La stampa italiana è nata a Napoli

Le fonti storiche datano al 1631 la pubblicazione del primo giornale d'Italia - La Gazzetta di Napoli -, anticipando di tre anni quella di Mantova

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La Gazzetta di Napoli venne fondata nel 1631 in via Monteoliveto, in un terraneo del palazzo dei Duchi Carafa di Maddaloni. Contemporanea de La Gazette di Parigi, il giornale più antico del territorio italico avendo anticipato la pubblicazione di ben tre anni della Gazzetta di Mantova, fondata nel 1664.

La Gazzetta di Napoli originariamente venne diretta dal “gazzettiere” Domenico Antonio Parrino, libraio ed editore a Santa Maria la Nova. Le uscite del giornale all’epoca erano settimanali, ed era sovvenzionate dal governo vicereale spagnolo. Dal 1681 il giornale divenne organo ufficiale di stampa di Napoli per conto del Supremo Tribunale d’Appello, la Real Camera di Santa Chiara. Le pubblicazioni vertevano su fatti di cronaca giudiziaria ed erano sotto la censura vescovile del Tribunale ecclesiastico della Real Nunziatura pontificia nonché sotto l’indiretta vigilanza della Santa Inquisizione e della Censura vicereale.

Con l’insediamento sul trono di Carlo III di Borbone la Gazzetta ebbe sede nella stamperia di Palazzo Reale in via Monte di Dio, sotto la direzione del napoletano Francesco Ricciardi, tipografo e Regio Impressore.  Nel 1741 la direzione passò al napoletano Vincenzo Flauto, tipografo e poeta arcade, che in quell’anno inserì una rubrica letteraria dove trovavano posto novelle e notizie teatrali. Venne così dato spazio alle innovazioni attuate dal sovrano, Ad esempio nel foglio numero 6, dove venne annunciata la solenne abolizione – avvenuta nel Municipio di San Lorenzo – dei veti dell’Inquisizione che permise libero accesso agli ebrei in tutto il Regno con libertà di culto, di matrimonio, di residenza e di lavoro.

Un giornale davvero moderno, La Gazzetta: oltre che riportare fatti di cronaca, annunciava matrimoni e nascite reali, fiere e necrologi, segnalava feste religiose, civili e militari, ma scriveva anche di fondazioni di opere pubbliche, di strade, e si occupava di eventi speciali come l’arrivo di ambasciatori esteri. Pubblicizzava aperture di locande, caffè e taverne, tenendo gli elenchi aggiornati anno per anno. Dispensava inoltre notizie utili per i viaggiatori del Regno, ma anche curiosità, come la notizia che in una calda mattinata di luglio Raimondo de Sangro aveva traversato il golfo con la sua famosa carrozza anfibia. Dava lustro anche alla vita artistica, teatrale e letteraria della Città.

Dal 1775 al 1798 il nuovo direttore della Gazzetta di Napoli fu il padre somasco Giovanni Della Torre, direttore della Galleria e Biblioteca Reale di Capodimonte, nonché membro dell’Accademia Ercolanense di Portici e direttore della Real Stamperia di Napoli. Sotto la sua direzione il giornale ebbe energico impulso con puntuali pubblicazioni di notizie sui progressi degli scavi archeologici.

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Il 2 febbraio 1799 La Gazzetta di Napoli si trasformò in Il Monitore napolitano. Bisettimanale – usciva il sabato e mercoledì – era l’organo ufficiale di stampa della Repubblica Napoletana, ed era diretto da Eleonora Pimentel de Fonseca.  Dopo la breve parentesi repubblicana, nel 1800 il giornale prese il nome di Il Corriere di Napoli, sempre bisettimanale, direttore il napoletano Emmanuele Taddei. Poi, dal 1806 al 1815, sotto il regno murattiano, il giornale napoletano cambiò ancora intestazione: divenne Il Monitore delle Due Sicilie, con uscite quotidiane, direttore lo stesso Taddei. Nel 1816 con la restaurazione dei Borbone, legittimi sovrani, divenne Il Giornale delle Due Sicilie, quotidiano e organo ufficiale del Regno, direttore sempre Taddei, che rimase in carica fino al 1837.

Nel 1831 il giornale celebrò i 200 anni di vita, nonostante i vari cambi di intestazione.

Il Giornale delle Due Sicilie annoverò tra le sue firme giornalisti e scrittori come Domenico Anzelmi, Enrico Cardone, Emmanuele Rocco, Giuseppe Portaluppi, il romanziere Francesco Mastriani. L’antesignano della stampa italica fu fatto definitivamente morire nel settembre 1860, anno funesto in cui cessò le sue pubblicazioni.

Ancora oggi il suo primato viene sistematicamente ignorato.


Tutti i numeri di Gazzetta di Napoli, dal 1631 in poi, sono conservati nella Biblioteca di Storia Patria del Maschio Angioino, già Real Biblioteca dell’Esercito borbonico.


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