Una volta tanto… ci sta! Proviamo a tornare bambini, ad indossare quegli occhiali speciali che consentono non solo di vedere le cose sotto il loro migliore aspetto, ma anche di farle diventare migliori quando non sono all’altezza delle nostre aspettative.

Un insieme di buoni sentimenti che evidenziano l’importanza dei legami affettivi e della speranza. E mai come in questo momento storico, forse, un po’ tutti hanno bisogno di imparare a tornare piccoli, per riuscire a vedere – nonostante tutto e tutti – il bicchiere mezzo pieno. Questo il pensiero che sottende l’opera di cui vi propongo la lettura. Un lavoro che va sotto l’etichetta “letture per ragazzi”, ma che mi ha fatto riscoprire il piacere di sentirmi una ragazzina, al di là dell’inappellabile verdetto anagrafico. I protagonisti sono due bambini, malaticci, non simpatici e non belli, almeno  all’inizio. I due riescono a crescere in salute e socialità, godendo del toccasana dello stare all’aria aperta, in quella brughiera pervasa – in alcuni momenti dell’anno – dall’odore della lavanda.

È dell’anglo-americana Frances Hodgson BurnettIl giardino segreto”. L’opera viene composta nel 1910 e ottiene subito un notevole successo di pubblico e di critica. Il romanzo racconta le vicende di Mary e Colin e le loro avventure nello Yorkshire. I due si prenderanno cura di un giardino segreto, circondato da mura, il cui ingresso, anni prima, era stato interdetto, quando un grave incidente aveva provocato la morte della moglie dello zio Archibald, segnando per sempre l’esistenza degli abitanti di quella casa nella brughiera.

Trama:

il-giardino-segretoMary, la protagonista del romanzo, è costretta a partire per l’Inghilterra dopo che un’epidemia di colera stermina la sua famiglia. La ragazza, a quel punto, deve lasciare l’India, dove viveva con i genitori, e trasferirsi nello Yorkshire. È lì che vive suo zio, il nobile lord Archibald Craven. L’uomo abita in un grigio castello sperduto nella brughiera. È un vedovo scontroso che non si preoccupa neppure di accogliere la ragazzina rimasta orfana di una madre bellissima e superficiale e di un padre del tutto assente. Così la piccina che viene affidata alle cure di una governante, Mrs. Medlock, che da subito la sollecita a non creare problemi e a non andare in giro per il castello senza permesso. Meno male che è fatta di tutt’altra pasta Martha, la giovane cameriera che tratta Mary con gentilezza e fa breccia nel suo cuore di bambina viziata, cresciuta con la sua ayah, la bambinaia indiana, e abituata a dominare la servitù. Martha è destinata a diventare uno strumento del cambiamento radicale cui la ragazzina andrà incontro. Mary piano piano si adatta alla sua nuova vita al castello, si ambienta, entra in contatto con i piccoli segreti della tenuta e di chi la abita.

Un giorno la ragazza viene a sapere che l’atteggiamento ostile e solitario dello zio Archibald è la conseguenza di un tragico incidente accaduto in un giardino del castello: lì l’amata moglie del nobile lord aveva perso la vita. La giovane donna amava coltivare rose in quello che è diventato il “giardino segreto”. All’interno dell’oasi aveva fatto costruire una specie di altalena sulla quale un maledetto giorno si era seduta male, cadendo e perdendo la vita in maniera tanto tragica quanto assurda. Da allora, il giardino, per decisione di Archibald, era stato chiuso in modo che nessuno potesse più entrarvi. Ne aveva nascosto finanche le chiavi in un posto solo a lui noto. Ma un giorno Mary per caso ritrova la chiave e, immaginando subito che possa trattarsi proprio di quella del giardino segreto, va ad infilarla nella toppa della porta coperta dalle erbe ed entra.

ilgiardinosegretoDavanti ai suoi occhi si spalanca un luogo piano di fascino! Da quel momento Mary, con l’aiuto di Dickon, il fratello minore di Martha, esperto ed amante di piante ed animali, darà tutta se stessa per far tornare il giardino agli splendori di un tempo. Intanto, in casa sente più volte un misterioso pianto provenire da qualche angolo del castello. Una notte decide di scoprire di cosa si tratti. Seguendo i lamenti, scopre in una stanza con un bambino della sua età che giace in un letto.  Colin, il figlio di suo zio Archibald, considerato malato per una non precisata patologia a carico della colonna vertebrale. A dispetto dei desiderata della  governante, Mary e Colin diventano amici. La ragazza aiuta Colin restituendogli la voglia di vivere. Il suo male era dovuto solo a paure psicosomatiche: era la conseguenza della sua paura del mondo e degli altri, del sentirsi non accettato dal padre, del rancore che nutriva verso la madre colpevole – dal suo punto di vista – di averlo “abbandonato”. Tanto che in camera teneva coperto il ritratto della donna che lo aveva messo al mondo, ma che il destino aveva privato della gioia di potersi occupare del figlio. Mary diventa l’unica persona in grado di acquietare l’isteria di Colin. Riesce a portarlo fuori dalla sua stanza.  A contatto con la natura, il ragazzino si irrobustisce e riprende a camminare. Un segreto che oltre alla combriccola dei tre, conosce solo il giardiniere.

Un segreto che cresce con l’irrobustirsi del corpo tanto di Colin quanto di Mary. Un segreto che, forse in maniera anche insperata (ma che romanzo per ragazzi sarebbe senza un lieto fine???), cancella con un colpo di spugna l’abisso di silenzi e separazione che la morte dalla padrona di casa aveva creato tra lord Archibald e suo figlio.


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