Le noci di cocco uccidono più degli squali

“Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate”. Il nuovo libro di Mario Tozzi

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Mario Tozzi è un geologo e un divulgatore scientifico, noto anche come autore e personaggio televisivo; da poco ha pubblicato il suo ultimo libro dal titolo “Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate” edito da Einaudi e pone delle domande sulle nostre paure collettive: di che cosa abbiamo paura, quando parliamo di catastrofi? Quali sono le nostre paure ataviche rispetto alla Terra? E perché abbiamo paura quando non dovremmo e non ne abbiamo quando dovremmo?

In effetti ci sono paure collettive profondamente sbagliate; tutti noi temiamo gli squali ma nessuno teme le noci di cocco. Eppure gli squali causano meno di dieci morti all’anno mentre la caduta di noci di cocco causano oltre cento morti all’anno. Sono stati girati molti film sugli squali assassini ma forse non vedremo mai nessun film sul frutto tipico dei paesi caldi. Un altro fenomeno è quello delle scie chimiche; i complottisti sostengono che gli aerei di linea diffondono veleni dai loro reattori, fino a condizionare il clima e assoggettare le nazioni. In realtà si tratta di scie di condensazione del vapore acqueo che i reattori spargono nell’atmosfera. E poi ci sono le paure delle meteoriti, degli extraterrestri mentre pochi si preoccupano delle paure vere, delle catastrofi vere che riguardano il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse, il consumo del territorio, il problema dei rifiuti, gli inquinamenti e l’impoverimento della vita che sono imminenti e potrebbero essere evitate se solo ci comportassimo in modo differente.

Paure fuori luogoAnche i terremoti fanno parte delle nostre paure immotivate; quello che dovrebbe fare davvero paura è il nostro patrimonio edilizio ormai datato, scarsamente mantenuto e poco controllato. Certo, negli ultimi mille anni i terremoti hanno ucciso oltre otto milioni di persone; solo in Cina in tremila anni sono morti tredici milioni di persone ma l’autore ci spiega che in effetti i morti e i danni enormi non dipendono dalle rocce o dalle spaccature, ma dalle costruzioni mal realizzate, dalla mancanza di memoria e dal malaffare. E qui Mario Tozzi riporta molti esempi che si riferiscono proprio al nostro Paese. In ogni Paese a rischio sismico prima o poi si cambia rotta come è accaduto negli Stati Uniti o in Giappone. Un Paese sismico come il nostro (53000 scosse sono state registrate nel 2016) gli interventi riguardano per la maggior parte accorgimenti antisismici. Non dipende solo dal malaffare ma anche da una vera e propria cultura antisismica; ancora non si è pienamente consapevoli che spendere in prevenzione farebbe risparmiare vite e denaro. Il nostro Paese non è esente nemmeno dai maremoti: sul fondo del Tirreno giace il vulcano sottomarino Vavilov che ha già causato maremoti devastanti in passato ma nulla si sta facendo per dotare il Tirreno meridionale almeno di un sistema di allerta. Per non parlare degli smottamenti che avvengono mediamente ogni quarantacinque minuti e muoiono per frane sette persone al mese, ma continuiamo a vivere e costruire nelle stesse aree e vengono fatti condoni dove non si doveva. A Genova ad esempio, nell’autunno del 2011 c’è stata una “bomba d’acqua” che ha causato morti e distruzioni, ma poi si è ricostruito esattamente negli stessi posti ed esattamente nello stesso modo.

La vera paura dovrebbe essere il drammatico cambiamento del clima che sta causando l’uomo con il mercato globale, ma pare che nessuno si preoccupi. “Il sistema alimentare mondiale è una gigantesca macchina le cui emissioni stanno modificando il clima più del traffico veicolare e delle fabbriche. Oltre un terzo dei gas climalteranti proviene dall’agricoltura, e l’allevamento, da solo, contribuisce per il diciotto per cento. Si, le bistecche sono responsabili dell’innalzamento medio delle temperature dell’atmosfera e degli oceani”. Basti pensare che dal 1850 ad oggi è sparito più del cinquanta per cento dei ghiacciai alpini. L’autore nel suo libro fornisce numerosi dati scientifici che confermano questi dati. A causa del cambiamento climatico, si sono verificati eventi metereologici a carattere violento: dal 1970 hanno ucciso due milioni di persone e trecentomila sono morte per la siccità nella sola Etiopia.

C’è un altro dato molto preoccupante: un terzo del cibo che mangiamo dipende dagli insetti ma gli uomini sono responsabili della distruzione di ventisettemila specie all’anno. Le api impollinano il novanta per cento delle piante e la loro estinzione comporterebbe l’estinzione dell’uomo.

Il libro fornisce importanti riflessioni anche sull’acqua, la deforestazione, il cibo spazzatura, i rifiuti prodotti dall’industrializzazione e dal mercato globale: basti pensare che la plastica, forse la scoperta tecnologica più rilevante dall’età dei metalli, è anche la più inquinante; ha inciso notevolmente nel nostro ecosistema, e in appena mezzo secolo, la plastica è diventata essa stessa plancton, con tutte le conseguenze che possiamo immaginare. Queste dovrebbero essere le nostre vere paure, ma continuiamo inspiegabilmente ad ignorarle. Un libro da leggere e tener presente, perché non abbiamo più tempo per minimizzare le vere catastrofi!


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