Poco dopo le 19 del 4 aprile dell’anno 1958 moriva Martin Luther King, premio Nobel per la Pace e uno dei maggiori esponenti a favore dei diritti civili in favore degli afroamericani. Anche se può sembrare riduttivo, Martin Luther King può essere considerato un modello per l’intera umanità, un’icona del ‘900, che ebbe quale scopo della propria vita la battaglia per l’integrazione e per la fine dei pregiudizi nei confronti della popolazione nera americana.

Nell’ideale comune, ancora oggi, è ricordato come uno degli eroi dei diritti civili, come colui che ha sacrificato tutto se stesso per il bene del proprio popolo. Tanti sono stati i film che hanno raccontato la sua storia, innumerevoli i libri, tante le canzoni a lui dedicate. E proprio nel 2014 Bakermat propose una canzone, “One Day”, il cui testo non era altro che il suo discorso più famoso, “I have a dream”.4fa29b25-197d-42e2-916a-97644eae5539_xl

“I have a dream”, letteralmente “io ho un sogno”, fu uno dei discorsi più celebri e più importanti dell’intera storia dell’umanità ed è sicuramente la prima cosa che viene in mente quando si parla si Martin Luther King. Il discorso si tenne il 28 agosto del 1963 a Washington in seguito alla celeberrima “marcia per il lavoro e la libertà” a cui parteciparono più di 250.000 americani. Quel giorno parteciparono tutti e sei i leader delle grandi organizzazioni per i diritti civili, compreso il presidente Kennedy, anche se titubante inizialmente per timore di possibili incidenti. Autorizzò la grande marcia davanti al monumento di Lincoln. Furono schierati oltre 5.000 uomini per evitare “una delle più grandi rivolte degli Stati Uniti” ma  la marcia fu completamente pacifica, e fu l’avvio della fine della segregazione razziale nelle scuole, con pari diritti sul lavoro e diritti civili uguali tra bianchi e neri.

imagesIl discorso durò ben 17 minuti, tutti sicuramente l’hanno visto o almeno ascoltato una volta nella vita, ma non tutti sanno che il discorso fu completamente “a braccio”. A dir la verità solo i primi sette paragrafi del discorso erano preparati, essi erano stati elaborati dal reverendo insieme ad uno dei suoi consiglieri Clarence Benjamin Jones, quando all’improvviso si levò la voce di Mahalia Jackson, cantante gospel, che urlò all’indirizzo di Martin Luther King affinchè parlasse del sogno.

Fu così che King accantonò i fogli che si era preparato ed iniziò a parlare del suo sogno, quello vero americano, del sogno di chi era in quella piazza e di chi guardava da lontano. Pronunciò il sogno otto volte: “sogno che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni, noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali”. Probabilmente proprio la spontaneità e l’improvvisazione ebbe un’importanza essenziale, diede ancora più forza al messaggio, e forse fu anche per questo, che da quel giorno Martin Luther King non lesse più nessun discorso, ma uso quei fogli come linee guida, sempre “a braccio”.


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