L’eredità di Peppino Impastato a 40 anni dal suo omicidio

Sono trascorsi 40 anni dal 9 maggio 1978, giorno in cui il giornalista e attivista Peppino Impastato veniva ucciso dalla mafia. La condanna del mandante del delitto, Gaetano Badalamenti, arrivò quasi 25 anni dopo.

Peppino Impastato, giornalista e attivista, fu ucciso nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1978. Fu picchiato a morte in un casolare a Cinisi (Palermo), poi legato ai binari della linea Palermo-Trapani insieme ad un carica di esplosivo. L’obiettivo era farlo passare per un suicidio, per un attacco terroristico. In quella stessa giornata fu ritrovato anche il cadavere di Aldo Moro e la morte di Peppino Impastato passò in secondo piano. Così, solo 6 anni dopo ne venne riconosciuto lo stampo mafioso, grazie soprattutto all’impegno del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta, ma anche a quello dei compagni della militanza e del Centro Siciliano di documentazione di Palermo. L’indagine, presieduta da Giovanni Russo Spena, ha ricostruito non solo la matrice mafiosa, ma anche le anomalie nel comportamento degli inquirenti.

Peppino Impastato si espose chiaramente contro la delinquenza organizzata, e le sue dichiarazioni a Radio Aut indispettirono non poco Gaetano Badalamenti, boss di uno dei più importanti clan siciliani. Infatti, fu proprio lui ad essere condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio del giornalista, ma che non dichiarò mai di essersi pentito, neanche in punto di morte.

Nel 1965, Peppino Impastato fondò L’idea socialista e aderì al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Nel 1977 fondò la sua Radio Aut, autofinanziata e libera: uno strumento di denuncia delle attività dei mafiosi di Cinisi e Terrasini. Chiamava Tano Seduto il capomafia Badalamenti e faceva una trasmissione satirica, Onda Pazza a Mafiopoli, in cui prendeva in giro i mafiosi e i politici.

Nel 1978 si candidò nella lista di Democrazia Proletaria, ma non visse abbastanza per conoscere l’esito delle votazioni. Nonostante ciò, ottenne 260 preferenze, quasi il 6%, per la carica di consigliere comunale.

«Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente», diceva Impastato. La sua figura continua tutt’oggi ad essere un punto di riferimento per la lotta alla mafia, che lui riteneva “una montagna di merda”. Il giorno della sua morte, infatti, migliaia di ragazzi arrivarono a Cinisi per quella che fu la prima manifestazione di piazza contro la mafia.

Quest’anno per il 40° anniversario del suo omicidio, saranno tante le iniziative organizzate dalla “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”. È il momento del “passaggio del testimone alle generazioni più giovani”, ha detto Giovanni Impastato. “Siamo riusciti a tenere il ricordo di mio fratello vivo per 40 anni, ma ora questo non basta, adesso dobbiamo consegnare il passaggio di testimone alle generazioni più giovani, un messaggio educativo e di impegno contro la negazione dei diritti, nel rispetto della dignità umana”.

In collaborazione col CRICD (Centro Regionale per l’Inventariazione, la Catalogazione e la Documentazione) dell’assessorato regionale ai Beni culturali, fino a venerdì, dalle 9 alle 13, il casolare rurale in cui venne ucciso Peppino Impastato resterà aperto al pubblico.

L’11 maggio, alle ore 21, sempre all’interno del casolare, verrà messa in scena la pièce teatrale “Lamentu per la morte di Peppino Impastato”, alla presenza dell’assessore dei Beni culturali, Sebastiano Tusa. Scritto da Valeria Siracusa con la regia di Roberto Greco, “Lamentu” racconta la storia di Peppino Impastato. La voce narrante è di Marika Pugliatti mentre il commento musicale è composto da Lello Analfino oltre che da brani di artisti che lo stesso Peppino Impastato trasmetteva da Radio Aut assieme ai suoi compagni di lotta.


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