Napoli-Salerno, a Natale è derby del kitsch

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L'albero di Piazza Portanova a Salerno

Un derby della bruttezza. Ma di quella bruttezza veramente brutta che più brutta non si può. Il Natale, in Campania, è diventato una vera e propria gara tra città a chi installa l’addobbo natalizio più osceno, più cafone, più chiassoso e più costoso. Alla ormai veterana Salerno, con le sue Luci d’Artista, da qualche anno risponde “mamma” Napoli: sui costi, la piccola città tra le due coste è avanti anni luce (con 4 milioni e 600 mila euro investiti in 27 km di manifestazione) mentre il capoluogo di regione continua a mantenere il freno tirato. I risultati, almeno in termini di buon gusto, non sono certamente dei migliori nell’uno e nell’altro caso.

L’ultimo scontro è sui mega alberi di Natale: entrambi, a mio avviso, brutti da morire ma uno lo è in modo classico, l’altro lo è in modo avveniristico.

Quello di Salerno, alto 27 metri, bianco, con fiori gialli, sembra tanto un enorme gelato alla vaniglia; quello di Napoli è una specie di navicella spaziale che, a causa di navigatore rotto, ha effettuato un atterraggio di emergenza nel cuore dell’antica Partenope.

Tralasciando le opere di punta quali gli “alberoni”, penso alle gigantesche palle di Natale che hanno addobbato piazza del Plebiscito o agli strani prefissi telefonici che sovrastano la “nazionale” salernitana.

Sia chiaro, il mio è un parere personalissimo – come ovvio che sia – ed è prontamente smentito dalla quantità di persone che, settimanalmente, si riversa per le strade delle due città campane per “ammirare” le installazioni luminose (che, in molti casi, di natalizio hanno comunque molto ma molto poco): insomma, secondo i più, fanno girare l’economia.

Sarò onesta, per quanto riguarda Napoli non ho idea del reale impatto che le luminarie natalizie abbiano sulle finanze cittadine; per quel che concerne Salerno qualcosa pare che non sia come si spera: il “turismo” invernale si limita alla passeggiata alla chiarore delle Luci ma di soldi sonanti, in città, pare se ne vedano ben pochi. Atteso che è improbabile che si vada a fare una scampagnata fuori porta per comprare un maglione o una borsa, pare che non se la passino meglio neanche coloro che hanno un’attività di ristorazione (che siano bar o ristoranti): basti pensare che, la settimana scorsa, in diverse zone della città sono stati avvistati – e immortalati – visitatori in modalità “Pasquetta” con tanto di pranzo al sacco e zona ristoro allestita accanto alle automobili. Non proprio quello che ci si aspetterebbe, insomma.

Ma, si sa, spesso sono i numeri ciò che conta, non importa quali siano e a cosa facciano riferimento e pare proprio che questi kitsch e singolari addobbi luminosi, spacciati per installazioni artistiche natalizie, di numeri ne facciano tanti. Non sono belle ma a qualcuno piacciono.


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