L’ultimo libro di Mario Raito: i versi postumi del poeta escursionista

Scrittore, poeta, amante della montagna: perse la vita nel 2017 precipitando in un vallone

di Davide Speranza

 

“Ora mi siedo contro il tempo e scriverò poesia a fior di passione che, nella florida radura della grazia, raccoglie bacche, semi e gustosi vermi da conservare prima che venga il gelo”.

I versi del poeta Mario Raito parlano alla natura e all’esistenza umana, partendo dal territorio natio per raggiungere i confini più lontani dello spirito contemporaneo. Originario di Nocera Inferiore, persona restia al clamore, Raito avrebbe compiuto 77 anni a novembre scorso e, se avesse avuto ancora un po’ di tempo, sarebbe entrato di diritto nell’ambito dei Poeti di rilievo nazionale. Purtroppo un tragico incidente in montagna ha stroncato il suo percorso. Ma continuano a vivere le sue opere.

Oggi pomeriggio, alle ore 17, negli spazi del teatro degli Olivetani (ex direzione generale Asl Sa 1), verrà presentato il suo ultimo libro “Misura Esistenziale” (Albatros edizioni). Un’opera postuma, una silloge di 73 composizioni, che tratteggia i contorni di un artista capace di cogliere l’ironia della vita, addentrandosi nei valloni reconditi dell’animo con la stessa vis vitae con cui scalava le alture della sua amata Regione. A parlare di Mario Raito saranno due docenti universitari Alberto Mirabella (Università degli Studi di Salerno) e Francesco D’Episcopo (Università Federico II di Napoli), affiancati dagli interventi del medico Alfredo Salucci e dell’assessore alla Cultura del Comune di Nocera Inferiore, Federica Fortino.

Un momento commosso, dove protagonista è la poesia. Il termine commozione è d’obbligo, in questo caso. Mario Raito fu protagonista l’anno scorso (giugno 2017) di un incidente, durante una delle sue escursioni in montagna. La passione per la natura lo aveva spinto a recarsi nei pressi delle Grotte di Annibale, sui monti Lattari (Antiappennino campano). Un malore lo colse nel pieno della sua passeggiata. Familiari, carabinieri, vigili del fuoco, il Soccorso Alpino Speleologico-Servizio regionale Campania, varie associazioni di volontariato come Papa Charlie, Croce Azzurra, la Monti Lattari, la protezione civile rocchese. Un piccolo esercito di persone si era messo in cerca dell’uomo. L’allarme fu dato da una guardia ambientale italiana (sezione Angri) Gerardo Archimede, che si trovava sul posto per attività di trekking. Il corpo dell’anziano fu poi ritrovato in un vallone.

Da allora, i suoi cari – la moglie Giuseppina Mancuso e i figli Dionisio, Davide, Daniele – hanno cercato di far conoscere l’opera del 77enne. Molte le pubblicazioni: “Filo spinato”, “Ruolino di marcia”, “Consueti limiti”, “Coincidenze impreviste” e “Ordinario derivato”. Versi che gli valsero l’attenzione della critica accademica e di letterati. <<La sua passione era la poesia – racconta il figlio Dionisio – Una dote che ha sempre avuto, fin da bambino. Una vocazione naturale. La poesia, per mio padre, era bellezza e sofferenza. E poi c’era l’amore per l’escursionismo, nato negli ultimi 20 anni. Conosceva bene le montagne del territorio e oltre. Gli Alburni, i rilievi di Cava de’ Tirreni, il Sentiero degli Dei fino ad Agerola, le zone del Salernitano e dell’Avellinese. Papà amava molto la natura e poi era andato in pensione nel 2006. Aveva tempo per scoprire nuovi posti. Molti esperti del settore, che si sono occupati della sua poetica, lo hanno riconosciuto come un grande poeta. Ci premeva portare a conoscenza i suoi versi. Aveva il dono della parola e non è facile avvicinare tante persone alla poesia>>.

 

A proposito della poesia di Raito,  ecco come il professore Francesco D’Episcopo (docente di Letteratura Italiana alla Federico II di Napoli) ne parla: <<Raito manipola, dunque, la parola in modo scopertamente meta-fisico, spremendo la sua polpa semantica più profonda per tirare fuori l’aspro e il dolce della vita, quasi, alla fine, per arricchire l’infuso di pensieri allegri e dolenti…Nella poesia di questo poeta c’è la grande e umile fatica della vita…Una poesia, dunque, ammaliante e disperante nella ricerca dell’unione con la parola…>>.

Mario Raito

Nelle opere di Raito, si passa insomma dai versi esistenziali di “Talvolta con rimpianto” tratto da “Consueti limiti” (Sicché, diciamolo ora senza pudore: talvolta con rimpianto si giunge a non sapere, a non riconoscersi più…) a riflessioni filosofiche come quelle dei “Frutti proibiti”: <<Il silenzio e la parola non s’alternano assennati né stanno insieme sgravati, si guatano e si fronteggiano come una tregua e l’ora ics, come un solitario diadema che attenta virtù d’amante, come divoranti felci imperiali nel sudore di brughiera>>. Tutto l’impianto poetico è arricchito da una potente e visionaria percezione della Natura, della sua bellezza e della ironica e spietata capacità con cui essa fa sprofondare il pensiero negli abissi dell’assurdo.


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