Nell’Europa del XXI secolo, in Russia – seppure in una sua Repubblica autonoma, la Cecenia – a quanto pare esiste una prigione in cui vengono inclusi gli uomini che hanno un “dubbio orientamento sessuale”. Da un’inchiesta del giornale Novaya Gazeta e dalla denuncia di una rete di attivisti di San Pietroburgo, è emersa l’esistenza di un vero e proprio lager dove sono praticate torture nei confronti degli omosessuali, tre dei quali sarebbero addirittura morti.

Ripugna pensare che, ciclicamente nella storia dell’umanità, si torni a parlare di campi di concentramento e di prigioni in cui si pratica la tortura. Ancora più allucinante, per certi aspetti, è la dichiarazione del portavoce del Presidente ceceno che ha negato l’esistenza di questa prigione sul presupposto che «in Cecenia gli omosessuali non esistono». È un’affermazione che fa rabbrividire, perché sembra preludere a una negazione dell’esistenza degli omosessuali, quasi a una volontà di procedere alla loro cancellazione, per di più in una zona del mondo dove è diffusa, nel tessuto sociale, la tradizione che gli omosessuali devono essere uccisi dagli stessi familiari a meno che non si diano alla fuga.  Non si può fare a meno di pensare alla “soluzione finale” di Hitler che puntava allo sterminio completo del popolo ebreo.

Ci eravamo illusi che, con la fine della seconda guerra mondiale e la caduta del regime nazista, non potessero essere più impiantati lager in cui si tengono rinchiuse le persone semplicemente in base all’orientamento razziale, politico o addirittura sessuale. Invece i ricorsi storici puntualmente chiedono il conto, e anche negli ultimi settant’anni numerosi sono stati gli esempi di campi di sterminio come i gulag sovietici o le prigioni sudamericane delle dittature fasciste. Purtroppo, anche da parte di Stati in cui vige una democrazia saldamente ancorata a principi costituzionali di rispetto della persona umana nelle sue molteplici espressioni, non sono mancati casi di prigioni-lager: si pensi di recente ad Abu Ghraib e alle terribili immagini delle sevizie in danno di detenuti iracheni da parte dei soldati americani.cecenia

Queste vicende ci inducono a ritenere che la lotta per i diritti civili non è affatto scontata, anche in Paesi dove apparentemente vigono le più ampie garanzie democratiche: è necessario tenere la guardia alta sulla tentazione , ormai sempre più frequente, di un’omologazione dell’Uomo ad archetipi definiti dal pensiero maggioritario che tende ad annientare tutto ciò che è diverso, relegandolo a una sorta di errore della natura, di una malattia, di un refuso da correggere ove possibile, altrimenti da eliminare. E non è necessario andare tanto lontano per constatare le resistenze all’affermazione di alcuni diritti della persona: anche in Italia, troppe sono state le difficoltà incontrate per affermare principi quali la parità di diritti per le coppie omosessuali rispetto a quelle eterosessuali, mentre ancora non ci siamo dotati di una legge contro l’omofobia. Certamente, nel nostro Paese, lo Stato non ha praticato persecuzioni violente nei confronti delle persone di orientamento sessuale diverso, ma non possiamo negare che in molta parte dell’opinione pubblica la semplice affermazione di diritti per le coppie di fatto, per esempio, ha fatto molta fatica ad imporsi. Tutti si indignano di fronte alle notizie proveniente dalla Cecenia, alle torture che sono praticate in quel lager, eppure, allo stesso tempo, la foto di due persone dello stesso sesso che si tengono per mano ancora risveglia, in troppi, pericolosi istinti omofobi.

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Il riconoscimento di diritti che appartengono alle minoranze di qualsiasi tipo caratterizza il tasso di democraticità di un regime politico; laddove invece, la legislazione o il potere costituito si conformano esclusivamente al pensiero della maggioranza, soprattutto in tema di diritti civili, il rischio di una svolta autoritaria e fascista è dietro l’angolo. La Russia dimostra di essere ancora una democrazia fragile: tanti i casi di discriminazione verso chi la pensa diversamente – quanti giornalisti oppositori del governo sono stati uccisi in circostanze sospette –  e continue sono le dimostrazioni di intolleranza nei confronti di qualsiasi tipo di minoranza.

L’obiettivo di una pacifica convivenza di tutti gli uomini nel rispetto delle diversità di genere deve fare ancora molta strada: l’affermazione dei diritti della persona, anche i più elementari, richiede ancora troppe battaglie per poterci definire, allo stato, davvero degli esseri evoluti.


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