Ben, settantenne, approfittando di un programma per la terza età, diventa stagista a New York di una start up di moda su internet, la cui fondatrice è la stressata Jules.

Le star di questo delizioso film “Lo Stagista Inaspettato” (USA, 2015) sono due attori di due generazioni diverse: il veterano Robert De Niro, una leggenda vivente del cinema, e la giovane ma ormai collaudatissima Anne Hathaway. Ma colei che ha operato il miracolo di una doppialo-stagista-inaspettato-film-06-1150x670 presenza che non vivesse della semplice “sommatoria” meccanica di due mostri di Hollywood, che avrebbero potuto intralciarsi l’un l’altra, è la sceneggiatrice e regista della pellicola: Nancy Meyers.

La Meyers nasce come sceneggiatrice tv poi passa al cinema: un suo film, “Tutto può succedere”, ha ottenuto una nomination Oscar per la miglior interpretazione (Diane Keaton). A lei si deve un film  – ma su una sceneggiatura non sua – che è diventato un cult,“What women want – Quello che le donne vogliono” (‘00), con Mel Gibson ed Helen Hunt.

locandina-lo-stagista-inaspettato_dyxNJUbQual è il suo tocco? Ma poi: esiste uno stile di scrittura al cinema? La risposta è sì. Soprattutto nel cinema americano classico, che arriva fino ai nostri giorni, sia nella commedie che in altri generi, si nota la differenza qualitativa nei vari modi con cui portare avanti e/o definire un personaggio.

Faccio un esempio: Ben è sempre rasato e mai sciatto nel vestire. I giovani smanettoni, imbranati come da copione, gliene domandano perplessi il perché ma lui, pur annuendo sornione, non dà ragioni. Così è il suo personaggio – tra l’altro è stato un manager self made man, nei suoi anni – che rappresenta del tutto un’altra generazione ormai remotissima da loro: ed è su questa base che s’instaura la relazione tra i personaggi che è credibile e mai forzata.

Come anche accuratamente è costruito il rapporto tra Jules e suo marito, che è diventato padre-casalingo, con un più o meno armonico e simmetrico scambio di ruoli con la moglie, lanciatissima nel business.

È chiaro che questa è la vera e non predicatoria parità tra i due allorché, anche se con tutto il suo carico di frustrazioni “culturali” nell’animo del marito, c’è lo scambio paritetico e “funzionale” di ruoli in una famiglia che voglia farsi carico affettivamente della propria bambina. E tutto ciò è detto con semplicità: con chiarezza narrativa, accenni “laterali”, ma messi al posto giusto.

Così ancora ci domandiamo: ma come fa un ultrasettantenne ad essere così aperto e sensibile sul mondo delle donne? Ad un certo punto afferma che è vedovo, e di una donna che era preside in una scuola, e che amava il suo lavoro e che lui ha molto e a lungo amato.

Questo ci suggerisLo stagista inaspettato TIN-FP-0013ce diverse ulteriori informazioni ovvero che questa donna era lei stessa una manager, che lui ne comprendeva, rispettava e ammirava il ruolo e le responsabilità, che pur non essendo molto ben retribuite erano di spessore umano e personale.

Ci suggerisce, in definitiva, delle condizioni e motivazioni personali di tipo psicologico su cui è costruita la stima e l’affetto per Jules, donna per nulla mediocre e che, pur avendo ottenuto il successo, non ha perso la sua umanità, in analogia con ciò che era la moglie. Sono dettagli: ma sono per l’appunto quelli che fanno la differenza.

Il film però è costruito con un ritmo brioso, non solo sui personaggi, che sono simpatici senza essere troppo ammiccanti, ma anche sulla definizione degli spazi e delle azioni, ben poche in verità. Funzionano perché sono incastonate in una sempre presente, curata e fluida atmosfera narrativa e visuale.

Il ruolo della fotografia urbana, del veterano, bravissimo Stephen Goldblatt, aiuta a definire – a dipingere, starei per dire –  una New York  aperta e friendly. E in questa è anche ben costruito il vivere in comunità in quello che era una spazio di fabbrica. Il rapporto tra i due divi è tale che non “si rubano” mai la scena: Anne Hathaway è una young adult bella e affascinante.


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