“N’importe où”, l’importante è essere apolidi

Globalizzazione oppure no, libertà è poter andare ovunque ed in qualsiasi momento.

L’apolidismo, oggi, è uno stile di vita: è la pratica di chi non si sente parte del contesto in cui è nato e, per questa ragione, preferisce considerarsi un “cittadino del mondo“. Apolide, appunto. Deriva dal greco e accosta la “a” privativa alla parola “polis“, che vuol dire città. A differenza dell’apolidia, la condizione dei soggetti privi di qualunque cittadinanza, questa nuova filosofia di pensiero non si rivolge direttamente all’ordinamento giuridico, bensì considera la propria residenza una convenzione biologica e sociale.

NEWS_173375Il fenomeno non ha radici soltanto in Italia, ovviamente. Sciltian Gastaldi già nel 2011 scriveva su IlFattoQuotidiano:”È finito il tempo del mondo immobile, in cui le nazioni si potevano dividere fra chi attuava un puro Ius Sanguinis (il diritto del sangue, o della discendenza: chi nasce da cittadini di uno Stato, anche all’estero, diventa automaticamente cittadino dello stesso Stato del padre e della madre) e chi attuava un puro Ius Soli (il diritto del suolo: chi nasce sul territorio di uno Stato ne acquista automaticamente la cittadinanza alla nascita).

Sentirsi apolidi aiuta a non cadere nelle trappole del razzismo e della xenofobia. I cittadini del mondo guardano con occhi diversi le tradizioni popolari, il folklore di tutti i luoghi che visitano. Non è una forma di nomadismo del XXI secolo, assomiglia ad uno slogan pubblicitario di una nota marca di pasta (“dove c’è B. c’è casa”). Significa adattarsi ed apprendere continuamente, contro chi si sedimenta e considera soltanto la familiarità dei luoghi. Viaggiare non è fondamentale, basta saper dialogare con chiunque senza pregiudizi sulla provenienza dell’altro.

I veri apolidi, però, sono ben altri e legati a contesti di precarietà e marginalità: secondo stime recenti, sono circa 10 milioni nel mondo. L’UNHCR DallAfrica-flussi-senza-precedenti.-Morte-in-tre-mesi-1600-personespiega:”L’apolide è costretto, per circostanze esterne e indipendenti dalla propria volontà, a vivere una situazione di incertezza con riferimento al proprio status civitatis e di conseguente invisibilità giuridica agli occhi delle Istituzioni“. In Italia, risale al 1992 la legge che disciplina la procedura per la certificazione in via amministrativa attestante lo status di apolidia e il 10 settembre 2015 il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva la legge di adesione alla Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961.


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