le “Reali Ferriere ed Officine di Mongiana”: il più grande Polo Siderurgico d’Italia

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In provincia di Vibo Valentia, nel cuore delle Serre Calabresi tra l’altopiano Silano e l’Aspromonte, sorge un piccolo comune, di poco più di 700 abitanti, Mongiana.

Ai più non dice nulla la comunità di Mongiana, perché ci sono storie che pochi conoscono e ancora in meno raccontano.

Parafrasando Orwell possiamo affermare che un popolo privato della storia e della memoria è più docile e influenzabile, dipendente dal padrone che può decidere quanta e quale cultura utilizzare nell’educazione delle masse … e allora? Noi racconteremo questa storia, voi avete il dovere di leggerla e ricordare da dove siamo partiti e perché si è interrotta!

Partiamo! A bordo di una ipotetica macchina del tempo riscopriremo il più grande Polo Siderurgico Italiano del XIX secolo.

Andiamo indietro di quasi 300 anni, quando Carlo III fu affascinato da un architetto, pioniere nell’urbanistica complessa: Mario Gioffredo, profondo conoscitore di Vitruvio e di Palladio. I grandi successi urbanistici di Gioffredo indussero il Rè ad affidargli un compito che, in piena rivoluzione industriale, risultava essere strategico per le politiche economiche del Regno negli anni a venire: modernizzare un vecchio polo siderurgico a Stilo, in Calabria.

Siamo nel 1768 e l’intuizione di Gioffredo risulterà essere vincente e geniale. Gioffredo non decise di adeguare il Polo di Stilo, ma di realizzarne uno nuovo. Ma dove? Cosa sarebbe accaduto alle maestranze? All’economia locale?

Gioffredo era un’urbanista ed era consapevole (pioniere in questo!) delle ricadute sociali a seguito di modifiche su larga scala. La soluzione Gioffredo la trovò leggendo libri e studiando la storia, cosa che oggi noi abbiamo colpevolmente abbandonato e dimenticato. Gioffredo “scoprì” che fin dai tempi della Magna Grecia prima, dei Romani poi, e dei Bizantini infine, si estraeva il ferro, per utensili ed armi di queste civiltà, dalle miniere di Pazzano, in Calabria. E nei pressi di Pazzano, Gioffredo individuò un luogo pieno di torrenti, necessari alla produzione di energia idraulica; pieno di boschi di faggio, da cui ottenere ottimo carbone, e pieno di altri minerali ferrosi: Mongiana.

Nel 1771, quattro anni dopo l’individuazione del sito, aprono e divengono operative le Reali Ferriere ed Officine di Mongiana.

Nel 1773 Ferdinando IV di Borbone, emanò il Decreto pro Mongiana, che altro non era che un decreto salva boschi. Con questo atto era concesso tagliare l’albero più vecchio tra i 40 circostanti e doveva essere abbattuto a circa 1 metro e mezzo da terra per permettere al bosco di auto-rigenerarsi in maniera autonoma, oggi, nel 2018, la chiameremo direttiva europea sui certificati DOP e CAM.

Ma ciò che accadde a Mongiana fino al 1874, approfondiremo il perché, è qualcosa di straordinario! Nelle Reali Ferriere non si produssero solo armi, ma anche elementi meccanici e rotaie. Il primo ponte sospeso d’Italia, realizzato sul Garigliano, utilizzò prodotti siderurgici provenienti da Mongiana,; la prima linea ferroviaria d’Europa, la Napoli-Portici, fu realizzata con prodotti siderurgici provenienti da Mongiana.

L’attività industriale era talmente frenetica ed operosa che, nel 1852, Ferdinando II, per decreto, istituì il comune di Mongiana con oltre 1.000 abitanti.

In piena attività la fonderia: dava lavoro ad oltre 2.000 persone, occupava un’area di 12.000 mq, contava 3 altiforni, 6 raffinerie, 3 forni Wilkinson ed una fabbrica d’armi da 4.000 mq. I fiumi attorno producevano energia per 1.000 HP.

Ma non finisce qui! Per decreto accorrevano: operai per il rimboschimento, minatori per l’estrazione, artificieri e trasportatori per oltre 1.000 occupati che dovevano essere “paesani”, cioè gente del luogo per evitare spostamenti che avrebbero inciso sui costi della manodopera e, quindi, della produzione. 

La misura utilizzata era la Cantaja (equivalente a 89,9 kg). Ogni forno produceva 40 cantaja di ghisa al giorno. Nell’ultimo anno dl regno (1860) i registri annotavano una produzione annuale di 40.000 cantaja di ghisa, ovvero 4.000 tonnellate: numeri impressionanti!

Ma non tutte le storie hanno un lieto fine e questa è una di quelle. Dopo l’unità d’Italia la fonderia verrà molto ridimensionata e poco dopo messa, addirittura, in liquidazione. 

Il 25 maggio 1874 a Catanzaro si bandì il pubblico incanto per la vendita degli stabilimenti. L’11 febbraio 1876 Achille Fazzari, deputato calabrese del nascente Regno d’Italia ed ex garibaldino, si aggiudicò l’asta d’acquisto. Il 10 marzo 1884 apre un’altra acciaieria, a Terni, che occupò la maggior parte delle specializzate maestranze mongianesi, fu la prima di una lunga emigrazione dal mezzogiorno d’Italia.

Nel 1881 l’impianto di Mongiana, dopo essere definitivamente sfruttato da Fazzari, si spense definitivamente. Scomparve l’azienda che era stata il più grande polo siderurgico d’Italia: un gioiello industriale e di sostenibilità. Nell’Italia post-unitaria nasceranno l’ex Italsider e l’ILVA, che tutti conosciamo.

Ma cosa accadde nel periodo post unitario? Durante il regno Borbonico lo stato si adoperava, con leggi e decreti, per interventi anche finanziari al fine di contenere il divario coi grandi concorrenti europei. Il nuovo Stato, semplicemente, negò il suo appoggio all’industria meridionale e questa fu destinata a soccombere.

La deindustrializzazione del sud ha, forse radici più profonde di quanto possiamo immaginare!

Fonti ed immagini:

http://www.ilportaledelsud.org

http://www.sergiostraface.it

http://www.vesuviolive.it

http://www.museorealiferrieremongiana.it

http://www.yescalabria.it

http://www.parks.it

http://www.mondovagandosenzameta.it

http://www.bivongitheristis.altervista.org


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