Mobbing? Non solo un pericolo per il lavoratore

di Maria CUOMO (*)

Nella società contemporanea si diffondono sempre più forme di “patologie lavorative” e fenomeni di sofferenza che nascono nei contesti lavorativi. Di mobbing se n’interessano quotidiani generalisti, settimanali, riviste specializzate e di intrattenimento, televisione, radio e web. Ne discutono da almeno vent’anni a questa parte gli specialisti, dai giuslavoristi agli psichiatri, economisti, politici, direttori del personale e lavoratori – direttamente colpiti o meno – da uno dei mali sociali del millennio. Il mobbing è fenomeno antico e presente in ogni cultura: In Italia ha registrato un notevole interesse da parte di discipline specializzate, con l’obiettivo comune di diffondere, soprattutto nei contesti lavorativi, la conoscenza scientifica e le dinamiche del mobbing. Il termine deriva dall’inglese “to mob” che può essere tradotto in vari modi quali ‹‹persecuzione, vessazione, abuso, violenza psicologica o morale, vittimizzazione, disagio psicologico, intimidazione, prepotenza, attacco, assalto, maltrattamento, terrore/terrorismo psicologico, discriminazione, guerra in ufficio, abusi morali››. Il benessere e la soddisfazione lavorativa sono garantiti anche dalle interazioni sociali sul posto di lavoro le quali contribuiscono altresì a sviluppare l’identità personale e sociale di una persona. Tuttavia una distorsione di queste relazioni può generare situazioni di disagio psichico e di conflitto che oramai è diventato parte integrante di molte realtà occupazionali. Tra le tipologie di conflitto lavorativo degenerato che danneggiano il sistema produttivo c’è, appunto, il mobbing. Ogni giorno ci misuriamo con diversi tipi di relazioni umane. Ne consegue che la nostra identità, il nostro benessere psicologico, la nostra autostima possono essere influenzati dal tipo e dalla qualità delle relazioni che stabiliamo con il prossimo. L’etica, intesa come ‹‹rispetto e attenzione per il prossimo››, è la base per la nascita e il mantenimento di relazioni sane all’interno di qualsiasi organizzazione, società o gruppo (e finanche nella coppia). Questo aspetto relazionale è centrale nell’ambito dell’etica del lavoro: perciò è bene domandarsi come ci si deve comportare per agire in modo morale nelle relazioni, in azienda e nel rapporto che si ha con il cliente di questa. Innanzitutto è necessario fare una profonda riflessione sui valori morali della vita perché senza questa non si possono stabilire relazioni morali con il nostro prossimo. Diversi sono i modi con cui possiamo vivere l’etica all’interno dell’azienda secondo i seguenti modi di essere o di fare: agire in modo etico vuol dire rispettare il collega in quanto persona, mostrare gentilezza verso il cliente, ecc.; vivere in modo etico vuol dire allargare l’agire in modo etico a qualsiasi altro aspetto della nostra vita aziendale; pensare in modo etico presuppone un lavoro mentale, un “esame di coscienza” ovvero una analisi ed una riflessione che è doveroso fare prima di relazionarci con altri, siano essi colleghi, dipendenti o superiori. Tutto questo per rispettare la dignità del nostro prossimo. A livello aziendale, vivere in modo etico moltiplica il benessere all’interno dell’organizzazione, perché aumenta in ciascuno il senso di giustizia ricevuta e riducendo il torto subito. Oggi viviamo un momento di forte crisi dell’etica del lavoro, dove la recrudescenza della crisi economica – dalle difficoltà economiche alla carenza di lavoro – ha riportato alla ribalta problematiche antiche che i più credevano sopite, forse addirittura estinte. La perdita di un denominatore comune e della fiducia reciproca in azienda, intensifica il sentimento del “torto subito”, del danno del disservizio, del malumore nel cliente, della depressione nel dipendente vessato. A questo punto nasce l’esigenza di costituire un organismo in grado di qualificare eticamente le aziende così come esistono altri tipi di qualificazione (si pensi per esempio alle ISO). Si riconosce anche l’importanza di insegnare l’etica del lavoro e delle organizzazioni quale premessa alle strategie di management e di gestione aziendale. Diversi sono gli obiettivi per intendere in modo nuovo il lavoro e le organizzazioni: promozione di una etica del lavoro, nascita e sviluppo di un’azienda etica, relazioni aziendali centrate sul rispetto reciproco, riduzione dei motivi di conflitto dell’organizzazione e soddisfazione del cliente. E’ soprattutto considerando i casi di mobbing che si deve sempre più pretendere, che ‹‹l’azienda pensi ed agisca in modo etico, sia nei confronti del dipendente (cliente interno), promuovendo il benessere psicologico di ciascuno, sia nei confronti del cliente esterno, stabilendo con esso il miglior rapporto e una relazione che superi la semplice transazione di compravendita››. Le aziende – ed in generale le organizzazioni, di primo, secondo e terzo settore – di successo sono quelle le cui relazioni interne e con il cliente sono attente all’aspetto etico e psicologico delle persone coinvolte. Sia che si tratti di clienti interni come dipendenti, subordinati, colleghi, sia di clienti esterni quali clienti veri e propri dei prodotti di un’azienda. Al momento attuale il successo o l’insuccesso, anche economico, di un’azienda dipende dal fatto che includa o meno regole morali tra le proprie strategie interne di management.

(*) Psicologa specializzata in vittimologia ed esperta in analisi comportamentale metodo ABA


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