L’Aquila centro. Visita al reparto rianimazione.

La settimana scorsa, in un pomeriggio freddo ma baciato dal sole, sono stato insieme a mio figlio a fare visita ad una malcapitata molto speciale… L’Aquila città. Erano circa le 16 e dal terminal bus ci siamo incamminati su per il centro storico, fino al suo cuore: Piazza San Bernardino, i “4 Cantoni”e Corso Vittorio Emanuele con i portici ingabbiati dai puntellamenti.

Lungo tutto il percorso ci hanno accompagnato i rumori dei vari cantieri attivi. Rumori striduli di trapani, montacarichi che sollevavano le più disparate cose, carpentieri che martellavano sulle assi di legno. Le strade erano pressoché deserte, l’unico segno di umanità erano le voci degli operai che si rincorrevano tra gli androni degli antichi palazzi feriti e lacerati da quel lontano 6 aprile 2009.

Quel pomeriggio è stata una propizia occasione per parlare del nostro rapporto con i luoghi. Ogni fase della mia vita e adesso anche della sua, ormai trentenne, è legata ad un posto diverso: infanzia, adolescenza, lavoro ecc… Mentre facevamo queste considerazioni e ci scambiavamo le reciproche idee era ormai calata l’oscurità.

Ci siamo ritrovati così fermi, in silenzio per qualche minuto, in un vicolo sconquassato dal terremoto e dai cantieri. I rumori della ricostruzione avevano lasciato spazio a un silenzio ancora più assordante, che faceva male. Intorno a noi da un lato il buio spettrale ed un silenzio da incubi, dall’altro in alto i fari che illuminano la piazza di San Bernardino che facevano pensare ad un barlume di vita.CITTA-3-CINS-800x445

In quegli istanti mi è balenata in mente l’immagine di quando si sta in ospedale davanti ad un reparto di rianimazione. Non so se avete mai potuto osservare e riflettere gli atteggiamenti che generalmente si hanno in quelle situazioni, mentre si sta in trepidante attesa di conoscere il destino di un familiare o persona cara ricoverato, per esempio, dopo un evento tragico come un incidente.

Così, in quella situazione sono affiorate nella mia mente le medesime domande, sensazioni e dubbi. Ne elenco alcune: come è potuto succedere? Si poteva evitare? Che bei momenti abbiamo vissuto con lei… e anche quante sofferenze! Però era bella! Si che era bella! Ma quando si riprenderà che segni porterà su di se? Sarà forse e probabilmente un’altra! Gli vorrò ancora bene?

Poi ancora… quando tempo durerà questa sofferenza fino alla completa guarigione? Sono quasi 8 (otto) anni che sta così. Sicuro che stanno facendo tutto il possibile? Saranno veramente in grado di risolvere questa difficile situazione o ci stanno nascondendo le difficoltà? Mica possiamo attendere in eterno! Altrimenti saremo prima noi ad andarcene al creatore!

Prima di tornare indietro ci siamo detti che la speranza doveva avere il sopravvento in noi. Si era fatto tardi, abbiamo lasciato la nostra cara malcapitata in rianimazione, gli abbiamo fatto tanti auguri per una completa ripresa e ci siamo avviati al ritorno. Ma lo sapete bene come è la vita, anche nei momenti di angoscia e di tristezza a volte ti ricorda che esiste il lato leggero e ti strappa un sorriso. Infatti ad un certo punto la strada era sbarrata da un cancello, solo allora ci siamo resi conto di aver camminato dentro a un cantiere. Gli operai andando via avevano chiuso senza accorgersi della nostra discreta presenza. Per fortuna abbiamo potuto approfittare di un monticello di macerie e di un’asse di legno e siamo così riusciti a scavalcare l’ostacolo riguadagnando la meta.

Tornato a casa immaginavo cosa sarebbe successo se, mentre stavamo scavalcando la recinzione, fosse passata una pattuglia delle forze dell’ordine o ci avesse visto qualcuno. Già immagino i titoli “bloccato sciacallo tra le macerie addirittura con il figlio” e su facebook “vogliamo il nome.. ergastolo. bell’esempio..” Vallo a spiegare che ero andato a far visita ad una amica speciale in rianimazione! E non avevo con me neanche un mazzo di fiori come alibi!

Come diceva il grande Ennio Flaiano: la situazione è grave ma non è seria!

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