Le profezie della Sibilla Cumana

di Michele Di Iorio

Le profezie della Sibilla cumana venivano raccolte nei Libri Sibillini dalle sacerdotesse e testimoniavano tra l’altro la potenza di Roma imperiale precristiana. Ad un certo momento non se ne trovò più traccia: studiosi e avventurieri cercarono invano a lungo i volumi scomparsi.

220px-Sibilla_CumanaTutto cominciò a Cuma, città della costa campana, proprio di fronte Ischia: fu dall’isola verde che nel 750 a.C. mossero i coloni greci guidati da Ipparco – ripercorrendo le tracce di una precedente spedizione del 1050 – verso un villaggio preistorico abitato da 200 anni da contadini italici osci sedicini, presenti dall’alto casertano all’agro nocerino-sarnese. A quei tempi l’insediamento era chiamato Meropide, da Merope, una delle figlie di Atlante e di Pleione, come riporta il filosofo greco Teopompo, allievo di Platone.

I greci scoprirono due grandi laghi che chiamarono Averno e Fusaro. Le circostanti campagne vennero poeticamente denominate Campi Elisi o Flegrei, da Flegra, una penisola del mare Egeo.

Nell’antico villaggio si trovavano le grotte platamoniche (da Platamion, luogo giocondo) scavate millenni prima dalla mano dell’uomo. I residenti osci credevano che fossero opera di giganti o cimmeri, i leggendari abitanti nordici delle spelonche, vestiti con tuniche bianche e calzari, che avevano colonizzato la Puglia, la Sicilia e parte della Campania. La tradizione voleva che questo popolo discendesse dagli atlantidei, gli abitanti del mitico continente scomparso.

Cerrini-apolloI coloni greci rinominarono il villaggio Kuma e istituirono il culto della Sibilla, sacerdotessa oracolare del dio Apollo, innestandolo su quello osco del dio giovanetto del sole Bolla. La statua di legno dorato, nascosta dagli osci, venne ritrovata – durante i lavori per la costruzione dell’acquedotto cumano greco che da Bolla o Volla portava le acque potabili a Partenope, l’odierna Napoli – dai coloni greci nella località dell’attuale Casalnuovo. L’effigie venne riportata A Kuma e adorata come Apollo bambino.

La prima Sibilla fu Erofila che profetizzò tra l’altro la caduta di Troia, il sorgere della grande Roma nel 753 a.C. e la sconfitta degli etruschi tra 1250 e 250 a.C.

Altra famosa Sibilla fu Demofila che con un suo vaticinio fece costruire Partenope nel 680 a.C. Secondo lo storico Varrone Demofila si recò a Roma dal re etrusco Tarquino il Superbo cercando di vendergli per trecento monete d ‘oro i 9 libri sibillini che contenevano oracoli in grado di rivaleggiare con quelli della sacerdotessa Pizia di Delfo. Al suo rifiuto la Sibilla continuò ad offrirgli i libri distruggendone man mano alcuni finché si ridussero a tre.

Tarquinio, venne informato del loro valore dai sacerdoti etruschi: le profezie erano ispirate direttamente dal dio Sole, l’Apollo greco, nella grotta presso il lago dell’Averno, ingresso del mondo dei morti. I vaticini erano trascritti in esametri su foglie di palma del bosco sacro di Cuma. Il Superbo acquistò dunque i tre volumi e li ripose in uno scrigno d’oro sul Campidoglio nel tempio di Giove capitolino. Consultava le profezie in caso di crisi politiche.

La consuetudine venne perpetuata anche dalla repubblica romana: su disposizione del senato, in talune occasioni due patrizi erano incaricati di consultare gli oracoli dopo essersi purificati e aver adornato di lauro i seggi di tutti gli dei con le mani coperte di stoffa per evitare contaminazioni profane.

cumaNel 290 a.C. Roma conquistò Kuma. Ne fece una colonia autonoma che nel 90 a.C. divenne municipio, mantenendo un piccolo esercito greco alleato dei romani, i magistrati, le leggi, la moneta e gli usi religiosi nonché l’oracolo della Sibilla. Le offerte al dio Apollo e le copie originali dei libri sibillini venivano conservate nel pozzo del tesoro sacro nella cripta custodita dagli uomini della I legione dell’esercito romano.

