La poesia di Niko Mucci sulle rime di “Attori a Babordo”

di Nina Panariello

Torre del Greco (NA) – Lo scorso martedì 10 novembre all’Associazione Lettori Torresi si è tenuta la presentazione del volume di poesie “Attori a babordo” di  Niko Mucci , edito da StreetLib in crowdfunding.

L’atmosfera della sala è da subito calorosa e accogliente. L’autore per la  A.L.T. più che un ospite è un amico. Infatti di recente ha messo a disposizione dell’associazione i costumi del T.A.N.(Teatro Area Nord) di Piscinola, creato con fini sociali insieme alla moglie – l’attrice Nunzia Schiano – per la produzione di un cortometraggio.

“Attori a babordo”  è una breve  raccolta di poesie scritte tra il 2009 e 2010, periodo in cui Mucci era in tournèe per lo spettacolo teatrale “Ecuba” con Isa Danieli. Cambiando continuamente città si sentiva un po’ spaesato e aveva cominciato a scrivere poesie come faceva da ragazzo per dare una veste poetica ai testi che accompagnava con la la chitarra. Diventò presto un’esigenza, un appuntamento fisso, un divertissement in cui provava a imitare gli autori che lo avevano appassionato, come Guido Gozzano o Bradley.

Il titolo della raccolta nasce da una sorta di parafrasi tra il lavoro dell’attore e quello del marinaio che a bordo di una nave  – la compagnia teatrale –  è talvolta costretto a viaggiare con persone non sempre piacevoli. Niko ha lo sguardo emozionato mentre racconta ai presenti che Isa Danieli, dopo aver letto una sua poesia che racchiudeva le sensazioni provate nell’intera tournée, “Seduto sopra un albero vedo passare le nuvole”, gli disse: «A mme ‘e rime nun me piàceno, ma chesta poesia me piace!»

Mai per caso e con qualunque naso”, giusto per citare un titolo di una delle poesie: un esempio per sottolineare che nei suoi versi c’è sempre una componente ritmica. Rime collegate ai suoi studi soprattutto musicali, tanto che qualcuno in sala le ha accostate alle filastrocche di Gianni Rodari per sonorità e ironia, anche se scritte per un pubblico adulto. La poesia stessa è la protagonista del libro di Mucci, che l’autore definisce “tematica dello specchio”, posta sempre in chiave interrogativa come il titolo ironico di un suo componimento “Poeta a chi?”.

Scherza di continuo Mucci e non annoia mai. Momenti spensierati, come quando in merito al suo rapporto di artista con lo specchio, il cosiddetto guarda ‘nfaccia, dice: «Ho incontrato uno allo specchio che non mi piace tanto! Prossimamente credo che non tornerò a guardarlo!» «La mia poesia ha scarpe strette, ma il passo attento e ansioso. Mi è figlia e madre ed ha più di un padre. Appena nata già non mi appartiene» sono i versi emblematici – letti da Niko stesso – in cui si esprime un modo semplice di fare poesia che nasce sempre e comunque da una sofferenza.

In “Attori a babordo” si parla anche d’amore, ma mai in modo melenso: “Sono parzialmente innamorato di te, lui disse. Lei rispose: ti darò comunque mezza bocca … Due delle dita della mano che meno uso e il lobo dell’orecchio… L’amore è un’emergenza che non puoi dividere né calcolare… Amabili le rose. Anche di spine sono fatte. A pianta intera”.

Altra costante della raccolta di poesie è il tempo che passa, una sorta quasi di ossessione, che lo sprona a inserire spesso nei versi riferimenti alle rughe. Un rapporto controverso quello di Mucci con il tempo, perché se da un lato cerca di sfruttarlo al massimo, dall’altro si accorge che in qualche maniera sfugge sempre: non riesce mai a riempirlo per intero delle cose che vorrebbe fare.

L’artista ha poi raccontato dei 10 giorni vissuti in coma dopo un terribile incidente. È nei tre mesi successivi del suo recupero fisico e psichico che ha rimodulato il valore del proprio tempo, rielaborando il concetto dell’orologio che cammina con i suoi minuti, le sue ore, i suoi giorni: «Quando mi chiesero cosa avrei fatto per prima cosa una volta uscito dall’ospedale, risposi che avrei voluto vedere quanto tempo ci mette una pianta a far nascere un fiore!» C’è anche il mare nelle sue composizioni, e l’acqua di fiumi, laghi, ruscelli. L’acqua è vita, così come lo è la poesia.

I versi, che meglio sottolineano il difficile mestiere di artista teatrale, sono quelli sul momento del camerino: “Mezz’ora!… Rigo nero, sugli occhi e dentro il ventre si accorcia il fiato e mentre ti trucchi sei sincero… Un quarto! Per la linea sulle labbra e fingi il tuo sorriso, che la luce inquieta ti scava fra le rughe e il gesto eguale ripete il tono ora più naturale al suono…”

Sono perciò spontanee ma non scontate le domande poste per il nostro Magazine a Niko Mucci:

Si sente poeta o piuttosto performer di qualcuna delle altre forme d’arte in cui si esprime?
«Credo che innanzitutto non si possa prescindere da sé stessi, dall’essere un multicomponente. Le attività che svolgo sono tutte connesse e non saprei privilegiarne una rispetto ad un’altra. Di sicuro la poesia ti permette di liberarti con un impegno che è mentale, ma in qualche modo ha il potere di alleggerire una propria condizione psicologica, mentre la parte musicale, quella registica e attoriale soprattutto richiedono un impegno totalizzante.»

Dunque un artista a tutto tondo?
«Ha sempre la battuta pronta Niko: asserisce indicando la sua mole.»

E come si riescono a conciliare queste numerose attività in una famiglia di artisti: sua moglie, l’attrice Nunzia Schiano, suo figlio Francesco, musicista emergente?
«Di sicuro la nostra è una famiglia che ha difficoltà ad avere una regolarità di vita, che però in un modo o nell’altro ci siamo costruiti. Quando Francesco era piccolo io e mia moglie cercavamo di non andare in tournèe nello stesso periodo, per non abbandonarlo, ma una volta cresciuto, è lui a dire noi di lasciarlo solo! – a questo punto padre e figlio sorridono con complicità – Alla base c’è sempre e comunque un rispetto reciproco per il lavoro di ciascuno e fare in maniera che ci sia il senso di una “casa”. Certo, ci sono parti della settimana in cui praticamente ci intravediamo, ma con un po’ di sacrificio e volontà di costruire tutti insieme, è fattibilissimo mantenere saldo il concetto di famiglia!»

A serata conclusa  Niko Mucci ha salutato il pubblico invitandolo al suo prossimo spettacolo, “Sigmund e Carlo”, che sarà rappresentato il 28 e 29 novembre al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano, Napoli.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments