“Navigando controvento”, il Manifesto di Polis SA

Patrizia Sereno

Rende noti i principi ispiratori e il programma di Polis SA. Lo fa con uno slogan che è già di per sé la sintesi perfetta del percorso in itinere e, ancora di più, di quello che sarà il futuro di una realtà in crescita esponenziale: “Navigando controvento”. E’  la summa del Manifesto di cui si dota ufficialmente Polis Sviluppo ed Azione. Manifesto che viaggia in parallelo con il Patto Federativo. Parole chiave che non segnano, ma scavano una traccia profonda, dirompente. Concetti che,  superato il primo distratto approccio, si delineano come teoremi a cui dimostrazione va ripetuta giorno dopo giorno, alimentandola con la crescita delle competenze. Raccontare per capire. Non solo mettere in fila i fatti e raccontarli. Aprire una finestra su ciò che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente, ma che rischiamo di non vedere o di non voler vedere. Ecco cosa il Manifesto ambisce ad essere. O a diventare, se volete.

 A tu per tu con Mimmo Oliva, portavoce di Polis Sa

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  • Perché Polis Sviluppo ed Azione sente il bisogno, proprio in questo momento storico, di caratterizzarsi non più solo attraverso uno Statuto, ma con un Manifesto ed un Patto Federativo?

In maniera banale potrei rispondere: perché non adesso? La verità è che lo Statuto è stato l’avvio di un percorso, così come è giusto che sia. Poi bisognava sperimentare un po’ tutto e tutti, definirne meglio la visione e le potenzialità. Dopo ci è sembrato giusto e coerente che tutto avesse una propria maturazione. Ci vuole tempo e pazienza per essere camaleontici e – come dico sempre – darwiniani: l’evolversi, tutti insieme. In un passaggio del nostro Manifesto affermiamo che “bisogna cominciare a capire che gli alberi si piantano oggi e i frutti si colgono tra 10 anni”. Il tempo del Manifesto era questo e il patto federativo ne è il figlio naturale. Il patto federativo non è proponibile se non hai una tua visione della società, quindi il Manifesto. Il 2017 sarà dedicato interamente alla costruzione della rete in Italia.

  • Polis SA: fine o strumento?

Fine e strumento. Polis SA può essere solo il mezzo per costruire una nuova classe dirigente, del territorio. Un tram da non perdere.

  • Bisogna che si rifuggano i populismi, si prenda atto che una generazione si sacrifichi per quella successiva con la creazione di una nuova e diversa classe dirigente che si poggi su fondamenti chiari e leggibili. Scrivere questo in premessa  vuol dire invitare la presente generazione ad immolarsi stoicamente per i posteri? Non è una richiesta un po’… esosa?

Non è esosa, di più.  Dal dopoguerra ad oggi, per tanti motivi, non è mai successo. Adesso è il momento storico giusto, i giovani non hanno riferimenti credibili. Quelli della mia generazione hanno una loro storia, piccola o grande che sia, tutti. E “se quella storia la vuoi raccontare a qualcuno, la devi costruire, ne devi essere protagonista”. Bisogna puntare sul capitale sociale, sulle persone e sulle donne che mi sembrano il capitale più “fresco” e le più adatte: sono loro che ci possono portare fuori dal guado. Sì, bisogna immolarsi e se si procede senza egoismi non vi è bisogno di essere stoici. Bisogna semplicemente avere il coraggio di fare un passo indietro al momento giusto, senza che qualcuno ti costringa a farlo.

  • Tra le sette parole chiave c’è “azione”, azione contro l’involuzione. A che tipo di involuzione si fa riferimento?

Quello che sta avvenendo nel nostro Paese sta producendo una vera e propria depressione sociale, mi si passi l’espressione. E’ come se stessimo in trincea, ad aspettare non si sa chi o cosa, e tutto questo mi ricorda le “anime perse” della prima guerra mondiale… uscirne fuori per farsi uccidere. L’impressione che si ha è che non si abbia nemmeno più voglia di reagire. Figurarsi fare proposte. Da questo nasce l’esigenza di tutelare i diritti, ma anche i doveri. Da qui la felice espressione: “noi siamo per una Società per Azioni in cui nessuno subisca passivamente lo status quo”. Mai più.

  • La parola “emersione” richiama il mondo sindacale. È un’associazione di idee indotta volontariamente?