I libri sibillini conservati a Roma rischiarono di andare bruciati nel 73 a.C. durante la guerra civile tra Mario e SillaGiulio Cesare li affidò al collegio dei sacerdoti flamini di Apollo, conservati sempre nello stesso scrigno d’oro nel grande tempio palatino di Apollo.

Ottaviano in seguito ordinò distruggere tutte le copie dei Libri Sibillini che circolavano arbitrariamente a Roma e nelle provincie perché profetizzavano che dopo 12 secoli sarebbe venuta la fine dell’impero romano e la nascita in Palestina di una religione solare con un unico dio nato da una vergine.

Chiesa-di-San-Gregorio-ArmenoI sacerdoti romani attraverso gli oracoli delle Sibille credevano di interpretare il futuro. Inoltre ricorrevano alle formule sacre e magiche per favorire la grandezza di Roma. Per questo motivo l’imperatore Ottaviano Augusto protesse, anzi favorì, il culto della Sibille. Istituì a Neapolis nella zona del foro o piazza San Gaetano in un edificio poi trasformato nella chiesa di San Gregorio Armeno il collegio delle Sibille, dove erano allevate dall’età di sei anni, divenendo ancelle a 12. Le migliori allieve divenivano sacerdotesse di Apollo nelle varie provincie dell’impero, non solo a Cuma e a Roma.

In onore di Ottaviano Augusto venne eretta una grande statua sull’acropoli di Cuma, dopo che l’imperatore vi aveva fatto edificare il tempio di Giove. Ottaviano visitava spesso le Sibille. Apportò migliorie anche all’antro facendo sistemare bagni termali per le vergini sibilline in modo che avessero la necessaria privacy richiesta dalla loro condizione.

Successivamente anche Nerone nel 47 d.C. si recò dalla Sibilla Quartilia perché gli desse un oracolo. L’imperatore temeva le congiure e ancor di più i cristiani. Così prese a proteggere il mitraismo, un nuovo culto solare originario della Persia praticato dai militari romani proprio per combattere quello cristiano, con cui aveva una certa similitudine. Con il suo favore sorse un Mitreo a Napoli e a Cuma nella cripta romana a uso dei soldati di guardia all’antro della Sibilla.

Il collegio napoletano delle allieve sibille fu chiuso per ordine di Teodora, madre di Costantino il grande, fattasi cristiana a napoli. Destinò l’edificio ad alloggio per i monaci di regola basiliana di San Gregorio Armeno. Il culto delle sibille continuò in modo più discreto fin quasi alla fine dell’impero romano, sebbene proibito a Roma e nelle provincie imperiali dall’imperatore Teodosio, protettore dei cristiani, che nel 389 d.C. ordinò il sequestro di tutte le copie dei libri sibillini nell’impero.

Michelangelo,_sibille,_delfica_01L’ultima sibilla Amaltea rimase tranquilla nell’antro di Cuma e protesse i libri sibillini  originali e rifiutò di consegnarli. Il generale Stilicone mosse da Roma nel 405 d.C. e arrestò la vecchia Amaltea, ma i libri sibillini non vennero trovati, né allora né nei secoli successivi.

Nel 1229 la città di Cuma venne messa a ferro e fuoco dai cattolici di Pozzuoli istigati dai vescovi locali che volevano impossessarsi dei libri, ma invano. L’avventuriero spagnolo Cocceio nel 1500 li cercò scavando nell’antico antro cumano, ma senza successo. Anche l’archeologo Giuseppe Fiorelli, segretario del principe reale Leopoldo di Borbone conte di Siracusa, andò alla ricerca dei Libri Sibillini più volte. Pur non trovando gli originali, incaricò Domenico Bocchini di studiare le copie dalle origini. I suoi sudi vennero ripresi dall’avvocato Giustiniano Lebano.

Le ricerche sui Libri Sibillini attualmente vengono ancora effettuate da studiosi internazionali a Cuma, Napoli, Roma e Firenze.


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