Le elezioni primarie: un sistema da perfezionare.

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Le consultazioni primarie organizzate dal Partito Democratico per eleggere il proprio Segretario politico, costituiscono una singolarità nel già particolare sistema delle primarie. Le primarie sono state mutuate in Italia dagli Stati Uniti d’America ove è prassi, a tutti i livelli, selezionare i candidati a ciascuna competizione elettorale attraverso un’elezione interna ai singoli partiti. La particolarità delle elezioni tenutesi domenica 30 aprile consiste nel fatto che un partito ha invitato alla competizione elettorale interna non solo i propri iscritti e i propri elettori, bensì tutti i cittadini ossia, teoricamente, anche coloro che non hanno mai votato quello stesso partito. Ancora più singolare è la circostanza che in palio non vi era, come normalmente avviene per le primarie, la possibilità di candidarsi ad una carica elettiva pubblica, bensì l’elezione del Segretario del partito.

La carica di Segretario di partito è tipicamente politica e probabilmente sarebbe meglio che fosse scelto da coloro che in quel partito sono iscritti. Aprire le primarie invece a tutti gli elettori, comporta il rischio che ad eleggere il Segretario siano anche persone che quel partito non lo hanno mai votato, contribuendo così ad approfondire la deriva post-ideologica verso cui naviga inesorabilmente la politica italiana.  E difatti, anche in quest’ultima competizione interna del Partito Democratico, si sono verificati episodi controversi come quello di Nardò, in Puglia, dove la consultazione è stata sospesa a seguito della segnalazione degli stessi esponenti locali del partito in quanto il seggio era stato “preso d’assalto” da persone che notoriamente votavano la destra.

Il sistema delle primarie non è molto diffuso nel mondo ed è utile soprattutto nelle democrazie in cui vige un sistema elettorale maggioritario uninominale: ciascun partito individua il proprio candidato di un collegio attraverso una  selezione interna basata su elezioni domestiche. Negli Stati Uniti d’America questo è il sistema per scegliere non solo i competitori per il Senato o per la Camera dei Deputati, ma anche per determinare il candidato alla sua massima carica politica, quella di Presidente.primaries-620x430 In Europa invece, fino a pochi anni fa, era un sistema quasi sconosciuto: è stato proprio il Partito Democratico italiano a utilizzare questo metodo preliminare di scelta delle candidature sia per le elezioni politiche nazionali che per le elezioni amministrative. Le primarie sono state utilizzate anche per individuare il candidato premier, sebbene il nostro sistema costituzionale in realtà non obblighi il Presidente della Repubblica a nominare il vincitore delle primarie come Presidente del Consiglio incaricato, qualora il suo partito risulti poi vincitore delle elezioni politiche.

Si tratta evidentemente di una competizione esclusivamente interna ad un partito, sicuramente significativa se svolta secondo regole chiare. La numerosa partecipazione che si è registrata anche in quest’ultima tornata del 30 aprile è sicuramente un segno positivo: dimostra, comunque la si pensi, che esiste un interesse per la politica in un periodo in cui invece sembra prevalere un’avversione dei cittadini nei confronti dei partiti. Recarsi al seggio, pagare un obolo, seppur simbolico di 2 euro, in una giornata di sole che indurrebbe più ad una gita fuori porta, è un’espressione di partecipazione che va sicuramente rispettata. Al contrario di quanto affermato da alcuni, risulta molto meno significativo il voto espresso attraverso un click in rete che non richiede nemmeno lo “sforzo” fisico di uscire da casa e sulla cui consapevolezza possono sorgere diversi dubbi.  E’ quindi irrispettoso deridere questo esercizio particolare di democrazia solo per il fatto che viene organizzato da un competitore politico ed elettorale.untitled

Eppure, una riflessione sulle modalità di organizzazione delle primarie in Italia può essere fatta. Le primarie “aperte”, come appunto quelle che si sono svolte per individuare il Segretario politico del Partito Democratico, comportano senza dubbio il rischio di un voto inquinato dalla partecipazione di persone che non si rispecchiano nei valori di quel partito, che non lo hanno neppure mai votato e che, in sostanza, non avrebbero alcun titolo a scegliere i rappresentanti del partito stesso. Sarebbe opportuno, pertanto, innanzitutto che il sistema delle primarie venisse adottato da tutti i partiti: l’universalità politica lo renderebbe sicuramente più significativo come strumento di esercizio della democrazia. Inoltre occorrerebbe che vi fosse un registro degli iscritti alle primarie, ossia la possibilità per ciascun elettore di registrare il proprio nominativo negli elenchi dei sostenitori di un partito; i registri dovrebbero essere pubblici, per evitare che un soggetto si iscriva in liste di partiti diversi, fermo restando la possibilità per ciascuno di cancellarsi dagli elenchi di una forza politica per iscriversi a quelli di un’altra. Le primarie andrebbero svolte esclusivamente come metodo di scelta dei candidati a cariche elettive, restando invece compito degli iscritti a un partito quello di votare i propri organi interni: si renderebbe così più trasparente e credibile questo meccanismo di individuazione delle candidature.

Se libertà è partecipazione, come cantava Giorgio Gaber, occorre creare le condizioni perché la partecipazione sia realmente libera e consapevole, anche e soprattutto in elezioni molto delicate, perché sottratte al controllo degli organi statali e giurisdizionali a ciò deputati, quali appunto le elezioni primarie.


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