La parola potrebbe effettivamente ricondurre a quel linguaggio, ma il senso che ne diamo noi è tutt’altro: far uscire fuori i talenti e dare ad essi  la possibilità di non andare via, mettere in moto dinamiche che creino le condizioni perché questo non avvenga. Per noi emersione non ha altro significato che di rinascita, libertà e responsabilità. Insomma, vuole dire far uscire le persone dalle tane, prospettando loro una possibilità, davvero.

  • Ancora “Sud”? Ma Sud inteso, alla maniera di Musi, come Nazione nella Nazione? Come area del Bel Paese e dell’Occidente europeo dove le dominazioni hanno rappresentato la porta di ingresso nella Grande Storia? Non c’è un sottile allineamento empatico con le idee filoborboniche?

No, nessuna Nazione nella Nazione. Quella di Musi è una visione, rispettabile, ma non è la nostra. Il Sud per noi rappresenta solo il punto di partenza. Riteniamo che solo partendo da qui si possano trovare soluzioni e ridare credibilità e voglia di riscatto all’intero Paese. Come accennavo in parte in precedenza, bisogna che si inverta in maniera inequivocabile la lenta e inesorabile consunzione del Sud. Ne va  della prospettiva dell’intera Italia.

  • Proviamo a spiegare anche la scelta delle altre parole che compongono il puzzle a sette?

Le sette parole sono frutto di un ragionamento preciso: sono “incollate” da un ragionamento unico, di prospettiva e di visione unica. Prima sperimentato in questi anni di attività sul territorio e adesso in un manifesto pubblico. Adottando un linguaggio chiaro, pulito e comprensibile. Si noterà come abbiamo “estromesso” parole quali trasparenza, etica e legalità. Riteniamo che tutte e tre i termini debbano essere strutturali ad ognuno, essere nel DNA di ciascuno di noi. Bisogna che si vada oltre e al di là del blocco del superamento psicologico della paura di non farne cenno. Non pensare che sia stato facile, è stato uno dei passaggi più dibattuto in fase di approvazione ma sono convinto che sarà digerito: ci vorrà tempo, ma poi il concetto passerà.

  • Immaginiamo che Polis stia procedendo lungo un solco: è quello della globalizzazione o della glocalizzazione?

Assolutamente della glocalizzazione. Attenzione ai territori non significa non vivere il mondo nella sua globalità. Spesso mio figlio mi provoca auspicando la repubblica di Pecorari, la frazione dove abito, e  – ti sembrerà strano – ma è qui la direzione verso cui corre il mondo di oggi: una grande apertura mentale che guarda vicino a sé, stando con i piedi sul marciapiede di fronte casa e l’iPhone tra le mani.

  • Se volessimo provare a spiegare cosa Polis Sa vuole rappresentare, non solo a chi sa leggere oltre e tra le righe, ma anche alla portinaia del condominio di fianco al nostro, cosa le dovremmo dire?

Cara portinaia, Polis SA è un progetto che vuole dare fiducia alle persone, vuole permettere loro di mettersi in gioco, di provare, di sbagliare, di migliorarsi. Perché il mondo è fatto ancora di persone. Polis è un progetto che vuole formare quelle persone per dare loro il coraggio di diventare classe dirigente.

  • Chi e cosa rappresenta oggi Polis Sa e chi e cosa intende rappresentare domani?

Non a caso apriamo il nostro manifesto con una affermazione del filosofo spagnolo Savater: “il populismo è la democrazia degli ignoranti, che segnala problemi reali e propone soluzioni false”. Ecco, noi non rappresentiamo alcun tipo di populismo, tutto il resto lo stiamo scrutando.

  • Cosa Polis Sa non è oggi e cosa non sarà mai?

Oggi Polis SA non è un partito. E non penso lo possa diventare (se questo è quello che pensavi).  Sta semplicemente sperimentando un approccio alla politica diverso, cercando di fare rete con le persone e con altre realtà associative, ricercando competenze, facendo scouting per l’emersione delle eccellenze che pure abbondano, con la formazione e l’informazione, con la cultura e se possibile aprendo sedi per guardare le persone negli occhi, perché il web è importante, ma non può essere tutto. Pensa che il territorio possa essere sostenibile, “pensando ad un sistema che potremmo definire FCS (fiducia, credito, sburocratizzazione). E tutto questo può avvenire attraverso un patto federativo che stiamo proponendo.

Non sarà mai immischiato in dinamiche tra gruppi di potere, di burocratizzazione senza senso e che non farebbero altro che farci sprecare energie. Ci sentiamo liberi e facciamo quello che ci piace e questo ci permette di sorridere più degli altri.


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