e amore che queste checche isteriche riescono a produrre.

Non sono, però, gli unici casi perché anche locali di vario genere, strutture ricettive o quel che vi pare, sono destinatari non di educate critiche ma di feroci attacchi, neanche si fossero macchiati di crimini contro l’umanità.

Insomma, oggi se non odi non sei niente. Se vuoi esprimere il tuo disappunto o semplicemente il tuo punto di vista devi farlo “urlando” e riversando tutta la tua rabbia su chiunque ti sia dinanzi in quel momento. A me è capitato – non nei termini sopra esposti, per carità – e non è bello divenire oggetto di scherno di persone che, alla luce di presumibili problemi di autostima, non hanno nulla di meglio da fare che infangare gli altri.

Da considerare, poi, c’è anche chi, quest’ondata d’odio generalizzato, si diverte ad alimentarla e cavalcarla. Lo so, sono ripetitiva ma il primo che mi viene in mente è sempre lui. Matteo Salvini. Il segretario nazionale della Lega, infatti, ha da qualche tempo preso il vizio di pubblicare perfino i numeri di telefono di strutture pubbliche che – a suo parere – hanno tenuto comportamenti poco consoni al suo rinnovato spirito ultra patriottico, invitando a mettervisi in contatto per esternare la propria contrarietà in merito all’iniziativa in discussione. Visto il tenore medio dei commenti ai post del suddetto Salvini, non oso immaginare il contenuto delle conversazioni telefoniche. Così come, ma questo lo fa da tempo, chiede ai suoi sempre tranquilli e amorevoli seguaci di “dire la propria”. Beh, mi sembra giusto. Peccato lo faccia sempre a margine di qualche racconto di cronaca o per invitare i suoi fan a scatenarsi contro questa o quella persona (memorabili sono i post proprio contro Laura Boldrini, che spesso si concludono con “Allora, cosa vogliamo dirle?”).

Un’altra, invece, che rischia di ritrovarsi imbrigliata nella rete degli haters è Selvaggia Lucarelli: lei, hater quasi di professione, è solita avviare crociate contro chi non le piace e, di rimando, diventa obiettivo degli haters che si trovano dall’altra parte del fiume, che non esitano ad appellarla in tutti i modi possibili e immaginabili. Un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

Lucarelli

Eppure, credetemi, io sono una che ogni santa mattina si sveglia mal sopportando qualsiasi cosa, animata o inanimata che sia, ma non odio nessuno  né mi viene in mente di andare a rompere le scatole a chicchessia solo per il gusto di alimentare polemiche violente e senza senso. Oddio, forse proprio tutti questi (mal) sani portatori di odio, li odio un po’ anche io.

Agli haters, dunque, non mi resta che consigliare una duratura scorta di valeriana e Xanax e gli auguro di poter, finalmente, realizzare qualcosa di positivo nella loro vita.


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