stefano polliÈ stato amore a prima…lettura. Parlo di quello tra me e “Oltre il mare”. Non poteva – probabilmente – essere diversamente visto che l’autore è un “G”iornalista, Stefano Polli. Ed il mio grande sogno nella vita (le circostanze mi hanno “dirottato”) era quello di fare la giornalista.  In “Oltre il mare” mi sono imbattuta durante un percorso di scrittura creativa che ho voluto a tutti i costi fare grazie al materiale del Centro di documentazione giornalistica. Confesso che mi aveva fatto rabbrividire l’idea di trovarmi di fronte ad un polpettone o peggio! Ed invece l’opera mi ha conquistato senza possibilità di scampo. Mi ha avvinto, travolto, intrigato.

Lo ha fatto per la trama, certamente, ma – credo – soprattutto (e qui interviene la deformazione professionale) per la scrittura completamente scevra da fronzoli, orpelli sovrastrutturali, preziosismi-zavorra. Una scrittura che traduce perfettamente la trama lineare: l’inseguimento di un criminale nazista, uccel di bosco per oltre mezzo secolo grazie ad una potentissima rete di neonazisti, attraverso alcuni luoghi topici dell’Amarica latina, da parte del protagonista, Andrea Varzi, marcato ad uomo dalla sua quotidianità da cui fugge ma che non lo molla. D’altra parte, quell’inseguimento è una via di fuga dalla redazione, da una storia d’amore naufragata, dalla donna che ama ma con cui non riesce a costruire un rapporto scandito dai crismi della normalità e della serenità. Una via di fuga da se stesso, per dirla fuori dai denti. Senza la possibilità o forse la volontà di tuffarsi nell’oblio totale e definitivo: infatti, Andrea Varzi porta con sé i suoi tic, le sue passioni (il jazz, la vela, l’alcool), e poi quel mix di malinconia, insoddisfazione, noia e fastidio di tutto, senza una ragione precisa che lo provochi. Il tutto sotteso da un’emozione che si accampa su un pentagramma segnato da flash back ed eventi che incalzano con urgenza.

Oltre il mare” è un romanzo d’avventura, storico, politico. Un diario di bordo. Un reportage. Un giallo raffinato e attrattivo.  Un’opera narrativa che nasce dal bagaglio umano e professionale di un giornalista che, responsabile esteri dell’Ansa, ha girato il mondo incarnando una razza in via di estinzione, quella dell’inviato speciale.

L’opera registra la convivenza (cha a tratti diventa un unicum, a tratti si connota per profondi distinguo) di un doppio ritmo: quello intimo di Andrea, esposto – non fosse altro che per la sua natura umana – a turbamento e commozione di dantesca memoria, e quello di una oggettiva crudeltà oggettiva della vita che lo riporta continuamente con i piedi per terra.

Andrea finisce con il lasciarsi coinvolgere nella sofferenza altrui,  riuscendo così a leggere meglio  la sua: una galleria di personaggi molto reali, vittime di persecuzione, torture, sparizioni e assassinii. Le motivazioni ideali della sua inchiesta finiscono con il trasformarsi in un unguento curativo per le ferite individuali, per la sua sensibilità soffocata quando non annichilita dal giornalismo e dalla realtà. Il protagonista, volente o nolente, recupero il senso e lo spirito della sua professione. Le ridanno il giusto ruolo, oltre che dignità. E il nostro giornalista, mediante quello che si configura a tutti gli effetti come viaggio introspettivo nella dimensione spesso asfissiante della vita nella civiltà occidentale, si scopre o ri-scopre coraggioso e capace di comprendere per condividere.


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