Lomascuro e la lezione di don Enrico

0

di Patrizia Sereno

Dicono che con il trascorrere degli anni si diventi …più facili alle lacrime. Sarà vero, ma sarà stato di certo anche il potere delle parole quello in ragione per il quale, per ben due volte, ho fatto a mala pena in tempo a volgere lo sguardo altrove, camuffando la commozione, mentre leggevo ai miei ragazzi alcuni passi di “Lomascuro”, il romanzo che Maria Rossi ha scritto ispirandosi alla maiuscola figura di don Enrico Smaldone. A scuola ci stiamo preparando ad accogliere Maria ed il suo lavoro. Lo stiamo facendo un po’ in tutte le classi, dalla prima alla terza della nostra Secondaria di Primo Grado. In terza con una particolarità: agli studenti abbiamo proposto di tracciare un parallelo tra il romanzo storico di Alessandro Manzoni e il romanzo storico della loro acuta conterranea. L’approccio “scientifico” – e non poteva essere diversamente – ha presto ceduto il posto alla partecipazione umana (accompagnata da occhi lucidi e ripetuta necessità di schiarire la voce), quale inalienabile compagna di alcuni passi.

Quanto deve essere brutto avere paura del buio, dei mostri che esso genera e non avere una mamma affettuosa o un padre forte pronto a debellare quelle paure. […] Saranno orfani ma non saranno mai soli. Saranno anche soli, ma non saranno mai inermi ed abbandonati a se stessi: la Città darà loro la forza e la consapevolezza di essere uomini dignitosi, a cui la società deve rispetto perché essi ne fanno parte […].

Sono solo alcuni dei periodi che mi hanno emozionato all’inverosimile, come lettrice, come mamma, come docente. Parole che mi hanno emozionata ancora di più perché le ho sentite calzare a pennello ai miei ragazzi, quelli che frequentano una “scuola di frontiera” quale l’IC Smaldone di Angri, quelli che lottano con le unghie e con i denti contro le facili etichette, quelli che ogni giorno rivendicato attenzione, rispetto, riconoscimento della loro dignità sociale. Parole che mi hanno resa ancora più fiera di  lavorare in quella scuola che la mattina accoglie la sua popolazione con il mezzo busto di don Enrico e dove profondono energia, sudore e a volte rabbia quei miei colleghi il cui impegno quotidiano sta diventando per me una lezione di vita e di umanità senza precedenti.

Per una delle mie solite “coincidenze”, mi sono imbattuta, qualche mese fa, in un evento che – rilanciato dalla rete – ha attirato la mia attenzione. Una delle presentazioni dell’opera di Maria Rossi ispirata al sacerdote che dà il nome all’istituto comprensivo dove ho la fortuna di insegnare. E così si è accesa la classica lampadina. E con me ho trascinato una serie di persone: l’autrice del romanzo, il dirigente dell’IC Smaldone Raffaele Paolomba, don Ciro Galise (parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie, “fortino” del quartiere), il pediatra Enzo Stile (organizzatore dell’appuntamento) e l’avvocato Ettore Verrillo, la dirigente dell’istituto comprensivo Virgilio IV di Scampia Lucia Vollaro (la cui esperienza diventa uno stimolo e una forte di ispirazione, visto che dimostra come Scampia non è solo Gomorra), il direttore del Risorgimento nocerino Gigi Di Mauro,

 Ho voluto a tutti i costi che il romanzo di Maria Rossi fosse presentato anche nella scuola dove i ragazzi crescono nel solco di don Enrico, in uno dei quartieri popolari di Angri. Con gli stessi relatori che avevo letto nell’elenco dell’evento organizzato a Nocera Inferiore. Poi ho cominciato a prepararmi per poter guidare i ragazzi nell’approccio al romanzo “Lomascuro”. Ed è allora che mi sono buttata a capofitto nella storia umana del “prete della Città dei ragazzi” e in pagine di un romanzo, quello di Maria Rossi, dove la statura della figura storica di don Enrico Smaldone si sposa con una prosa avvincente, appassionata ed appassionante, di manzoniana impronta. Non fosse altro che per “gli ultimi” cui don Enrico – in odor di santità – dedicò tutta la sua vita: orfani cui insegnò cosa può essere l’amore di una madre e di un padre, regalando loro finanche il termine intimo ed affettuoso con cui, al calar della sera, la madre cercava di convincerlo a rientrare in casa. Orfani, “ultimi” che lo ricambiarono confermandogli che sulla Città – nel loro immaginario – non sarebbe mai calato il buio.

“Lomascuro” è una lettura da fare a tutti i costi. Perché – scusate la presunzione del giudizio – la contropartita è la consapevolezza essere, giunti all’ultima pagina, un po’ più ricchi…


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments