Se in Università ci s’imbattete in una locandina promozionale di un evento a cui partecipando si ottengono 15 CFU, un attimo di interdizione potrebbe essere comprensibile, sempre che non abbiate prestato attenzione al titolo in evidenza: “Lercio Magistralis”. In effetti, non sono mancati né i commenti di alcune matricole, entusiaste di disporre di un viatico per escludere dal loro piano di studi un “mattone” come diritto commerciale, né la telefonata dell’uffcio di presidenza alla Prof.ssa Fulvia Abbondante, promotrice dell’incontro insieme al Prof. Salvatore Prisco, al fine di chiedere chiarimenti sull’annuncio. Questo, dunque, l’impatto della pubblicizzazione della “lezione” tenuta, presso la Facoltà di Giurisprudenza della Federico II lo scorso martedì 10 maggio, dai redattori Napoletani del giornale online “Lercio” (Fabrizio Smiraglia, Stefano Pisani e Davide Paolino).

lercio università Federico II napoli
Il sito satirico nasce nel 2012 dall’idea di Michele Incollu che lo imposta a guisa di pagina parodistica di “Leggo”, il primo quotidiano social italiano. La redazione convoglia gli autori della rubrica “La Palestra” di Daniele Luttazzi. La produzione parossistica recepisce la lezione del maestro: “la satira se non è eccessiva non fa ridere”, essa deve essere esasperante e pungente per distinguersi dallo “sfottò fascistoide”, presa in giro bonaria, che, rendendo simpatico il bersaglio (politico, religioso, istituzionale), finisce per essere considerabile “reazionario”. Gli articoli ricoprono tutti i temi dell’attualità, quasi a fornire la panoramica di un mondo parallelo, un pianeta paradossale che nonostante la sua natura rileva molti punti di contatto con la realtà. Tale risultato è raggiunto grazie alla attività di una sorta di “CDA” interno che provvede ad una severa selezione dei pezzi: come confidatoci da Smiraglia, solo la metà di quanto proposto viene pubblicato.

lercio magistralis università federico II napoliIl genere non è quello della bufala scritta con l’intenzione di indurre il lettore a credere a ciò che legge, i pezzi presentano piuttosto una funzione caricaturale. L’eventuale equivoco sull’attendibilità della notizia funge da spia di inesperienza, di scarsa attenzione o dell’analfabetismo funzionale di chi legge. In un mondo in cui ci si alimenta di clicks e likes, in cui l’approfondimento soffre il sensazionalismo, in cui sembra non esserci tempo per la semplice contestualizzazione e in cui l’interlocutore non vede l’ora di indignarsi, la formula di Lercio è vincente. Tra le tante vittime mietute ricordiamo tanto un parroco pescarese, che dedicò l’omelia di Natale del 2013 ad un preside musulmano che avrebbe tenuto aperta la scuola il 25 dicembre, quanto, addirittura, uno dei più autorevoli quotidiani italiani. L’anno scorso, infatti, Repubblica giustificò il fatto che un ostaggio iracheno giustiziato dall’Isis indossasse un maglietta del Napoli con l’operato della fantomatica onlus “Dribbla la povertà” che distribuiva t-shirt delle squadre di calcio agli indigenti del Medio Oriente. Il frutto della pura fantasia di un arguto umorista che si prefigge di scimmiottare i mass media, diviene idoneo ad influenzarli, così da destare il dubbio sul confine tra il serio ed il faceto –simile, il dilemma che potrebbe sorgere confrontando StudioAperto con il Micidial TG di Maccio Capatonda: quale dei due si ispira all’altro? -. Nel delineato scenario è facile da comprendere il successo e la viralità di questo progetto che ci porta ad esclamare dinanzi all’ennesimo titolo bomba –Ah, ma non è Lercio!


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments