Longlife Learning, il Potere della Conoscenza 

Da diverso tempo si parla di disoccupazione - in particolare quella giovanile, ma anche di assenza di lavoro ed addirittura di porspettive. Da più parti sono state lanciate proposte che però non sembrano necessariamente essere convincenti. Apriamo la discussione con un pezzo sull'apprendimento permanente. Cos'é in sostanza? Scopriamolo assieme

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di Pierpaolo Attanasio

Spesso sento parlare ed ipotizzare alcuni miei coetanei ed esperti di formazione e strategie aziendali, sui possibili scenari del mondo del lavoro e dell’economia nel 2030 o nel 2050, ed alla fine, quasi sempre si materializza uno scenario incerto, fatto sempre meno da posti di lavoro manuali e/o di produzione e sempre di più di professioni di concetto, basate su grandi conoscenze specifiche, quasi tutti nell’ambito delle programmazione di software ed assistenza telematica delle più svariate attività o settori, dall’assistenza sanitaria remota, ai grafici di realtà virtuali, dai programmatori di robots domestici e case intelligenti a desiners di stampe 3d.

Quindi se in questo scenario così descritto dagli esperti di tutto il mondo, dove la maggior parte concorda sul fatto che ci saranno sempre meno posti di lavoro per come oggi li conosciamo, e l’economia sarà sempre di più gestita da multinazionali che manterranno il controllo della produzione dei beni (e delle materie prime) e quindi ci sarà sempre meno spazio per le piccole imprese (tranne quelle – forse – di innovation technology) di crescere ed affermarsi sul mercato globalizzato, la domanda che mi pongo è: “allora, quale sarà la possibilità per la gran parte dei giovani Italiani, che in questo momento non ha nemmeno idea di quello che potrà accadere tra 15 o 20 anni di poter avere al di là della propria professione attuale o futura (che molto probabilmente sarà in crisi) un economia personale, che gli permetta di poter vivere ad un livello medio-alto?”

La risposta è semplice da attuare, ma è difficile da far comprendere, non tanto alle nuovissime generazioni, ma quanto alla mia, e quella precedente che nel 2030, vista la situazione, dovranno ancora lavorare per vivere, e si basa su dei concetti conosciuti da molti, ma adottati da pochi:

– L’abitudine ad aggiornarsi continuamente, ma non come credono in parecchi leggendo un po’ di qua e di la notizie confuse su internet o qualche libro di tanto in tanto, ma creandosi uno piano di studi su diverse materie e seguendo corsi di esperti specializzati;
– La diversificazione delle attività e/o dei redditi;
– La predisposizione al continuo cambiamento di azienda e/o dei processi lavorativi all’interno della stessa professione;
– La creazione di una propria internet reputation;
– Avere delle attività legate alla distribuzione di prodotti e/o servizi,

Ma analizziamole nello specifico, la prima, la terza e la quarta, sono specifiche di un cambiamento culturale che DEVE AVVENIRE, e ripeto DEVE AVVENIRE nelle persone, se non vorranno trovarsi implicate in difficili situazioni economiche e personali in futuro, e che sono rivolte alla cultura, che spesso viene anche chiamata LIFELONG LEARNING (cioè apprendimento permanente), che non è altro che il continuare a studiare, anche materie diverse, mirando all’acquisizione di competenze in linea con i cambiamenti ed i bisogni sociali e lavorativi delle future epoche.

Si, perché se prima le epoche duravano millenni (fino al Medievo), successivamente qualche secolo nella fase delle rivoluzioni sociali ed industriali, già agli inizi del secolo scorso avevamo delle epoche che duravano circa 50 anni, vedi il pre- e post- Guerra Mondiale, per poi passare a quelle di circa 20 anni come il pre- e post- boom economico ed era di Internet, per arrivare ai giorni nostri con i social network e domani ancora con i virtual social, dove le epoche cambieranno nell’arco di 3/5 anni.

Ciò significa che quello che abbiamo imparato ieri non basta oggi, e quello che impariamo oggi non basterà domani, per affrontare le sfide del futuro, uno dei miei slogan preferiti è: “Pensa a quanto ti costerà continuare ad ignorare…” a mio avviso, costerà tantissimo in termini culturali ed economici.

Alla luce di tutto ciò, quindi, i primi tre punti analizzati serviranno ad acquisire la base di ragionamento nell’epoche future ed il punto 2 e 5 saranno la soluzione per avere delle finanze in positivo e non subire, quando ci saranno, i cali di una singola attività.

Una delle regole economiche accademiche, dice una cosa molto semplice: se sei una persona monoreddito e la tua attività o il tuo settore va in crisi, tu seguirai il settore e la crisi, quindi la soluzione a ciò, è di avere un entrata di reddito principale ed almeno 2 o 3 entrate minori e/o uguali al primo reddito da altri settori,  e qui mi lego a spiegare l’ultimo punto, perché le reti distributive sono la soluzione al problema, innanzitutto perché distribuire un prodotto da un azienda Leader del mercato che fa vendita diretta (cioè Azienda/Cliente) non ha investimenti in termini economici (perché li fa generalmente l’azienda) ma solo un investimento di tempo, e perché come detto sopra, sempre più aziende stanno assumendo questo tipo di marketing, che permette di allargare il mercato di distribuzione grazie al lavoro della rete con un costo minore in termini pubblicitari (ce ne sono tantissime in tutti settori, da quello estetico a quello alimentare, da quello del gioco al quello informatico).


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