Mezzogiorno: tra analisi e contro-analisi, l’unico rischio è l’indifferenza

Analisi, nient’altro che analisi. Questo è l’hobby, un po' di tutti sul Mezzogiorno. Noi abbiamo sentito forte l’esigenza di iniziare, fiduciosi che in maniera collaborativa o, perchè no, competitiva, anche altri avessero voluto farlo. Perchè il grande rischio che si corre è l'indifferenza verso se stessi.

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di Mimmo OLIVA

L’esigenza di parlarne è forte, patologica quasi. Ed è così che anche noi l’abbiamo fatto, alcuni mesi fa – subito dopo esser nati come realtà collettiva -, sperando in un segno di vita “intelligente”, o un colpo di coda.

Mi riferisco al ciclo di seminari sulla Storia del Mezzogiorno, che Polis Sviluppo e Azione ha portato avanti nel primo anno dalla costituzione. Seminari specifici ma non solo…: chi ci conosce, o chi sta imparando a conoscerci, ha potuto osservare anche nei seminari non strettamente tematici sul Sud, così come pure nelle altre iniziative apparentemente più estemporanee – i viaggi culturali ad esempio, con i quali si cerca di riscoprire luoghi, tempi e storie di un territorio prezioso ed unico, quello del Mezzogiorno d’Italia – una volontà di ricerca e riscoperta di un’ identità culturale, di tradizioni, di valori che senz’altro concorrono a costruire quella consapevolezza che è l’unica base per qualunque riflessione od azione.

Le occasioni sono state e saranno innumerevoli. In primo, perchè oggi più di ieri, nell’aria che respiriamo, c’è tanto contro la presunta Malaunità; e i contrasti sempre più esacerbati, e – sarà la crisi – lo scontento crescente che dilaga, l’avvilimento, l’apatia.

E poi, la discussione sugli aiuti di Stato, e su quanto questi hanno danneggiato o meno il Sud. MCM, Ilva, Bagnoli, l’industria agroalimentare (ma di esempi ce ne sono fin troppi), simboli di quel processo di industrializzazione prima e deindustrializzazione poi, scientificamente selvaggia del Mezzogiorno, che ha provocato solo decadimenti.

Da ultimo, infine, guardare in faccia gli attori, e capire qual ruolo hanno avuto i protagonisti nel nostro Mezzogiorno di questa storia recente.

Insomma, quanto e come hanno inciso la politica, la Chiesa, gli intellettuali, la finanza, l’imprenditoria, l’informazione, il sindacato, i cittadini, in quello che è oggi il nostro Meridione?

Tralasciando analisi e considerazioni trite e ritrite, una cosa è certa: è arrivato il momento di ripensarsi, innovarsi. Tutti, a prescindere. Più facile a dirsi che a farsi. Tant’è che i “sistemi” si autoconservano e le persone…scappano. Storia di sempre, dunque: Tanto tempo fa – ricordo – i beneficiari di aiuti pubblici furono definiti da Luigi Einaudi “trivellatori”, considerando che questi anziché trivellare le miniere, trivellavano le casse dello Stato. Oggi? Il Sud sta rispondendo come al solito: Con un’accelerazione dell’emigrazione, giovanile e non solo, da un lato, e con il trasformismo più becero dall’altro.

Un primo tentativo di riportare al centro del dibattito il Mezzogiorno, dunque, con alcune – per adesso poche, invero, ma con un ritmo sempre crescente – delle mille e mille sfaccettature di noi stessi. Lo sapevamo, non sarebbe bastato, se non per iniziare un percorso – oggi si dice così – di discussione, confronto e informazione e… perchè no, anche di rilettura della storia moderna di questo pezzo importante di Paese. Senza tentare di svuotare il mare, abbiamo sentito forte l’esigenza di farlo. Di iniziare, di dare forse un esempio che si poteva e si doveva, fiduciosi che in maniera collaborativa o, perchè no, competitiva, anche altri avessero voluto farlo.


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