“NO”. Cosa vuol dire?

Riflessioni sul risultato del referendum su scala regionale e nazionale.

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Alla vigilia del Referendum ci interrogavamo sull’effetto del triste monologo di De Luca sulla campagna per il “SI”: Sarebbero state scosse le pance o le coscienze dei cittadini campani?

Referendum: Si voterà sul merito?

All’esito della consultazione popolare, il dilemma resta di non facile risoluzione ma non esclude la possibilità di un’analisi dei dati regionali

-In Campania ha votato il 58,88% degli elettori di cui il 68,52% si è schierato per il “NO” (percentuale abbondantemente superiore a quella nazionale del 59,9)

-Nella provincia di Salerno si è espresso il 62,32% degli aventi diritto ed il “NO” ha raggiunto la soglia del 64, 69%. Anche ad Agropoli, roccaforte del “notoriamente clientelare” – così elogiato da De Luca – sindaco Francesco Alfieri già eletto con un consenso dell’89% nel 2012, il voto negativo si è attestato al 67,78%.

-Secondo le analisi su più larga scala del Sole 24 ore il dissenso ha dilagato tra giovani e disoccupati: nelle province in cui i primi e gli anziani sono pressoché uguali in numero ( Napoli, Caserta) ha sfiorato la quota dei  70 punti percentuali, mentre a Ferrara dove il rapporto under 30/over 65 è di 1 a 2,6 il consenso raggiunge il 46,5%; se Bolzano, con l’8% percento di disoccupazione giovanile, è in controtendenza nazionale con il 63,69% di “SI”,  nelle province dove la disoccupazione supera il 15% la suddetta media nazionale (59.9%)  è stata superata.

Referendum: a dire no sono stati giovani, disoccupati e i meno abbienti

Tale lettura combinata denota incontrovertibilmente la sconfitta del Presidente della regione sul proprio territorio: il linguaggio diretto, la declamata buona amministrazione, l’appetibilità dei finanziamenti statali e  delle “fritture di pesce” non hanno convinto ai fini dell’accoglimento della riforma. Certo, è difficile pensare che la bocciatura sia scaturita da un puro giudizio sul merito, come rivendica lo stesso De Luca e come già avevamo previsto, ma sarebbe altrettanto naif  rilevare il semplice sintomo di un malessere generalizzato e non precisamente indirizzato. Il “NO” dei giovani campani disoccupati, laddove non fondato su alcun ragionamento tecnico, pare la risposta ad una proposta obsoleta e borbonica di politica, l’indicatore di una crescente e profonda, anche se embrionale, delegittimazione delle regole clientelismo. Il timore riverenziale nei confronti della figura del prototipo del politico locale, tarchiato, arrogante, che staziona vigile davanti ai seggi con il sedere poggiato sul sedile di pelle della sua auto di lusso a contarsi i voti, sembra svanire in chi è troppo sfiduciato per credere alla “parola” o a evanescenti promesse.  Forse in un periodo in cui si parla tanto di nichilismo, la crisi dei valori ha un impatto devastante anche sugli anti-valori speculari.

-In questa atmosfera spettrale è concepibile un’alternativa democratica?
Probabilmente. Il primo passo sarebbe capire finalmente se si è trattato di un “NO” di pancia o di coscienza.


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