L’eterno gabbiano…

di Patrizia Sereno

E’ stata la mia consegna prima di salutarli, alla vigilia dell’estate. Ai miei ragazzi della prima “i” delle Tosi di Legnano – le mie amate Tosi – ho lasciato da leggere il “Il gabbiano Jonathan Livingston”. Con la promozione in seconda ho dato loro una traccia di lavoro, una pista su cui esercitare il pensiero critico. Spero che oggi, che non sono più la loro docente di Italiano, possano considerarlo un dono, l’ultimo prima di tornare nella mia terra dopo due anni di Lombardia…Spero davvero che possano avanzare, incedere nel loro percorso di vita “volando alto”, diventando capaci di librarsi una spanna al di sopra della mera quotidianità, guadagnando la capacità di nutrirsi di sogni oltre che di pragmatismo, perseguendo aspirazioni ed ambizioni con costruttive (non cieca e bieca) caparbietà.

Ho voluto rileggere quell’opera anch’io. A volte è un esercizio di estremo valore rileggere testi già noti. Con gli anni e con l’esperienza cambia la prospettiva, cambia l’approccio…Tanto che di rado sembra di scorrere le pagine di un libro nuovo o, comunque, “rinnovato”.

“Il gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach è un romanzo breve in cui il protagonista è un uccello che si sente diverso dagli altri e come scopo nella vita non ha solo quello di procacciarsi il cibo, come i suoi simili, ma aspira ad imparare l’arte del volo per scoprirne i segreti e raggiungere la perfezione.

La sua passione – però – è incompresa sia dalla famiglia, che cerca di spiegargli l’importanza di mangiare, per non ridursi penne ed ossa come sta succedendo a Jonathan, che dagli amici, che con il tempo cominciano ad emarginarlo, a tenerlo sempre più a distanza dallo Stormo Buonappetito.

Il gabbiano Jonathan Livingston proprio non riesce ad accontentarsi ed inizia a desiderare la perfezione del volo, cimentandosi sempre di più in acrobazie quanto meno fuori dal comune. Il Consiglio degli Anziani dello Stormo  lo etichetta come reietto e il gabbiano viene allontanato, emarginato, isolato.

Fuori dal gruppo, Jonathan si concentra ancora di più nella sua impresa e passa il tempo ad esercitarsi. Durante una delle sue esercitazioni incontra due gabbiani dalle piume splendenti che volteggiano nell’aria e che lo convincono ad andare con loro nel Paradiso dei Gabbiani. Lì il nostro volatile incontra Sullivan. Sullivan gli diventa amico e lo aiuta a carpire i segreti non solo del volo, ma anche della vita.

Jonathan Livingston impara in fretta, ma avverte il suo corpo come un limite per raggiungere il suo scopo.  Perciò chiede al gabbiano più anziano, Chang, di insegnargli a volare alla velocità del pensiero, per riuscire a oltrepassare la soglia del “qui ed ora”.

Il gabbiano, da sempre simbolo di libertà
Il gabbiano, da sempre simbolo di libertà

Riesce anche in questo, ma nel frattempo Chang passa al Paradiso superiore lasciandogli un testamento in cui gli spiega che l’importante per raggiungere la perfezione non è nel volo in sé, ma nel cogliere il segreto dell’amore.

E’ allolra Jonathan decide di ritornare a casa, per insegnare ai suoi vecchi amici dello Stormo Buonappetito la lezione che lui ha imparato. Prima di rientrare incontra Flethcher, un gabbiano reietto molto simile a lui, che diventa il suo seguace.

Quando decide rientrare nello Stormo dìorgine, tutti apprezzano le doti, considerate ormai divine, di Jonathan, lasciandosene affascinare.  Lui capisce dunque, quale sia la sua vera strada.

 

L’americano Bach nel libro “Il gabbiano Jonathan Livingston”  riesce a rendere efficacemente l’importanza di vivere fino in fondo le proprie passioni, anche quando non vengono comprese o condivise da chi ci sta vicino. Cifra imprescindibile dell’opera è il sentimento di libertà saldamente inciso nel dna di ciascuno di noi, uomo o animale. Si tratta do sentimento da non trascurare, ma – anzi – va da assecondare e soddisfare.

“Il gabbiano Jonathan Livingston”  viene pubblicata nel 1970 e ne rende l’autore celebre in tutto il mondo. Per scriverlo, Richard Bach spiega tutte le sue conoscenze di aviatore professionista ed il titolo stesso del libro si rifà al pilota acrobatico John H. Livingston (1897-1974).

La trama, intrisa da numerosi elementi caratteristici della fiaba e della favola, è incentrata sulla figura del gabbiano Jonathan e sulla sua passione per il volo metafora della vita e della libertà.

Jonathan Livingston descrive un percorso di miglioramento interiore. Il volo del gabbiano diventa la trasposizione letteraria del distacco dal mondo terreno per abbracciare una dimensione “metafisica”. Lo scritto di Bach si pone nel solco delle opere che vogliono contrastare gli aspetti superficiali e materialistici di una società in galoppante sviluppo,  cui contrapporre i valori nobilitanti della ricerca di sé, della propria identità, di un valore assoluto.


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