Intervista alla regista Maria Giustina Laurenzi: «Il vero femminismo non esiste più»

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di Marcella De Angelis

Una donna che esprime classe ed eleganza, ma anche caparbietà e determinazione; una figura che coniuga amorevolezza e gentilezza senza rinunciare alla forza e all’autorevolezza. Maria Giustina Laurenzi, regista italiana, ha combattuto con difficoltà e impegno le battaglie femministe senza mai mettere in discussione l’importanza dell’impronta prettamente femminile che la donna imprime nella società col suo ruolo di moglie e mamma: «È del tutto naturale che la donna sia istintivamente dedita all’accudimento della famiglia e dei figli. Trovo invece assurdo e triste il fatto che siano gli uomini a rinunciare alla meravigliosa esperienza di seguire e supportare la donna in questa missione.»

Essere donna è stato d’ostacolo per l’affermazione nel tuo lavoro?
«Certamente sì. Anche se il mio campo lavorativo non era tra quelli completamente inibiti alle donne, quando ho manifestato la mia intenzione di affermarmi nel settore del giornalismo e del teatro non ho ricevuto il sostegno della mia famiglia e questo è stato per me motivo di sacrifici e rinunce. Ma ne è valsa la pena, e soprattutto la mia esperienza personale mi ha condotto a portare avanti le mie idee con una passione e una convinzione che hanno portato beneficio al mio stesso lavoro. I miei ‘docu-films’ hanno sempre come filo conduttore la donna, le sue battaglie, le sue difficoltà, la sua grande forza.»

Ma oggi ha ancora senso portare avanti la battaglia femminista?
«Indubbiamente sono stati fatti molti passi avanti, eppure penso che erroneamente si sia calata l’attenzione su un fenomeno sociale che per molti aspetti è mutato, ma che esiste tutt’ora. Purtroppo troppo spesso oggi la donna viene ancora presa in considerazione come stereotipo di bellezza, di desiderio, di voluttà: si pubblicizzano automobili o piuttosto vini, o qualsiasi altra cosa facendo passare il messaggio attraverso un corpo femminile per lo più seminudo. Noi femministe degli anni 70 e 80 non avremmo mai permesso ciò. Noi andavamo a strappare i manifesti che ritenevamo essere offensivi per la dignità della donna! Oggi questo aspetto manca, o per lo meno è molto trascurato. Questo va a discapito dell’affermazione del ruolo femminile nelle posizioni che contano davvero nella società e mi dispiace osservare che non vi è solidarietà nel mondo femminile proprio perché penso che si sia ancora troppo distanti su alcune posizioni ideologiche. Se vogliamo davvero una donna che sia pari all’uomo nei ruoli sociali bisogna non accontentarsi, bisogna ancora lavorare per educare e maturare una vera mentalità sociale.»

Come si spiega dunque questa “mentalità sociale” ancora non “matura”?
«Semplice: basti pensare al fatto che in Italia le disposizioni sul delitto d’onore sono state abrogate solo nel 1981! Quindi fino a circa trent’anni fa la nostra legge prevedeva che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere ‘l’onor suo o della famiglia’. Ora è vero che il diritto di famiglia negli ultimi anni è stato riscritto, ma è pur vero che ha lasciato delle idee radicate nella società che non è facile scardinare completamente.»

Un consiglio per le giovani donne?
«Alle giovai donne, ma ai giovani in generale dico di essere caparbi, assecondare le proprie passioni, non accontentarsi, non rinunciare ai desideri, non arrendersi alle convenzioni, portare sempre avanti le proprie convinzioni anche quando è difficile o scomodo farlo. Io vivo ancora secondo questi canoni: ho fatto della mia passione un lavoro e sono sempre a caccia di nuove sfide.»


La carriera di Maria Giustina Laurenzi rispecchia questo suo impeto vivace e sempre ponto alla raccolta di nuove sfide: è laureata in Lettere Moderne e, dal 1977 al 1980, è già assistente alla cattedra di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell’Università di Salerno. Nel 1977 ha fondato e diretto fino al 1985 il gruppo teatrale TEATRA per il quale ha scritto e messo in scena diversi spettacoli. Dal 1985 ha lavorato alla RAI come regista, consulente ed  autrice  realizzando numerosi programmi sia radiofonici che televisivi. Dal 1980 lavora assiduamente con Dacia Maraini per la quale ha firmato la regia di numerosi suoi testi teatrali, cinematografici e radiofonici sia in Italia che all’estero. Tanti i lavori di Giustina e tutti di una certa rilevanza, ma la sua linfa, la sua passione è particolarmente sentita nei video documentari che scrive e dirige con uno stile tutto suo. Oltre ai tanti documentari che affrontano i vari aspetti della vita delle donne, altro tema particolarmente sentito è l’attenzione verso il territorio: “Salerno, una città verso il futuro” è un video storico-turistico con una particolare attenzione ai nuovi progetti urbanistici firmati da grandi architetti contemporanei; “Grand Tour nella provincia di Salerno” è un viaggio nella memoria e nella scoperta delle meravigliose terre salernitane. Anche “Nascita di una Nazione” ideato in occasione del 150° anniversario della spedizione di Carlo Pisacane, attraverso il ricordo della coraggiosa e sfortunata impresa, diventa un modo per riscoprire il risorgimento salernitano, e quindi un tributo alla storia e agli uomini del nostro territorio. L’impegno lavorativo si fonde e si confonde con l’impegno civico e sociale di una donna che ancora lotta per i valori in cui crede.


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