Nasce il progetto Polis SA Edizioni: “Mi chiamo Thiago”, primo romanzo tra potere, lotta e rinascita

L'opera prima del duo Oliva - Sorrentino raccontata dagli autori.

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di Carmine Vitale e Davide Speranza

Mettere in piedi una casa editrice, in un momento storico in cui il settore dell’editoria è in totale fase di stallo, potrebbe sembrare una mossa avventata, se non dissennata. Non è di questo avviso la nascitura Polis SA Edizioni – anima letteraria dell’associazione di promozione sociale Polis SA  Sviluppo e Azione – che ha eretto sui concetti di comunità e ricostruzione socio-culturale le proprie colonne portanti : «la nostra continuerà ad essere una navigazione controvento, una parola contraria con il vizio della proposta alternativa, convinti che l’uomo e la sua creativa forza d’animo debbano necessariamente tornare al centro dell’idea di polis», si legge chiaramente nel manifesto programmatico. Un progetto, dunque, nato dal basso, senza alcun tipo di sovvenzionamento se non quello di un’anima motrice rappresentata da giovani operatori culturali ed appassionati, che hanno scelto di non abbandonarsi all’apatia che sta strangolando questa nazione.

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In foto Mimmo Oliva e Peppe Sorrentino

In quest’ottica di sana produttività s’inserisce ‘Mi chiamo Thiago’ – opera di Mimmo Oliva e Peppe Sorrentino – che sancisce ufficialmente l’inizio dei lavori per Polis SA Edizioni.  Nella scheda critica del romanzo si legge a chiare lettere: «Mi chiamo Thiago è il romanzo-storia di un uomo dai mille volti, e dalle tante vite. Un uomo la cui presenza nella società è scomoda, il cui istinto di lotta e sopravvivenza si innalza e si rafforza dinanzi agli abusi di potere, e la cui emarginazione darà l’input per intraprendere una nuova e silenziosa guerra. Il libro ci accompagna in un viaggio metafisico ambientato nel Sud America. Il viaggio di Thiago è soprattutto un percorso interiore, un percorso circolare di nascita, morte e rinascita»

Ne abbiamo parlato con i due autori per comprendere quanto labili siano i confini geografici e quelli ideologici.

Innanzitutto da dove nasce l’esigenza di avviare un progetto ambizioso come quello di Polis SA Edizioni?

Diciamo che questo primo libro ha la “colpa” di essere responsabile di polis ediztutta la macchina editoriale messa in moto dall’Associazione Polis Sviluppo e Azione, a cui tutto si riconduce. Il progetto editoriale è diretto dall’Associazione – così come pure il Magazine – e, come tutte le nostre attività, è una realizzazione concreta di alcuni dei nostri fini sociali, oltre a far emergere quelle eccellenze del territorio che, altrimenti, non verrebbero mai fuori. L’Associazione Polis Sviluppo e Azione persegue lo scopo di promuovere, ampliare, rafforzare, difendere e tutelare i diritti e gl’interessi dei cittadini e delle comunità. Leggere un libro ha un ruolo formativo di primo piano: da qui nasce l’idea di puntare su un progetto complesso, ma che ci dà una marcia in più.

Venendo alla prima opera ‘Mi chiamo Thiago’, mi sembra indispensabile partire proprio dall’eterea figura del protagonista, su chi sia e quali messaggi si ritrovi ad incarnare.

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Mi chiamo THIAGO – 1^ di Copertina a cura di Marianna Battipaglia

Peppe Sorrentino: Thiago è una sorta di personaggio collettivo che riassume molteplici esperienze nel mondo della rappresentanza, e su diversi livelli, contesti ed addirittura epoche. La storia che raccontiamo è incentrata, storicamente, al Secolo Breve, ma in realtà ha propaggini molto più lontane e che arrivano fino ai giorni nostri: si parla sostanzialmente del rapporto tra uomo e istituzioni sociali. Molto di quel che accade attorno al personaggio è stato nascosto, seppellito, sotto quel che viene alla luce, tappa dopo tappa, in questo viaggio oltre i confini del mondo. I riferimenti sono innumerevoli, dalla formula adottata per la narrazione, ai richiami ad autori e pensatori del passato, ai simboli, alle citazioni. Tutto, quasi sempre, appena suggerito.

Mimmo Oliva: Per quanto mi riguarda mi soffermerei ancora sulla ‘pluralità’ di Thiago, ispirato alla figura di Clotario Blest, sindacalista rivoluzionario ed anarchico d’origini cilene. Poi, nel corso della scrittura, esso si è aperto a numerosi spunti di riflessione, facendosi portavoce di più esperienze ed altrettante identità. Thiago è un personaggio che preferisce ascoltare più che parlare, ed è un particolare significativo per l’evoluzione del romanzo che spesso s’intreccia con i mille volti della ‘rivoluzione’: Che Guevara, Bolivar, Pancho Villa, Zapata e i loro sogni al limite dell’utopia, e poi El Salvador, il Nicaragua, il Cile, l’Argentina, il Messico. C’è questo e molto altro nella figura del protagonista.


