“La vita promessa”: i mafiosi del sud e i finanzieri del nord. TV e Dintorni

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Questa settimana  ha preso il via la nuova fiction di RAI1: la vita promessa. Dopo le prime due puntate le nostre valutazioni

Innanzitutto i dati Auditel: la prima puntata, andata in onda domenica 4.904.000 spettatori pari al 23.5% di share. La seconda puntata di lunedì ha confermato, con dati in aumento, il successo con 5.700.000 spettatori e uno Share del 26,1%.  Successo meritato o tema,  quello dell’ immigrazione, di moda e quindi ruffiano?

Le interpretazioni ci sono sembrate da “sceneggiata napoletana”, pochi gli spunti originali  e lo stereotipo del “meridionale mafioso” stra usato e abusato. Almeno in questa prima parte sembra che si voglia dare a tutti i costi l’idea che gli italiani abbiano importato soprattutto mafia a camorra in terra americana e che era facile, con le raccomandazioni, aggirare le rigidissime visite sanitarie, le schedature e le espulsioni di malati e vecchi e in generale tutti quelli che non avrebbero potuto essere produttivi. La Napoli descritta è una Napoli dove  “‘o malament” uccide la sua donna, tenutaria di un casino dove affitta anche delle camere a chi aspetta la nave per l’America, e dove ci si amala di collera.

Ricapitoliamo: Sicilia mafiosa, Napoli camorrista e malata ( da rimarcare il fatto che gli spostamenti, dei vari personaggi, tra la Sicilia e Napoli avvengono con una facilità incredibile. Anche quelli in America del capomafia avvengono in tempi brevissimi per l’epoca)

Nel Condominio della “little Italy” dove elogeranno i Carizzo , nel frattempo diventati Rizzo, un via vai di mafiosi e camorristi, non manca la ragazzina “facile”che se la fa con tutti ( non vi ricorda per caso “C’era una volta in America?” ovviamente in tal caso sarebbe una brutta copia).

Insomma “brutti e cattivi” gi immigrati del  sud, e i buoni? L’unico sinora incontrato ( a parte il poliziotto assassinato da conterranei) è un ricco finanziere che aiuterà la famiglia perché innamorato della madre. Da dove viene il ricco e buono? Dal Nord Italia, Come Volevasi Dimostrare. Non vogliamo dimenticare la figura del Veneto sposato per procura dalla protagonista per poter sbarcare in America) , facilone e ubriacone ( altro stereotipo)

Addirittura alla famiglia protagonista, dopo le visite, viene sbagliato il cognome e cosi rimane al momento di prendere la cittadinanza americana. Basta farsi un giro sul sito https://www.libertyellisfoundation.org/  per vedere i registri originali di sbarco dei nostri immigrati: nave che li ha trasportati, luogo di provenienza, nomi, parentele, destinazione, con opzioni a pagamento sono ancora accessibili altri dati, come ad esempio il danaro che avevano in tasca.

Dai registri originali di
Ellis Island ( luogo di sbarco degli immigranti Italiani).
Foto da una ricerca dell’autore dell’articolo .
Foto 1
Dai registri originali di
Ellis Island ( luogo di sbarco degli immigranti Italiani).
Foto da una ricerca dell’autore dell’articolo .
Foto 2

Le visite mediche erano un filtro che spesso separava per sempre nuclei famigliari, poco credibile che facessero passare persone con disturbi mentali. Se si vuole vedere un film, fatto bene, che si è occupato in maniera seria e documentata di questo argomento consigliamo Nuovomondodi Emanuele Crialese del2006.

Si resta perplessi anche all’ascolto dei dialoghi, la dove viene usato il siciliano, il napoletano o altri dialetti, a nostro parere le forzature, e ancora una volta, i stereotipi,  sono tanti e non passano inosservati. Inoltre la traversata transoceanica della nave ( non si capisce in quanti giorni) avviene  tutta con un mare cosi piatto da camminarci sopra.  Bella la protagonista … ma sempre perfettamente truccata, anche in nave. Nutriamo seri dubbi che una donna, con una marea di figli, con problemi economici, in una situazione di lutto prima e di persecuzione e fuga poi, potesse avere tempo e voglia di imbellettarsi. Inverosimile il ritrovamento casuale della figlia in America, cosi come la sua miracolosa guarigione da una fase terminale per collera a Napoli.  Vedremo nelle altre due puntate cosa mamma ci riserva, da quanto  si può intendere da queste due puntate il cattivo siciliano, con la complicità del cattivo siciliano capomafia in America, arriverà sin li per vendicare lo smacco di essere stato rifiutato  (anche se dai flashback non sembrerebbe sia andata proprio cosi), potremo forse assistere a un riscatto sociale e vedremo se ci sarà un lieto fine. Non sapiamo quale fosse l’intento dello sceneggiatore, forse quello di raccontare la nostra “immigrazione in terra americana” in un momento in cui si parla cosi tanto di altra immigrazione, il fatto è che il   prodotto che ne è venuto fuori è certamente un calderone di ovvietà e di già visto, con un’immagine del Sud e dei sui abitanti  che ci siamo stancati di  vedere sbattuta sul grande e piccolo schermo.

Certo è che quando si chiamavano Sceneggiati le Fiction erano più vere.

Una nota per un’ altro programma RAI, questa volta della seconda rete: Rocco Schiavone.
In attesa della seconda stagione, in onda ad ottobre, ci sono state riproposte le puntate della prima. Qui mi devo ricredere. Avevo evitato di vederle quando sono andate in prima Tv, personaggio troppo negativo e scorretto per i miei gusti. Non poteva essere diversamente essendo un FANS ante litteram di Montalbano ( a partire da quello cartaceo) . Devo invece dire che è un prodotto ben confezionato con un interprete bravo (Marco Giallini)  che ha fatto suo un personaggio per niente facile, ne riparleremo presto.

Dimenticavo…un consiglio alla produzione di “La vita promessa”: per eventuali prossimi dialoghi in siciliano citofonare “Camilleri”.

 

 

 


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