La vicenda di Macerata e i sintomi di un Paese malato

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La vicenda di Macerata, intrisa di tutti i sintomi devianti che il nostro Paese sta attraversando, è spiegabile e ha una lettura che purtroppo una parte della nostra classe politica si rifiuta di fare.

Non è sempre corretto citarsi ma non penso che attraversare l’Italia spiegando che le periferie non sono più quelle urbane che abbiamo sempre immaginato, almeno non solo, ma soprattutto è quella parte del Paese che si sente trascurata, fuori dalle dinamiche economiche e sociali che una società contemporanea può mettere in campo. Siamo stati visionari? Non lo penso nemmeno lontanamente, forse siamo stati capaci di darne una lettura seppur alternativa.

Macerata è una di quelle periferie che nell’immaginario collettivo non lo è. A torto secondo noi e lo abbiamo spiegato più volte. Tutto ciò che non luccica è periferia, questo sosteniamo da sempre. Bisogna capovolgere i punti di vista, una volta e per sempre. Investire dove non si prevede di farlo, quella è la direzione. Periferia non è solo una delle nostre parole chiave, è la parola chiave. E’ lì che bisogna costruire con infrastrutture, servizi, cultura, in luoghi di aggregazione. Insomma civiltà da recuperare.

Macerata ha cominciato e prima che sia troppo tardi, ne dobbiamo fare una questione di vita o di morte.


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