Marco Pantani, arriva la svolta sul caso della sua morte

Marco Pantani non era solo un ciclista, è stato uno dei più grandi atleti della storia dello sport italiano. Potremmo definire così, ad oggi, in poche righe, la sua identità. Purtroppo la storia però spesso si accanisce a ridefinire il corso normale ed equilibrato delle cose, giocando brutti scherzi. Era il 14 febbraio del 2004, Pantani viene trovato morto in un piccolo hotel di Rimini. Secondo le indagini degli inquirenti, dopo aver ispezionato, analizzato e ripreso in video quella stanza, emerse che il campione italiano sarebbe morto a causa di un suicidio causato ad un arresto cardiaco dovuto ad un presunto eccesso di sostanze stupefacenti. La notizia scosse il mondo dello sport, soprattutto la madre di Pantani, che chiese fin da subito la revisione del caso.

La storia del ciclista Marco Pantani

Il Pirata”, questo il soprannome con cui fu riconosciuto per tutto il resto della sua vita, ha scritto pagine e pagine di imprese. Praticò il ciclismo a livello professionistico dal 1992 al 2003, ottenendo in tutto 46 vittorie in carriera con i migliori risultati nelle corse a tappe vincendo un Giro d’Italia, un Tour de France e la medaglia di bronzo ai mondiali in linea del 1995, soprattutto con il team Mercatone Uno. pantaniCelebre fu proprio la sua vittoria nel Tour de France del 1998, una delle manifestazioni di maggior prestigio della storia del ciclismo. Ci riuscì 33 anni dopo un altro storico ciclista ovvero Felice Gimondi, ma soprattutto dopo un vero e proprio monumento delle corse in bici come Fausto Coppi. Un successo che però si fermò a quel maledetto Giro d’Italia del 1999 quando Pantani fu escluso a seguito di un valore di ematocrito al di sopra del consentito. Pantani risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda e, pur tornato alle gare non molto tempo dopo, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato.

Varie le ipotesi dopo la sua morte

Caduto in depressione, la vita di Marco Pantani si spense in quel che fu definito il San Valentino più triste della storia dell’Italia e dello sport in particolare. Da quel giorno, giornalisti come Davide De Zan, amici e conoscenti molto vicini al campione romagnolo, cercarono di fare il punto della situazione cercando di scavare a fondo a questa tragica storia, provando a dimostrare che in realtà il pirata fu ucciso. Mamma-PantaniFu propria Tonina, madre di Pantani, ad affermare per prima che il modo in cui era stata riconosciuta la morte di suo figlio, ovvero a causa di un’overdose, era inverosimile. “Pantani è stato assassinato simulando un’overdose”, tuonavano i quotidiani, “Doveva tacere riguardo a qualche scomodo segreto”, ribattevano altri. Sta di fatto che dal 2004, l’ipotesi che la morte di Pantani fosse legata a motivi relativi al doping nel ciclismo e alla sua squalifica, al mondo delle scommesse truccate o a quello della droga, di cui sarebbe stato a conoscenza proprio il ciclista, sarebbe stata la causa della sua uccisione. Sempre Tonina Pantani chiese infatti più volte la riapertura dell’indagine archiviata, evidenziando come le firme riscontrate per dimostrare il prelievo dei soldi da parte di Pantani per comprare la droga, in realtà sarebbero falsificate e che non ci sarebbe alcuna traccia di droga nella camera del residence. La stanza era stata messa apposta in disordine secondo la ricostruzione fatta da Tonina, residui di cibo cinese, solitamente mai preferiti da Pantani, e alcuni lividi sospetti sul corpo del ciclista, fecero supporre ad una vera e propria aggressione da parte di più di una persona, con il fine unico di forzarlo a bere l’acqua con la cocaina.

Primi spiragli di apertura da parte della Procura

Il 2 agosto 2014 la Procura della Repubblica di Rimini, a seguito di un esposto presentato dai familiari di Pantani, decise di riaprire le indagini sulla morte del ciclista con l’ipotesi di reato di “omicidio volontario”. Gioia però durata poco da parte della stessa famiglia di Pantani in quanto la procura chiese successivamente l’archiviazione delle stesse nel settembre 2015 confermando la morte per suicidio e non per omicidio.

La svolta?

Pochi giorni fa, il 14 marzo 2016, il canale Premium Sport, pubblica per intero un’intercettazione di un detenuto vicino ad ambienti legati alle scommesse clandestine. Egli, riferendosi all’episodio di Madonna di Campiglio, la tappa del Giro d’Italia del 1999 in cui Pantani fu escluso per positività al doping, evidenzia un intervento della camorra nell’esclusione di Pantani proprio in quell’edizione del Giro d’Italia. Secondo quanto scritto nell’intercettazione, il sangue del ciclista sarebbe stato deplasmato. Augusto La Torre, boss di Mondragone, sempre secondo le intercettazioni tratte da Premium Sport, confermerebbe il coinvolgimento della malavita nel caso Pantani, accusando proprio il clan camorristico di Secondigliano.Marco-Pantani 1 Una storia che nasconde quindi ancora diversi misteri da risolvere. Troppi punti oscuri che forse rimarranno chiusi in quella maledetta camera del residence di Rimini, divisi fra ipotesi e supposizioni ancora ferme in una ripida salita che solo il Pirata, Marco Pantani, avrebbe saputo scalare.


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