Materazzo: questa volta è Abele a uccidere Caino.

Omicidio Vittorio Materazzo: catturato il fratello Luca.

 

Vittorio sospetta suo fratello Luca di aver ucciso il padre Lucio, morto a ottantuno anni nel 2013.

Vittorio viene trovato cadavere il 28 novembre 2016 sotto il portone di casa; il corpo dilaniato da quaranta coltellate.

Luca sparisce.

 

Siamo a Napoli, quartiere Chiaia, via Maria Cristina di Savoia e Vittorio e Luca sono due fratelli e di cognome fanno Materazzo, cinquantuno anni il primo, trentasei il secondo.

 

In un’atmosfera di contesa per l’eredità, nel 2014 Vittorio Materazzo dichiara i propri sospetti nei confronti del fratello minore, tanto da far aprire un’indagine. Luca viene iscritto nel registro degli indagati. Dalla riesumazione del signor Lucio non appaiono fratture, mentre Vittorio sostiene che il padre sia morto in seguito a un’aggressione.

Vittorio Materazzo – Fonte: napolitan.it

Dopo il decesso di Vittorio, i legali di Luca Materazzo, Gaetano e Maria Luisa Inserra, chiedono l’esame del DNA sul coltello trovato vicino alla vittima, sostenendo l’estraneità ai fatti del proprio assistito.

 

Il 16 dicembre 2016 a Luca Materazzo viene comunicato un Provvedimento restrittivo dalla Procura della Repubblica, trasformatosi in seguito alla sua sparizione in un mandato internazionale.

 

Il 21 dicembre 2016 su richiesta della Procura locale, nei confronti di Luca Materazzo viene spiccata dal GIP del Tribunale di Napoli un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di omicidio premeditato.

Ma dove si era nascosto l’uomo? In Spagna, a Siviglia per l’esattezza, dove lo ha scovato la polizia locale, l’Udyco Grupo III, mentre era nell’esercizio del suo nuovo lavoro: il cameriere.

 

Facciamo un passo indietro: da Napoli Luca Materazzo fugge a bordo di un autobus e fa perdere le proprie tracce per ben dieci mesi.

Già da un paio di mesi prima della scomparsa, l’uomo inizia a mettere da parte contanti – quasi trentamila euro – e acquista un biglietto di sola andata per una destinazione nell’Europa dell’Est e ricarica varie carte prepagate.

Il 28 novembre 2016, lunedì, le strade di Napoli sono deserte grazie alla partita di posticipo giocata allo stadio San Paolo dalla squadra della città.

I documenti d’identità falsi sono già pronti.

 

Bruno D’Urso è il Giudice a capo delle indagini preliminari coordinate dai PM Francesca De Renzis e Luisanna Figliolia e dal Procuratore aggiunto Nunzio Fragilasso, e il 9 dicembre la Polizia scientifica ritrova l’arma del delitto e gli indumenti indossati il giorno dell’omicidio in una discarica di vico Santa Maria della Neve al corso.

Le telecamere di stazioni ferroviarie e aeroporti non mostrano alcuna ripresa del fuggitivo, quindi le ricerche vengono dirottate sulle tratte degli autobus.

Luca Materazzo – Fonte: vocedinapoli.it

Luca Materazzo è ora rinchiuso nella prigione madrileña di Soto del Real, ma verrà tradotto nel Carcere di Civitavecchia e il processo si aprirà il 7 febbraio davanti al GUP Alfonso Sabella.

 

L’indagato si dichiara innocente.

 

Il GIP del Tribunale di Napoli nel frattempo ha archiviato l’accusa nei suoi confronti di aver ucciso il genitore.

 

 

Tra le persone che hanno incontrato e conosciuto Luca Materazzo durante il suo soggiorno a Siviglia serpeggia intanto lo sgomento.

La coinquilina dell’abitazione di Calle Teulan in cui ha abitato Materazzo, una ventenne di nome Andrea Varela Marquez, dichiara: «Ancora non riesco a muovermi per casa senza provare terrore. Ho vissuto per tre mesi con un assassino. Se Luca è stato capace di fare quello che ha fatto a un suo familiare, a suo fratello, immagino ciò che avrebbe potuto fare a me, dormendo dietro la porta accanto».

Tuttavia, il rapporto tra la ragazza e l’indagato non è limpido. Sappiamo che Luca Materazzo lavorava come cameriere presso il bar La Terrazza, ma che precedentemente aveva lavorato come operaio proprio per il padre della Varela Marquez.

«Ripeto, non risponderò su questioni che riguardano la mia famiglia e tantomeno parlerò di mio padre Carlos. Luca era uno che non amava parlare di sé. A me aveva detto di essere originario di Napoli, orfano, di avere una sorella con cui non parlava più. E mi ha mostrato il suo biglietto da visita, di avvocato».

 

Il gestore del bar La Terrazza, Manuel Daza, lo ricorda invece così: «All’inizio, circa un anno fa, si limitava a prendere un caffè, spesso anche nulla, e restava seduto a un tavolino in fondo al bar l’intera giornata, al suo computer. Poi un giorno mi ha chiesto se conoscessi un posto dove poter lavorare, anche gratis servendo ai tavoli, per imparare lo spagnolo. Ovviamente gli abbiamo offerto di restare qui e, dopo qualche settimana, il proprietario ha cominciato a retribuirlo, come barista saltuario. Abbiamo festeggiato assieme alla vigilia di Natale, poi ieri, dopo Capodanno, sono venuti tre agenti in borghese ad arrestarlo…».

Qual è quindi la verità su Luca Materazzo e su quello che ha o non ha fatto? “Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità” continuerà a seguire questo caso per voi e vi darà aggiornamenti appena possibile.

 

L’immagine di copertina è presa da Archivio Cronache della Campania

 

 

 


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