L’educazione alla genitorialità come prevenzione al disagio sociale- Rubrica Interattiva “Pillole di Pedagogia”

Mi scrive un padre preoccupato della fragilità del ruolo genitoriale degli adulti di oggi.

Nella nostra società complessa e dinamica, spesso la pedagogia viene limitata alla fascia di età infantile/adolescenziale, come se il processo educativo terminasse con il raggiungimento della maggiore età. L’educazione è invece un processo che non ha MAI una fine. La pedagogia infatti è la scienza umana che studia l’educazione e la formazione dell’uomo nella sua interezza, ovvero lo studio dell’essere umano nel suo intero ciclo di vita, per questo motivo oggi si parla costantemente di educazione continua.

Se si riuscisse a portare avanti, concretamente, un progetto educativo di facile accesso per tutti, si potrebbe fare PREVENZIONE e quindi evitare tanti problemi personali e familiari di cui siamo spettatori direttamente o indirettamente.

Per questo motivo ho più volte espresso l’importanza di creare un corso di “educazione genitoriale” presso i Comuni, per le coppie che decidono di mettere su famiglia, sia per quelli che desiderano sposarsi civilmente o per quelli che convivono.

Oggi l’educazione della coppia e quindi della formazione della famiglia è demandata solo alle parrocchie, dove si svolgono corsi di preparazione al matrimonio. Quanti giovani sposi frequentano con dedizione e serietà questi corsi parrocchiali? Perché le altre coppie che non professano un credo non possono formarsi gratuitamente in luoghi laici?

L’educazione familiare in Italia manca di una tradizione specifica, nonostante sia ormai riconosciuta come indispensabile ai fini di una crescita equilibrata dei figli. Il bisogno di “educazione” da parte dei genitori è evidente per diverse ragioni, a cominciare dal desiderio che loro stessi hanno, di informarsi sullo sviluppo dei figli e sul ruolo educativo che sono chiamati a svolgere. Quest’ultimo in una coppia viene vissuto con molta più ansia rispetto al passato, a causa dei grandi cambiamenti socioculturali degli ultimi tempi.

Allo stesso modo è evidente che esistono informazioni, competenze e figure professionali adatte per rispondere a un tale bisogno, così come è chiaro che, una maggiore consapevolezza della famiglia in merito al carattere educativo del loro ruolo, arricchisce la qualità delle relazioni all’interno della società.

Quando le modalità interattive familiari sono “disturbate”, finiscono per creare dei problemi che, se non affrontati e risolti, rischiano di continuare i loro effetti nel tempo. Essenziali, pertanto, si presentano tutti quegli interventi che possono configurarsi come sostegno alla genitorialità. E’ fondamentale, quindi, approfondire le problematiche legate alla genitorialità ancora prima che questa si realizzi o comunque subito dopo la nascita di un figlio.

Per attivare processi di intervento contro la deprivazione sociale e la marginalità è necessario soffermarsi non solo sulla domanda individuale, lasciando che le persone raggiungano i servizi spesso in situazioni di urgenza, di acutizzazione dei problemi, ma essere in grado di intravedere quali siano i processi sociali che possono aggravare il disagio come il senso di sradicamento, la mancanza di informazioni, di collegamenti e di rapporti.

In questa ottica molto possono fare gli educatori e i pedagogisti, partendo dalle potenzialità della famiglia e dalle risorse che questa dimostra di possedere, tutto ciò consentirebbe anche di avviare un coinvolgimento di genitori “svantaggiati” visto che spesso le problematiche sociali di queste famiglie vengono amplificate da situazioni di isolamento e non accettazione.

L’educazione degli adulti per il singolo soggetto e il sostegno alla genitorialità per le famiglie, dovrebbero essere considerate prioritarie per una società “sana”.

Per questo motivo, invito gli assessori e i sindaci che leggeranno questo articolo a prendere coscienza dell’importanza dell’educazione genitoriale come prevenzione e non come cura del disagio sociale.

“Se una società vuole veramente proteggere i suoi bambini deve cominciare a preoccuparsi dei genitori” (John Bowlby)

Inviate i vostri quesiti a valeria.dellaporta@gmail.com

*Valeria Della Porta -Pedagogista Esperto in Criminologia, Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Progettazione Sociale. Consigliere Regionale Campano APEI (Ass. Pedagogisti Educatori Italiani). Mediatore Familiare e dei Conflitti Interpersonali AIMeF (Ass. Italiana Mediatori Familiari). Consulente Genitoriale e di Coppia. HR- Selezione e Reclutamento del personale, Formazione e Orientamento al Lavoro. Consulente di Marketing e Comunicazione, Gestione e intermediazione di Servizi.


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