L’Italia raggiunge l’obiettivo UE: 1 bimbo su 3 ha un posto al nido

L’Italia raggiunge e supera l’obiettivo dell’Unione Europea e fornisce ad un bambino su 3 un posto al nido, passando dal 25% del 2012 al 34,4% del 2016. 

Secondo i nuovi dati pubblicati dalla Commissione Europea, il nostro Paese è riuscito a superare la soglia fissata nel 2002 dal Consiglio Europeo sullo sviluppo dell’offerta di servizi per l’infanzia. Non solo il 34,4% dei bimbi va all’asilo nido, ma il 92,6% di bambini frequenta la scuola materna dai 3 anni, fino all’inizio della scuola dell’obbligo.

Con una media europea del 86,5%, i Paesi Europei sono anche sul punto di raggiungere l’obiettivo del 90% dei bambini, di età compresa tra i 3 anni e l’età scolastica obbligatoria, che beneficiano di servizi per l’infanzia, come le scuole materne.

Le differenze tra i Paesi, però, sono molte: solo 12 Stati, tra cui l’Italia, sono riusciti a raggiungere l’obiettivo sia per gli asili nidi che per le scuole materne di qualità e a prezzi abbordabili. Nonostante questo, uno dei problemi principali che si riscontrano, è l’eccessivo peso che la cura dei figli ha sulle prospettive e sulle possibilità di carriera e lavoro delle donne. In Italia, il 20% delle donne (la decima percentuale più bassa dell’UE) dichiara di aver rinunciato al lavoro o a un contratto a tempo pieno per le difficoltà legate ai costi o alla mancanza di asili per il proprio bambino.

Infatti, le tariffe per la frequentazione delle strutture risultano molto diverse da città a città: nei grandi centri del Nord non bastano 500 euro al mese; al Sud va un po’ meglio, anche se la richiesta è solitamente bassa e fino all’ora di pranzo, perchè la tendenza è quella di tenere a casa i bambini fino ai 3 anni.

La Commissione Europea ha sottolineato che i motivi economici contano per il 22,8% tra le ragioni per cui le famiglie italiane decidono di non mandare i bambini all’asilo, e solo il 3,4% per mancanza di posti disponibili. Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro all’asilo, alla materna e alle elementari, spende al mese circa 380 euro, precisamente 300 per la retta e circa 80 per la mensa.

Per la commissaria UE all’Uguaglianza di genere, Vĕra Jourová, “il processo per raggiungere gli obiettivi di Barcellona è stato troppo lento. Dobbiamo continuare i nostri sforzi per aiutare i genitori che lavorano”. A tal proposito, la Commissione ricorda il pacchetto di proposte per migliorare la conciliazione vita-lavoro dei genitori, presentato qualche mese fa e che è attualmente in discussione al Parlamento europeo.

Tra le misure proposte, c’è il congedo di paternità minimo di 10 giorni per tutti gli Stati membri e più flessibilità per i giorni di ferie (pagati) per i genitori di bambini sotto i 12 anni.

 


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