Le parole di Asia Argento e #QuellaVoltaChe il giudizio ha prevalso

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Era il sei ottobre quando le cronache riportavano la notizia pubblicata dal New York Times secondo cui Harvey Weinstein, produttore cinematografico e vincitore di un Oscar al miglior film per Shakespeare in Love nel 1999, avrebbe ricevuto, negli ultimi trent’anni, ripetute denunce per molestie sessuali.

Dopo le accuse, Weinstein, re di Hollywood, co-fondatore della Miramax ed autore insieme al fratello di successi come La vita è bella, ha annunciato che prenderà una pausa dal lavoro.

Sono consapevole che il modo con cui mi sono comportato con alcune colleghe in passato ha causato molto dolore e chiedo scusa“.

Le accuse sono pesantissime e l’inchiesta, per altro molto dettagliata, coinvolge anche le dipendenti della casa cinematografica Miramax, fondata insieme al fratello, anche lui accusato di molestie, ascoltate dagli inquirenti. Nel 2017, aggiunge il New York TimesWeinstein avrebbe offerto anche uno stage a Malia Obama, la figlia maggiore dell’ex presidente americano.

Il giorno dopo, il New Yorker riporta la testimonianza di tre donne che denunciano di essere state violentate da Weinstein. Una di queste era Asia Argento, all’epoca dei fatti ventunenne, e le attrici Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie.

La figlia di Dario Argento doveva interpretare il ruolo di una ladra, Beatrice, nel film B. Monkey – Una donna da salvare, uscito negli Usa nel 1999. A raccontare l’accaduto è Ronan Farrow, figlio biologico di Woody Allen.  Secondo il racconto, l’attrice italiana era stata invitata a un party della Miramax all’hotel di Cap-Eden-Roc, in Costa Azzurra, ma arrivata sul luogo stabilito scoprì che non c’era nessuna festa, trovò invece Weinstein da solo in una stanza con indosso un accappatoio che le chiese di fargli un massaggio.

 

Le campagne sui social: #MeToo e #QuellaVoltaChe

Nei giorni immediatamente successivi, in tutto il mondo è partita l’iniziativa #MeToo, da un’idea dell’attrice Alyssa Milano, una delle protagoniste di Streghe, nota serie tv anni ’90. L’attrice ha invitato le donne a rompere il muro del silenzio, a raccontare storie di violenze per dire: sì, purtroppo è successo anche a me, me too, appunto.

“Se tutte le donne molestate sessualmente o violentate scrivessero ‘Me too’ come status, potremmo dare alle persone un senso della vastità del problema”.

Campagne social anche in Francia e negli Stati Uniti con #balancetonporc e #WomenBoycottTwitter hanno riempito le bacheche di Twitter, di Instagram e di Facebook. Donne che con poche righe hanno voluto raccontare #QuellaVoltaChe si è trasformato in abuso quel mancato rapporto sessuale, quella violenza nel volerlo fare anche se psicologicamente non si era d’accordo. Abuso è la costrizione.

 

#QuellaVoltaChe non ti sei stato zitto

“La cosa più sconvolgente sono le accuse delle donne italiane, la criminalizzazione delle vittime delle violenze”

Ora Asia Argento è in Germania sopraffatta dal clamore mediatico e dall’onda di affetto e di demenza insieme che solo il genere umano sa regalare. A un doveroso “siamo tutte dalla parte di Asia”, un altrettanto becero “perché mai, solo ora, proprio ora. Perché non prima”. Ma prima quando?

Spogliatevi dei panni di animali da tastiera, cliccatori seriali, potenti maghi che tutto sanno e tutto credono di sapere. Spogliatevi e vestitevi dei panni di una piccola giovane donna di vent’anni che, forse, non sa cosa sia il sesso. Calatevi negli anni novanta, tempo in cui la consapevolezza del mondo sotto le lenzuola c’era ma fino a un certo punto. Calatevi nei panni di quella ragazzina. Uscite fuori dalla dimensione del giudizio, costante dei popoli e amica dell’ignoranza. Fuori, da qui dito puntato, da quella voglia di conoscere sempre e comunque le motivazioni.

Fate un esercizio filosofico bellissimo: sospendete il giudizio, per assenza di sensazioni. Perché chi non ha vissuto può solo immaginare come ci si possa sentire. Impotente, indifesa, incredibilmente piccola di fronte a chi è infinitamente più grande, più forte, più potente.

Sospendetevi. Fermatevi. Metti in pausa.

 


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