Marco Bergamo, muore il serial killer dei coltelli.

di Paola Bianchi

Marco Bergamo, l’assassino seriale di Bolzano, è morto il 17 ottobre. Una notizia che non ha certo fatto sensazione, ma “Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità” intende riportare alla vostra memoria i cinque orribili omicidi perpetrati ai danni di giovani donne di età compresa tra i quindici e i quarantuno anni.

Marco Bergamo - Fonte: ansa.it
Marco Bergamo – Fonte: ansa.it

Un operaio che si prende cura degli anziani genitori, un uomo tranquillo con l’hobby della fotografia, che colleziona coltelli e vive un’esistenza normale… ma di normale evidentemente in Marco Bergamo non c’è nulla; qualcosa dentro di lui all’improvviso scatta e la persona gentile e riservata di sempre inizia a uccidere.

Il giovane diplomato che si tiene impegnato con piccoli lavori saltuari soffre di sonnambulismo ed è un erotomane. Il rapporto con il mondo femminile e con il sesso è complicato, anche a causa dell’amputazione di un testicolo conseguente a un tumore. Tra le sue stranezze il furto di biancheria intima.

Marcella Casagrande - Fonte: altoadige.gelocal.it
Marcella Casagrande – Fonte: altoadige.gelocal.it

È il 3 gennaio 1985 e Marcella Casagrande, un’adolescente vicina di casa incontra il mostro che mette fine alla sua giovane vita di quindicenne a colpi di coltello. Marcella Casagrande è una ragazzina seria, frequenta il primo anno dell’Istituto Magistrale e vive con la madre, una maestra d’asilo separata dal padre, riaccompagnata a un architetto e in attesa di un figlio.

Quel giorno Marcella rientra a casa alle ore 15:15 e viene ritrovata più tardi dalla madre morta a causa di ventuno coltellate inferte con un coltello a serramanico: la prima alla schiena, le altre alla testa, al seno sinistro, al petto e al collo. La gonna è sollevata e le mutandine tagliuzzate. Non ci sono tracce di violenza sessuale. Marcella si è fidata dell’uomo sbagliato, conosciuto lungo la strada, arrivando persino a invitarlo a casa. Quando però si rifiuta di accettare le avances di Marco Bergamo, nell’uomo il rifiuto fa scattare l’istinto omicida.

Annamaria Cipolletti - Fonte: ivoltidelcrimine.wordpress.com
Annamaria Cipolletti – Fonte: ivoltidelcrimine.wordpress.com

Cinque mesi dopo, il 26 giugno, sempre accoltellata, muore Annamaria Cipolletti, un’insegnante di quarantuno anni che esercita anche il mestiere di prostituta di alto bordo.

Annamaria Cipolletti muore sotto la lama di un coltello lungo otto centimetri. Davide Rodriguez, il perito di Padova che lavora al caso, indica che le coltellate sono almeno diciannove, di cui la prima probabilmente e inferta alla schiena le ha spaccato il cuore.

Sull’agenda della Cipolletti di due anni prima c’è una nota “Marco? Mandato via”, ma l’avvocato Piccoli, difensore di Bergamo, sostiene che essendo a quell’epoca il suo assistito sedicenne, probabilmente non era in possesso della somma di denaro necessaria per pagare una prostituta di quel genere e quindi la nota non può essere riferita a lui.

Marco Bergamo non confessa l’omicidio.

Due donne che non hanno niente in comune, né età, né aspetto fisico, né vita sociale.

La furia omicida pare a questo punto fermarsi e, in effetti, per sette lunghi anni Bolzano torna a immergersi nella monotonia della vita quotidiana

Il 1992 è l’anno in cui tutto ricomincia e il coltello di Marco Bergamo si concentra su tre prostitute: Renate Rauch di ventiquattro anni uccisa il 7 gennaio, Renate Troger di diciannove morta il 21 marzo e Marika Zorzi ventenne assassinata il 6 agosto, il giorno del ventiseiesimo compleanno dell’omicida.

Renate Rauch cade sotto la furia di ventiquattro coltellate nel piazzale di un benzinaio nel centro di Bolzano, solitamente frequentato da prostitute.

Sulla tomba della ragazza, alcuni giorni dopo il funerale, la scritta su un biglietto recita “Mi dispiace, ma quello che ho fatto doveva essere fatto, e tu lo sapevi.” I periti riscontreranno che la grafia è quella di Marco Bergamo, che inizialmente nega l’omicidio, ma in seguito lo confessa.

Renate Troger - Fonte: altoadige.gelocal.it
Renate Troger – Fonte: altoadige.gelocal.it

Renate Troger ha diciotto anni e quattordici colpi di coltello straziano il suo corpo poi abbandonato in un piazzale. Il dottor Giovanni Bonan dell’Università di Padova rileva che la ragazza è stata prima strangolata. Le coltellate sono state inferte con una forza tale da perforarle i polmoni.

Marika Zorzi, anche lei prostituta, viene accoltellata ventisei volte in via Macello a Bolzano in un ritrovo pere “lucciole” e ritrovata lungo la strada che da Bolzano porta a Colle.

Alcuni testimoni oculari indicano una Seat Ibiza rossa.

Quando Marco Bergamo viene fermato, poco tempo dopo l’ultimo delitto, si trova a bordo della sua automobile, una Seat Ibiza rossa; manca uno specchietto retrovisore, ritrovato poi sulla scena del crimine e i sedili sono sporchi del sangue della sua vittima.

Interrogato, Marco Bergamo confessa solamente tre omicidi e nega di aver ucciso Anna Maria Cipolletti e Renate Troger. Visto il modus operandi però, la Corte, nella persona di Guido Rispoli, il Pubblico Ministero, riconosce similitudini con gli altri omicidi e lo condanna per tutti e cinque gli assassinii a quattro ergastoli e trenta anni di reclusione, asserendo seguendo il parere del dottor Enzo Cacciatore che il serial killer è in grado di intendere e di volere, nonostante il parere contrario del perito della difesa Francesco Introna dell’Università di Padova.

Il processo inizia il 23 settembre 1993 e si conclude il 29 novembre 1994. In quest’arco di tempo, il 17 aprile 1994, Renato Bergamo, il padre del mostro, si suicida impiccandosi.

Nel 2014 Marco Bergamo chiede il rito abbreviato, ma la Corte d’Assise di Bolzano respinge la richiesta perché il rito abbreviato non era al tempo della condanna di Bergamo previsto per reati che prevedono la pena dell’ergastolo e perché, secondo il codice penale italiano, non è prevista l’applicazione retroattiva, quando è stata emessa una sentenza definitiva e irrevocabile.

In questo ultimo periodo Marco Bergamo, recluso nel carcere di Bollate a Milano, era stato ricoverato per problemi polmonari che, a cinquantuno anni, lo hanno portato alla morte.

Una motivazione dietro gli efferati omicidi di Marco Bergamo, ovviamente non giustificata, né accettata, può essere individuata nel senso di disagio legato al rifiuto o alla derisione, reale o immaginata, da parte delle donne, che il serial killer soffriva pesantemente a causa della sua menomazione fisica. Anche il fatto che le donne assassinate fossero tutte prostitute indica abitudini sociali e sessuali estreme lontane da una normale vita sentimentale. L’unica vittima che si estranea dal gruppo è la piccola Marcella Casagrande, che probabilmente aveva attirato la sua attenzione semplicemente per la vicinanza del luogo abitativo, ma che, acerba donna appena affacciata alla vita, niente aveva a che fare col mondo torbido e pericoloso del sesso a pagamento.


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