Il Jazz è certamente uno stile musicale poliedrico e trasversale, una miscellanea di intuizioni ritmiche e di colore che si radica nella tradizione delle sonorità africane ma abbraccia fondamentalmente lo spettro infinito della creatività.

Gli appassionati, in genere, ne amano le performance musicali individuali che canalizzano i “solo” estremi in un bacino corale di insieme che ricuce poi il tema musicale pilota.

Il Canto nel Jazz, tra i molti cosiddetti  puristi, è percepito come un oggetto estraneo, apprezzato solo quando contribuisce ad arricchire di sonorità e virtuosismi il variegato sviluppo del tema musicale.

Al di là di queste considerazioni, opinabili o meno che siano,  è però indiscutibile che il jazz debba rendere grazie agli interpreti canori per essersi affrancato dai fumosi “cotton club”” e spiccare il volo verso un apprezzamento più massivo e articolato, pur mantenendo quell’aspetto confidenziale e intimo di fruizione elitaria.

Tutto questo preambolo per spiegare ai lettori appassionati di musica cos’è un Crooner, delinearne il ruolo storico e apprezzarne la contemporaneità che a molti sfugge. Crooner sta per confidenziale, uno stile di canto che deve molto alla tecnologia che ha inventato il microfono. E’ il canto a mezzavoce: avvolgente, ruffiano e coinvolgente; esploso a cavallo della seconda guerra mondiale.

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Tra gli interpreti apripista troviamo sicuramente Bing Crosby, ma sarà Frank Sinatra a rendere il Crooning un fenomeno di successo planetario che si espanderà a macchia d’olio passando attraverso interpreti quali Nat King Cole, Chat Baker, Sammy Davis Jr, Ray Charles fino Michael Bublè e Norah Jones.

Sulla scia, in Italia, si affermano Johnny Dorelli, Fred Buscaglione, Fred Buongusto, Renato Carosone, Nicola Arigliano, Teddy Reno ma anche Paolo Conte e, non ultimo, Mario Biondi.

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Naim, classe 1983, è un “prodotto” italico di origini iraniane, nato a Torino e con un vissuto contemporaneo genovese. Il profilo è intrigante assai: laureato in scienze internazionali, resta folgorato sulla via del puro crooning che esercita con buon mestiere e ottima qualità artistica.

Il nostro “Doctor Crooner” l’ho incrociato lo scorso venerdì 12 maggio al Contessa Jazz Club, tempietto irpino sulla via di Montevergine, che in quattro anni ha proposto stagioni musicali attente e ben curate, miscelando Jazz e altre rappresentazioni artistiche con eccellenze di Food e Wine territoriali, visione indubbiamente geniale integrare le ricchezze del territorio con la fruizione artistica di qualità.

Naim Abid ha dato il suo contributo, puntuale e ricco di trasparente passione, proponendo il meglio del repertorio di Sinatra, le perle di Ray Charles, punteggiata dall’ironia dei pezzi di Buscaglione e Carosone.

Ma è solo un aperitivo, Naim sta preparando per il prossimo futuro un repertorio proprio autoriale che, se tanto mi dà tanto, sarà una sorpresa da non perdere.


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