L’obesità è una disabilità?

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Fonte: slideplayer.it

La rubrica “Diversamente fighissimi” all’interno del magazine di Polis SA tratta, come ormai i nostri lettori sanno, problematiche inerenti la disabilità.

Il nostro intento è quello di prendervi per mano e accompagnarvi all’interno di questo mondo spesso sconosciuto, frainteso o sottovalutato.

Cosa significa quindi disabilità? disabilità = di·ṣa·bi·li·tà/sostantivo femminile non com. – Mancanza o assenza di abilità.”

Fonte: slideplayer.it
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È in quest’ottica che ci rendiamo conto di quante “disabilità velate” vivono quotidianamente accanto a noi, senza che riusciamo a percepirle realmente.

In quest’articolo desidero indirizzarmi in particolare verso l’eccesso di peso e l’obesità, essendo convinta che queste due situazioni rendano spesso non abili all’integrazione sociale.

Senza addentrarci in inutili quanto scontate polemiche sui falsi valori e sugli inveritieri stereotipi inculcatici dalla proposta di finte e insane bellezze, non possiamo ignorare il preoccupante dato che riporta come un miliardo e mezzo di persone adulte siano in sovrappeso e che duecento milioni di uomini e trecento milioni di donne tra queste siano obese. Di fronte a un resoconto simile, il pericolo per la salute supera senza dubbio il fattore prettamente estetico.

Fonte: unavitasumisura.it
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Tuttavia, l’impatto che questi problemi possono creare a livello sociale sono notevoli. Una donna o un uomo in sovrappeso, o addirittura obesi, possono vivere la stessa condizione psicologica di un disabile, non sentendosi accettati “dagli altri” e non sentendosi abili a interagire in una maniera normale con il resto del mondo.

Volti da copertina, fisici perfetti, modelle e modelli simili a statue greche, misure da bambola… tutto concorre ad accrescere il senso di disagio di chi veste almeno sei taglie in più di quanto permesso dai dogmi della passerella, di chi non può correre serenamente in un parco sfoggiando muscoli definiti e scattanti, perché tra l’altro nel suo caso sarebbe deleterio per la salute, di chi vorrebbe godersi una sana giornata al mare, ma considera “la prova costume” un esame che nella vita non supererà mai.

Fonte: centromind.it
Fonte: centromind.it

A queste persone si potrebbe rispondere che il loro unico obiettivo dovrebbe essere quello di risolvere o arginare la loro condizione al solo scopo di migliorare la propria salute e allungare le proprie aspettative di vita, ma il nostro consiglio verrebbe sicuramente accolto con una consapevolezza amara, e il desiderio di non essere derisi o compatiti, di passare inosservati, di poter prendere il sole in spiaggia senza essere additati, rimarrebbe forte e costante.

Questo è il motivo che mi spinge a credere di poter fare un parallelo con la disabilità in generale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sostiene che l’obesità rappresenti uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo.

Come nel caso della disabilità, inoltre, sovrappeso e obesità riguardano sì il singolo, ma anche i governi, le istituzioni e, appunto, la società.

Al fine di evitare errori di pianificazione sanitaria, infatti, si è compreso quanto sia fondamentale studiare le abitudini alimentari della popolazione, considerevolmente cambiata in tutto il mondo negli ultimi cinquanta anni.

Nella nostra società del benessere, è importante un giusto supporto psicologico per intraprendere con successo un percorso, spesso lungo, all’interno delle problematiche sopra citate.

Depressione, ansia, angoscia e rabbia sono i sentimenti più comunemente associati allo stato del sovrappeso e dell’obesità, ecco perché un intervento a livello psicologico può essere utile a riacquisire la consapevolezza del proprio io e a motivare il soggetto nelle sue scelte e nei suoi impegni.

La percezione comune del cibo, della necessità di mangiare, della bellezza e della salute è sicuramente cambiata nei secoli. La percezione del “diverso” in realtà poco. Campagne atte a sensibilizzare una cultura di unità, comunità e solidarietà sortiscono fortunatamente spesso risultati molto positivi, come abbiamo anche letto nell’articolo “Rotelle in passerella” sempre nella rubrica “Diversamente fighissimi”, ma onestamente penso che la strada da percorrere sia ancora lunga.

Forse considerare negativamente il “diverso” è insito nel nostro DNA, ma non possiamo negare come istintivamente il nostro sguardo cambi rivolgendosi a una persona in carrozzella, o a un’altra taglia tripla XL…

Fonte: bellagente.club
Fonte: bellagente.club

È ovvio come il cambiamento debba partire da noi! È assolutamente necessario comprendere il nostro prossimo, accantonare la superbia e la presunzione, focalizzare i veri valori umani e sociali e ridisegnare insieme una società in cui non esistono disabili, ma solamente diversamente fighissimi.

 


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