L’attualità di Dante. Iniziazione alla Commedia

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di Patrizia Sereno

Quella con Gianni Vacchelli è stata una vera e propria “iniziazione”. Tre giovedì di seguito, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, mi hanno fatto capire come, seppur credessi di conoscere Dante e la sua Commedia, mi mancasse “l’illuminazione”. “Illuminazione” che mi è arrivata grazie alla full immersion che ha avuto il prof Vacchelli come mattatore e che mi ha introdotto ad una nuova lettura, a un nuovo, entusiasmante, travolgente metodo di lettura dell’opera del Sommo.

l-attualita-dell-esperienza-di-danteE’ questa esperienza che mi spinge, oggi, a consigliare la lettura del libro “L’attualità dell’esperienza di Dante. Un’iniziazione ala Commedia”, di Gianni Vacchelli. Un’opera per chi ama Dante, ma anche per chi crede di non amarlo. Un’opera per chi ritiene di conoscere Dante, ma anche per chi vuole iniziare un cammino di conoscenza.

Certo, sarebbe l’optimum se tutti riuscissero ad arrivare al testo di Vacchelli dopo aver assistito a qualcuna delle sue lezioni-conferenze. Sì, perché Vacchelli legge Dante, interpreta Dante, vive Dante. E ce lo fa leggere, interpretare, vivere.

            Per darvi un’idea di cosa abbia rappresentato per me l’incontro con il Dante di Vacchelli spulcio gli appunti che di getto ho buttato giù, alla maniera matta e disperatissima di Leopardi, durante le tre lezioni-conferenza che, alla fine dello scorso anno scolastico, ho potuto concedermi quando ancora vivevo a Legnano. Si tratta di passaggi – tre in estrema sintesi – della riflessione guidata dal prof Vacchelli.

            Che cos’ha da dirci oggi Dante? Egli vive nel “tempo grande”, il tempo che supera la cronologia. L’uomo di Dante si costruisce via via. E il suo è il POEMA della VITA. Perché Dante, come tutti noi, ha dentro Inferno, Purgatorio e Paradiso. Una lettura mistico-politica ci permette di impiegare la Commedia come “libro sapienziale”, per riscoprire la dignità dell’uomo. Anche oggi viviamo nel “tempo della selva oscura”, una selva oscura collettiva: dentro di noi vivono e si agitano grandi paure. Siamo “uomini sgretolati”. Nel primo canto della Divina Commedia c’è tutta l’opera. C’è il grido di Dante che vuole essere vivo. C’è Dante che rappresenta se stesso e l’umanità. L’uomo ha diritto alla pienezza. L’uomo integrale è Cristo. Il segreto per tenere insieme amore e ragione (l’opposto) è la Trinità.

            Canto V: una tessera del mosaico dantesco. Nel cuore della Commedia il tema dell’amore, centro costitutivo dell’opera d Dante Alighieri. L’uomo si realizza quando conosce ed ama. Dante è il poeta delle relazioni. Siamo di fronte ad un canto eccelso. La cifra dell’Inferno è studio\amore. Un binomio su cui è costruita la Commedia. Richiami: IV Libro dell’Eneide (Enea d Didone), Cantico dei cantici. Nel Dante pensiero si possono tenere insieme amore e passione con la ragione. Eccoci di fronte a questioni pulsanti in ciascuno di noi. Dante è un ricercatore di se stesso, non un giudice severo. I personaggi sono specchi in cui il Poeta studia se stesso. I guardiani del suo Inferno sono parti di noi. Questi mostri ci appartengono. La Commedia diventa, così, un grande manuale della vita interiore. Paolo e Francesca sono due simboli di un certo modo di amare. In particolare, Francesca, donna, è il primo grande personaggio che Dante incontra nell’Inferno. Il canto V è pieno zeppo di erotismo. L’amore tra Paolo e Francesca è incompleto: manca, infatti, della ragione. L’uomo dantesco è cuore, cervello, pancia. E la ragione ha il diritto di veto.

Canto XXXIII: siamo nell’abisso del cuore umano. La tragedia è straordinariamente teatrale. L’immaginazione è cinematografica. Il climax è: tragedia interiore di un uomo, tragedia familiare, tragedia politica. Siamo al cospetto di Ugolino che era stato il signore di Pisa. Ed è qui che troviamo <l’Inferno delle istituzioni>. In questi versi c’è l’esplorazione del rapporto padre\figlio, uno dei temi cruciali di Dante che, innanzitutto, si rapporta al “padre” Virgilio. Ugolino rappresenta l’ultimo incontro infernale di Dante. I dannati successivi, infatti, non parlano. Francesca e Ugolino: la tragedia dell’amore e la tragedia dell’odio. Esperienza è la parola cruciale in Dante. Egli ha gli atri dentro di sé. Quello del XXXIII canto non è solo un episodio della cronaca del tempo, ma una figurazione dell’uomo. Il canto è “a due velocità”: la tensione massima è presente nei primi 90 versi. Quella parte che potremmo chiamare “il canto dei figli di Ugolino”. Dante ha creato un personaggio complesso. Anche Ugolino per il Poeta diventa uno specchio: quello in cui si riflette la possibilità che la nostra capacità di amare si inceppi.

Non vi sembri il mio un ragionar folle. Ho tentato, attraverso “squarci di luce”, di comunicarvigianni-vacchelli cosa sia stato per me l’incontro con Gianni Vacchelli e con la sua inquadratura di Dante. A voi la libertà di cercare una forma di incontro dello stesso genere attraverso la lettura del suo scritto “L’attualità dell’esperienza di Dante”.


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