Nel pieno della guerra fredda – l’11 aprile del 1963 – fu pubblicata l’ultima enciclica del Pontificato di Giovanni XXIII. Fu il documento che diede forma all’intero magistero di Roncalli, indicando le vie possibili per una pace duratura.

PacemL’idea di un’enciclica basata interamente sul tema della pace venne in mente al Pontefice proprio durante i tragici giorni della crisi cubana. Roncalli cercò di creare un documento unico e completo, che riuscisse a riassumere l’intero suo operato e che fosse compreso non solo dai grandi teologi della Santa Sede ma anche da tutti gli uomini “di buona volontà”. Doveva essere una enciclica che fosse di insegnamento per tutti, cattolici e non, intellettuali e uomini comuni.

La mattina del 9 aprile del 1963, nella sua biblioteca privata, dove alcuni mesi prima aveva incontrato il genero e la figlia di Kruscev, Giovanni XXIII firmò in diretta televisiva, la sua enciclica “Pacem in Terris”. La sua sola enciclica inviata a tutti gli “uomini di buona volontà” e non solo ai cattolici, proprio perché la pace è un bene comune e di tutti. Proprio per questo, per la prima volta, l’Enciclica fu tradotta in lingua russa, ed inviata con dedica personale al leader russo Nikita Kruscev.

Sempre la mattina del 9 aprile, davanti alle telecamere, espose l’organizzazione interna dell’enciclica, la quale si divideva in cinque parti suddivise in: rapporti dell’uomo con l’uomo, degli uomini con i Poteri pubblici, delle Comunità politiche tra di loro, degli esseri umani e delle singole Comunità politiche con la Comunità mondiale ed infine una quinta parte contiene norme pastorali di immediata percezione.

L’enciclica fu una sorta di dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino del mondo, infattPope John XXIII sits at his desk in his private library at the Vatican as he records a radio and television speech on Sept. 11, 1962. The broadcast addresses next month's 21st Ecumenical Council of the Roman Catholic Church. The Pope said the council would seek to cure and heal wounds of two world wars, which have profoundly changed the face of all countries. (AP Photo)i Roncalli parlò della dignità dell’uomo e della solidarietà mai distaccate dalla realtà, anzi, con riferimento alle conquiste del mondo moderno. Discusse dei diritti delle donne che sono al pari degli uomini, della decolonizzazione e quindi della dignità politica dei nuovi stati, dell’ascesa economica delle classi lavoratrici, delle conquiste delle costituzioni nazionali. L’enciclica doveva essere una speranza per tutti i popoli in un’epoca in cui il pericolo atomico era sempre in agguato, proprio per questo, non mancò un accorato discorso riguardo al disarmo nucleare.

Sono numerosi gli argomenti trattati e che meriterebbero una analisi molto più profonda, probabilmente la sezione più innovativa fu la quinta, la quale conteneva l’idea di “errante”.

L’ultima parte dell’Enciclica fu certamente quella più vicina a Roncalli e la si può considerare quasi una sintesi dell’agire del Pontefice manifestato nel suo breve pontificato. Fu la parte più contestata dalla curia perché probabilmente troppo aperta nei confronti di coloro che fino a qualche anno prima erano visti come i veri e propri nemici della Chiesa e che nell’Enciclica sono considerati semplicemente degli “erranti”.

Nel paragrafo riservato ai “rapporti fra i cattolici e i non cattolici in campo economico-sociale-politico” è visibile il cambiamento radicale che il Papa di “transizione” ha portato all’interno della Chiesa. Roncalli era certo che grazie alla Pacem in Terris i cattolici devono essere in grado di avere incontri e intese non solo con chi è cattolico ma anche con coloro che sono “separati da questa Sede Apostolica”, e anche con “esseri umani non illuminati dalla Fede in Gesù Cristo, nei quali però è presente la luce della ragione ed è pure presente ed operante l’onesta naturale”, proprio per questo invita i cristiani a mostrarsi: “animati dallo spirito di comprensione, disinteressati, e disposti ad operare lealmente nell’attuazione di oggetti che siano di loro natura buoni o riducibili al bene”. Inoltre aggiunse “non si dovrà mai confondere l’errore con l’errante; anche quando trattasi di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale-religioso. L’errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità”. La distinzione tra “errore” ed “errante” è ciò che fece più storcere il naso agli ambienti curiali; il Papa, l’erede di Pietro, il Custode di Roma non considerava più i comunisti come demoni o come nemici mortali della Chiesa ma li considerava “erranti” con una propria dignità e con una propria intelligenza, al pari dei cristiani, li considerava come delle pecorelle smarrite che devono essere avvicinate dal Buon Pastore. Fu un cambiamento epocale nella mentalità della Chiesa Cattolica, il comunismo è l’errore, ma colui che lo pratica deve essere avvicinato dai cattolici.orme contemporanee-Recuperato

L’Enciclica di Giovanni XXIII ebbe un’accoglienza senza eguali sulla stampa internazionale, in grado di suscitare una reazione dell’opinione pubblica mondiale che “trova pochi esempi in età contemporanea” . I giornali di tutti i Paesi, dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica, dalla Francia alla Germania, dalla Jugoslavia alla Polonia, dall’Inghilterra alla Spagna, fino al Giappone, dedicarono più edizioni e più pagine all’Enciclica concedendogli grande spazio. Lo stesso “The Washington Post” definì l’Enciclica come una “grande lampada” accesa su tutto il mondo, aggiungendo che questa «non è solo la voce di un vecchio prete né solo quella di un’antica Chiesa. E’ la voce della coscienza del mondo».


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