Altra colonna portante del romanzo è il tema del ‘Viaggio’, inteso come percorso anche evolutivo del protagonista.

P.S. : In realtà ci sono due viaggi: quello raccontato attraverso le varie città, che rappresenta una sorta di espiazione e purificazione rispetto a ciò che Thiago è stato prima; un altro, invece, di natura squisitamente storica, che parte dalla costruzione della civiltà con riferimenti sottotraccia ad un periodo protostorico ben preciso. Non posso svelare oltre.

M.O. : Ogni tappa dell’immaginifico viaggio di Thiago non è mai casuale e sono frutto di un processo d’interiorizzazione di alcuni autori e tematiche. I luoghi, le città, i paesaggi sono carichi di un significato intrinseco, costatomi più di due anni di lettura di Vargas Llosa per dare concretezza alla descrizione del Sud-America, così come Haruki Murakami per la componente puramente onirica. Altro punto di riferimento è stato il romanzo di Domenico Rea – Ninfa Plebea, da cui ho attinto per la ricostruzione dettagliata della ‘città di pianura’ presente nella storia: un mio piccolo omaggio ad un autore che sento incredibilmente vicino e che ho ritrovato ancora una volta in questa fase della mia vita.

C’è un viaggio, però, inteso anche come un ritorno alle origini, alle radici per il protagonista. Quale significato racchiude?

P.S. : Tutti i personaggi racchiusi in Thiago hanno dato tanto alle loro comunità e si trovano – pur non volendo – fuori da essa. Il tema del ‘ritorno’ è giustificato dalla lotta che il protagonista si trova a vivere con la stessa comunità, che lo ha in qualche modo tradito, e che – nonostante tutto – rappresenta ancora un luogo dove ricostruire un punto di partenza di natura sociale. C’è la volontà di lasciare una testimonianza viva e fattiva del proprio passaggio, ed il ritorno alle radici va a chiudere un po’ quel cerchio magico che si crea dalla partenza di Thiago fino a… non è il caso svelare lo sviluppo della trama.

M.O. : Per quanto mi riguarda, confesso di avere una visione ciclica della vita e che giustifica così la partenza dalle origini e il ritorno finale alle radici. Dopo tre anni di gestazione del romanzo ho finalmente chiaro il ruolo del protagonista e anche il senso del percorso personale intrapreso fin qui. Come diceva Peppe Sorrentino, è forte la necessità di una ricostruzione benefica e che lasci segni evidenti per le generazioni che verranno.

Sembrerebbero due, invece, le tematiche sottese all’intero nucleo narrativo: un’ampia riflessione sul ‘Sistema’ oltre ad una visione analitica dell’atto inteso come ‘rivoluzionario’. È corretto?  

Mi chiamo THIAGO
Mi chiamo THIAGO – 4^ di Copertina a cura di Marianna Battipaglia

M.O. : Io credo d’aver avuto la ‘fortuna’ di vivere all’interno di un Sistema e, allo stesso tempo, abbiamo vissuto anche di sogni, un termine che – non per colpa delle giovani generazioni – è stato completamente svuotato di significato e relegato a ruolo di utopia. La rivoluzione faceva parte di questi sogni ma, con la progressiva decomposizione dei sistemi, tutto è andato scemando. È come se il mondo fosse andato avanti in modo talmente rapido da rendere impossibile all’uomo tenere il passo. Ciò ha creato una frattura consistente tra realtà e natura.

P.S. : Nel romanzo vive una riflessione sulla natura autoconservativa  dei sistemi, in particolare quelli sociali. All’interno di questa costante si sviluppano le varie esperienze di Thiago, che fa storia della propria vita e la consegna alle future generazioni affinché nulla vada perduto. Sulla base della lezione dei rivoluzionari americani, nel romanzo si chiarisce come le energie profuse all’interno di un qualsiasi Sistema è costretta – prima o poi – a staccarsi per permettere a quest’ultimo di rigenerarsi. Quando ciò non avviene o non può avvenire per vincoli – esterni o interni – le società, i sistemi, vanno in crisi.

Dunque, cosa si sforza di conservare realmente Thiago?

P.S./M.O. : Sostanzialmente intende conservare il rapporto dell’uomo con la comunità degli uomini, che deve costantemente rinnovarsi affinché ciò sia possibile. La necessità contrastante di creare un Sistema e, successivamente, combatterlo è l’unica via possibile che trova Thiago per tenere saldo questo rapporto. L’unico modo che abbiamo trovato noi, invece, per renderlo evidente era imprimerlo su un foglio di carta. Thiago siamo noi: è il nostro passato, presente e – con un po’ di fortuna – anche il nostro futuro.


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