“L’uomo nero” di Brunori Sas vince il premio Amnesty International 2018

Il Premio di Amnesty International Italia al miglior brano sui diritti umani pubblicato nel corso del 2017, va a “L’uomo nero”, canzone sull’intolleranza di Dario Brunori.

Vinto da Enzo Avitabile, Francesco Guccini, Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Nada. Per il 2018 il premio Amnesty International Italia è stato vinto da “L’uomo nero” di Brunori Sas, brano che lo scorso anno aveva già vinto il Premio Tenco.

Ma chi è Brunori Sas?

Dario Brunori nasce a Cosenza, il 28 settembre 1977. Ha frequentato l’Università degli Studi di Siena dove ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio. Nel 2009 si affaccia all’universo cantautorale italiano, con lo pseudonimo di Brunori SAS pubblicando nel giugno il suo album d’esordio, Vol. 1: un canzoniere italiano fatto di brani semplici e diretti, filtrati da sonorità rétro e pieni di quell’immaginario dei ricordi dei trentenni dell’epoca, ossia i primi anni ’90. Il disco si aggiudica il Premio Ciampi 2009 come “miglior disco d’esordio” e la Targa Tenco 2010 come “miglior esordiente”.

Dopo 2 anni, Brunori torna con Vol. 2 – Poveri Cristi. In questo lavoro lascia alle spalle la nostalgia e il racconto autobiografico e sposta lo sguardo verso le storie di vita altrui. La scrittura è insieme amara e speranzosa, la forma canzone è melodica e all’italiana.

Nel 2014 viene pubblicato il suo terzo album Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi. L’album è stato registrato in un convento di Belmonte Calabro con il produttore giapponese Taketo Gohara. Tra marzo e aprile 2014 il tour nei club Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi registra il sold-out in tutte le tappe.

Da allora, Dario Brunori non smette mai di fare musica e teatro e, nel 2017 nasce “A casa tutto bene”, album che contiene il brano vincitore del premio Amnesty International 2018.

“Mai come oggi ‘L’uomo nero’ assume un significato speciale per me”, ha detto Dario Brunori. “Nello spettacolo teatrale che sto portando in giro è il pezzo che più mi emoziona cantare, un’emozione e una tensione che avverto forte anche nelle persone che ho di fronte ogni sera. Eppure all’epoca ho avuto difficoltà ad affrontarlo perché, visto il tema, era facile cadere nella retorica anacronistica del cantautore militante, in un’invettiva scontata contro il dilagare di nuove forme di intolleranza, contro le piccole e grandi derive xenofobe degli ultimi anni. In realtà non mi interessava tanto parlare del fenomeno in sé, quanto del fenomeno in me, come diceva qualcuno. Il fuoco del pezzo sta tutto nell’ultimo verso: ‘Io che sorseggio l’ennesimo amaro, seduto a un tavolo sui Navigli, pensando in fondo va tutto bene, mi basta solo non fare figli… e invece no'”

Secondo Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, “i diritti umani sono una questione di comportamenti, di regole, ma anche, e forse ancora prima, di clima. Il clima di oggi è pessimo. Di questo clima parla la canzone di Dario Brunori vincitrice dell’edizione 2018 del Premio Amnesty International Italia di Voci per la Libertà. E del veleno che contamina la vita pubblica e la convivenza civile. E di un’idea, l’idea aberrante del ‘noi contro gli altri’: contro gli altri che, essendo diversi da noi, fanno paura, sono una minaccia da tenere a distanza, da cui difendersi, possibilmente da eliminare. Amnesty International fa davvero tutto quello che può per contrastare il clima di odio che si diffonde nel mondo e che non risparmia neppure il nostro paese, e si sforza di creare antidoti per questo veleno. Ma ha bisogno di alleati e li cerca – e li trova – nel mondo dell’arte e della canzone”.

 

 

Il testo completo de “L’uomo nero”:

Hai notato l’uomo nero
Spesso ha un debole per i cani
Pubblica foto coi suoi bambini
Vestito in abiti militari
Hai notato che spesso dice
Che noi siamo troppo buoni
E che a esser tolleranti poi
Si passa per coglioni
Hai notato che gli argomenti
Sono sempre più o meno quelli
Rubano, sporcano, puzzano e allora
Olio di ricino e manganelli
Hai notato che parla ancora
Di razza pura, di razza ariana
Ma poi spesso è un po’ meno ortodosso
Quando si tratta di una puttana
E tu, tu che pensavi
Che fosse tutta acqua passata
Che questa tragica misera storia
Non si sarebbe più ripetuta
Tu che credevi nel progresso
E nei sorrisi di Mandela
Tu che pensavi che dopo l’inverno sarebbe arrivata una primavera
E invece no
E invece no
Hai notato


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